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NORMATIVA

La tassa sulle gare ha l’ok della Consulta

di Rossella Calabrese

Respinti i ricorsi per illegittimità costituzionale contro il contributo destinato all’Autorità di vigilanza

Vedi Aggiornamento del 02/04/2010
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03/08/2007 – La tassa sulle gare, essendo una risorsa necessaria “per il funzionamento di un organo quale l'Autorità, chiamata a svolgere una funzione di vigilanza sui lavori pubblici «unitaria a livello nazionale», sono riconducibili alla categoria delle entrate tributarie statali, di cui soddisfano i principali requisiti”. Con la sentenza n. 256 del 6 luglio 2007 , la Corte Costituzionale ha respinto il ricorso della Provincia autonoma di Bolzano e della Regione Piemonte contro i commi 65 e 67 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Finanziaria 2006), che ha dato all’Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici, la possibilità di istituire, per coprire i costi del proprio funzionamento, un contributo da parte degli operatori economici che partecipano alle gare d’appalto. Secondo gli enti locali, tali norme sarebbero lesive delle competenze legislative e dell’autonomia finanziaria delle Regioni e Province autonome. Inoltre, le medesime norme, stabilendo che la determinazione delle entità e delle modalità di versamento delle contribuzioni è compiuta dall'Autorità, recherebbero vulnus alle competenze amministrative regionali in materia di lavori pubblici. Le stesse norme sarebbero inoltre illegittime in quanto attribuiscono all’Autorità il compito di fissare entità e modalità di versamento delle contribuzioni, senza individuare alcuna forma di collaborazione con le Regioni, nonostante la relativa delibera incida su funzioni amministrative regionali. La Provincia autonoma di Bolzano deduce, altresì, che il comma 67 violerebbe le proprie competenze statutarie nella materia dei lavori pubblici di interesse provinciale. Le questioni di illegittimità – secondo la Consulta - non sono fondate. Le norme denunciate – spiegano i giudici -, benché abbiano ad oggetto la determinazione e la disciplina dei contributi imposti ai soggetti sottoposti alla vigilanza dell'Autorità per i lavori pubblici, non attengono ad una materia spettante alla competenza regionale residuale (e provinciale ex art. 10 della legge costituzionale n. 3 del 2001), quale sarebbe, secondo le istanti, la materia dei lavori pubblici. Anzitutto, la Corte ribadisce che – contrariamente a quanto sostenuto dalle ricorrenti – la mancata inclusione dei lavori pubblici nella elencazione dell'art. 117 della Costituzione non implica che essi siano oggetto di potestà legislativa residuale delle Regioni. Si tratta, infatti, di ambiti di legislazione che non integrano una vera e propria materia, ma si qualificano a seconda dell'oggetto al quale afferiscono e pertanto possono essere ascritti di volta in volta a potestà legislative esclusive dello Stato ovvero a potestà legislative concorrenti (sentenza n. 303 del 2003). Le disposizioni censurate perseguono il principale obiettivo, nel quadro dei crescenti vincoli posti alla finanza pubblica, di riduzione della spesa, mediante il trasferimento sui soggetti, privati e pubblici, sottoposti al controllo dell'Autorità per la vigilanza sui lavori pubblici dei costi di funzionamento della stessa, fino ad ora interamente a carico del bilancio statale. Pertanto, le norme in questione stabiliscono un meccanismo di autofinanziamento dell'Autorità, cui attribuiscono il potere di identificare, con proprie delibere, i soggetti tenuti alla contribuzione e di stabilire l'entità della contribuzione e le modalità del versamento. Le norme censurate, in quanto recanti la disciplina di contributi riconducibili alla categoria dei tributi statali, costituiscono, dunque, legittimo esercizio della competenza statale esclusiva in materia di «sistema tributario e contabile dello Stato» (art. 117, secondo comma, lettera e, della Costituzione).

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