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A Como ‘Space after Space’ di José Dávila
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A Como ‘Space after Space’ di José Dávila

di Cecilia Di Marzo

L’artista messicano che simula le strutture preesistenti

16/10/2007 - Lo spazio per l’arte contemporanea Borgovico 33 di Como ha promosso Direct Architecture. Politics and Space, un progetto a cura di Marco Scotini della durata di un intero anno in cui sono proposte quattro mostre personali, affidate ad altrettanti importanti artisti internazionali, che focalizzano la propria attenzione sulle strategie di riappropriazione della città contemporanea . Maria Papadimitriou, Santiago Cirugeda, José Davila, Vangelis Vlahos sono stati invitati a immaginare uno spazio urbano flessibile, collettivo e temporaneo e a produrre, dentro l’affascinante sede dell’ex chiesa seicentesca sede dell’Associazione Culturale Borgovico 33, un padiglione in scala reale , che sia modello di intervento e di azione urbana. Venerdì 5 ottobre s è inaugurato il terzo appuntamento del progetto Direct Architecture. Politics and Space, la mostra del giovane artista messicano José Dávila dal titolo Space after Space . Autore di scenari architettonici transitori e contingenti, José Dávila interviene sulle facciate e sugli interni degli edifici con interventi site-specific che simulano le strutture preesistenti. Al Camden Arts Center di Londra nel 2001 e nella Casa de America di Madrid nel 2005 si attacca come un parassita alle facciate, attraverso l'uso di ponteggi che coprono i due edifici di reticoli colorati; oppure, a Santiago del Cile nel 2002 e a Praga nel 2005, mima le travi di sostegno degli spazi espositivi ricostruendole con materiali di riciclo. Come spiega Marco Scotini "La pratica artistica di José Dávila, che va dalla fotografia alla costruzione di modelli architettonici, mette in scena, ogni volta, un duplicato speculare dell'architettura ufficiale, in cui la riproduzione fa la sua comparsa come modello depotenziato, precario, defunzionalizzato ma, allo stesso tempo, come sistema flessibile e aperto. Quello che Dávila predispone è uno spazio della rappresentazione dell'architettura come tale, in cui i suoi interventi cercano di negare le qualità intrinseche degli spazi costruiti e di mettere in discussione i linguaggi che ne definiscono le scale di credibilità: una colonna che non regge, una falsa parete, un ponteggio che non serve, modelli architettonici creati dalle circostanze piuttosto che progettati, sono alcuni elementi ricorrenti all'interno dell'opera dell'artista messicano. Un bancale di laterizi, un blocco di marmo, un reticolo di metallo abbandonato per strada, in Studies for future Buildings (una serie di fotografie realizzate nel 2006) diventano prototipi casuali e imprevisti di edifici modernisti". Per Direct Architecture José Dávila interviene su differenti livelli di rappresentazione dello spazio espositivo comasco. A differenza dei progetti di Maria Papadimitriou e di Santiago Cirugeda, che prendevano come riferimento il Novocomum di Terragni o le terrazze condominiali di Como, con Dávila è proprio Borgovico 33 a diventare oggetto della propria ricerca. Cercando di materializzare lo spazio interno dell'ex chiesa Dávila intende rendere visibile il luogo stesso agli occhi dello spettatore. La grande installazione, un monolite sospeso - realizzato in legno, alluminio e neon - è pensato come una sorta di eco o di doppio scultoreo dell'involucro spaziale dell’associazione culturale. In Dávila un dettato minimalista si coniuga a una matrice culturale di origine messicana, che va dall'architettura di Barragan a quella di Mathias Goeritz fino al muralismo. Non a caso in mostra, un'altra rappresentazione dello spazio è affidata ad un murales. Il lavoro, realizzato appositamente per l'occasione, è posto all'inizio del percorso espositivo e mette in scena un'altra versione deformata e alterata dell'interno di Borgovico33, realizzata secondo i principi compositivi della poliangolarità di David A. Siqueiros. Come in una sala degli specchi, le differenti versioni dello stesso oggetto mettono in crisi la staticità e la cristallizzazione con cui pensiamo la fisicità dello spazio. José Dávila (Guadalajara, 1974) di formazione architetto, vive e lavora tra Guadalajara e Berlino. Realizza lavori fotografici e installazioni spaziali strettamente legate al luogo di intervento. Espone dal 1998 e ha partecipato a numerose rassegne collettive internazionali. Tra queste: Mexico City al PS1 di New York e al Kunstwerke di Berlino nel 2002, Porto Rico Bienal nel 2002, Farsites San Diego Museum of Modern Art nel 2005, Prague Biennale 2 nel 2005, Eco: Arte Contemporaneo mexicano al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid nel 2005. Ha tenuto personali presso il Camden Arts Center di Londra (2001) e il museo El Eco di Città del Messico (2006). L'intero progetto sarà corredato da un catalogo, che sarà pubblicato al termine dell'intero ciclo di mostre nella primavera del 2008. Fonte: comunicato stampa Borgovico 33
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