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PROFESSIONE

Qualifiche professionali: all’esame le norme per il riconoscimento

di Rossella Calabrese

Il provvedimento disciplina la prestazione di servizi professionali nel diversi Paesi dell’Unione Europea

Vedi Aggiornamento del 24/10/2008
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25/09/2007 - È all’ordine del giorno di oggi l’esame, da parte delle Commissioni Giustizia e Attività produttive della Camera, dello Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva 2005/36/CE, del Parlamento europeo e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. Il Titolo II, Capo I dello schema di decreto disciplina la libera prestazione di servizi, stabilendo che essa non può essere limitata “se il prestatore è legalmente stabilito in un altro Stato membro per esercitarvi la corrispondente professione”. Lo stesso vale “in caso di spostamento del prestatore; in tal caso, se nello Stato membro di stabilimento la professione non è regolamentata, il prestatore deve aver esercitato tale professione per almeno due anni nel corso dei dieci anni che precedono la prestazione di servizi”. Inoltre, “in caso di spostamento, il prestatore è soggetto alle norme che disciplinano l’esercizio della professione che è ammesso ad esercitare, quali la definizione della professione, l’uso dei titoli e la responsabilità professionale connessa direttamente e specificamente alla tutela e sicurezza dei consumatori, nonché alle disposizioni disciplinari applicabili ai professionisti che, sul territorio italiano, esercitano la professione corrispondente”. Il Capo II illustra gli adempimenti necessari per l’esercizio della prestazione di servizi temporanea e occasionale (artt. 9-15). Il prestatore deve comunicare il proprio spostamento all’autorità competente (il Ministero della Giustizia per le professioni per le quali è obbligatoria l’iscrizione in Ordini, Collegi, albi ecc.; per le professioni di architetto, pianificatore territoriale, paesaggista e conservatore, il ministero competente è quello dell’Università e della Ricerca). La dichiarazione comporta l’iscrizione automatica in una apposita sezione degli Albi dello Stato ospitante. Nel caso in cui ci siano delle differenze consistenti tra le qualifiche professionali del prestatore e la formazione richiesta dalle norme nazionali, tali da nuocere alla sicurezza o alla sanità pubblica, può essere richiesto il superamento di una prova attitudinale. Al destinatario della prestazione deve essere assicurata la completa informazione. Il Titolo III, Capo I disciplina il riconoscimento in regime di stabilimento: per valutare la domanda inoltrata dall’interessato, l’autorità competente convoca una conferenza di servizi e, in caso positivo, emette entro tre mesi un decreto di riconoscimento. Il Capo II fissa le regole per il riconoscimento dei titoli di formazione, disciplinando i livelli di qualifica e le condizioni per il riconoscimento. Qualora la formazione del Paese di provenienza sia molto diversa rispetto a quella del Paese di stabilimento, sono previste misure compensative, quali tirocinio di adattamento e prova attitudinale. L’articolo 25 introduce le “piattaforme comuni” per il riconoscimento, alla cui elaborazione partecipano le autorità competenti, “sentiti, se si tratta di professioni regolamentate, gli Ordini, i Collegi e le Associazioni di categoria rappresentative sul territorio nazionale”. Sono rappresentative le associazioni costituite da almeno 4 anni, che abbiano un ordinamento democratico, senza scopo di lucro, che rappresentino attività professionale precisamente identificate. Devono, inoltre, tenere un elenco degli iscritti aggiornato annualmente ed essere diffuse su tutto il territorio nazionale.

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