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NORMATIVA

Dlgs sulle qualifiche professionali: sì del Senato

di Rossella Calabrese

Osservazioni sulla partecipazione delle associazioni all’elaborazione delle piattaforme comuni di riconoscimento

Vedi Aggiornamento del 24/10/2008
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19/10/2007 – La Commissione Giustizia del Senato ha espresso parere favorevole con osservazioni sullo schema di decreto legislativo di recepimento della Direttiva Comunitaria 36/2005, relativa al riconoscimento delle qualifiche professionali. La prima osservazione riguarda l’articolo 25, relativo alla partecipazione delle associazioni all’elaborazione delle piattaforme comuni per il riconoscimento delle professioni: la Commissione esprime perplessità sulla norma che “conducendo di fatto al riconoscimento di professioni non regolamentate, potrebbe configurare un eccesso di delega rispetto alla direttiva, atteso che l'ambito di applicazione di quest'ultima è limitato alle professioni c.d. regolamentate”, e auspica una che venga limitata la partecipazione alla definizione delle piattaforme comuni, ai soli profili professionali già riconosciuti in Italia. E comunque una norma di questo tipo – secondo la Commissione – rischierebbe di sovrapporsi al percorso, tuttora in atto in Italia, di riforma delle professioni finalizzato anche all’individuazione dei criteri per il futuro riconoscimento di tali associazioni. . La norma in esame finirebbe - paradossalmente - per legittimare a livello europeo tali associazioni (non ancora riconosciute in Italia). Tra lo schema di decreto in esame ed i provvedimenti volti a riformare le professioni, vi è una stretta correlazione della quale non può non tenersi conto – aggiungono i senatori. Una soluzione alternativa, che tenga conto della necessità di valorizzare il ruolo di tali associazioni ed al tempo stesso della diversità di natura e funzioni rispetto a quelle proprie degli ordini e dei collegi, potrebbe al più identificarsi nel prevederne la consultazione unicamente per le professioni non regolamentate. Ma tale ipotesi alternativa potrebbe essere astrattamente considerata solo a condizione che vengano integrati i criteri di cui al comma 3 dell’art. 25, relativi alla valutazione ed al riconoscimento della rappresentatività, mediante l'inserimento nello statuto dei presupposti per l'accesso e l'esercizio della professione, sia sotto il profilo dei titoli di studio che sotto quello del controllo e della vigilanza della attività svolta dai componenti. È stato chiesto – in secondo luogo – di individuare l’autorità competente ad accertare la conoscenza linguistica del prestatore “migrante” in Italia. In caso di prestazione professionale temporanea o occasionale in un ambito sensibile per la sicurezza o la salute pubblica, sarebbe opportuno – secondo la Commissione – prevedere l’obbligo (e non la mera facoltà) di effettuare una verifica preventiva della qualifica, e una eventuale prova attitudinale finalizzata a colmare le differenze riscontrate. Riicordiamo che sul provvedimento si sono già espresse le Commissioni Giustizia e Attività Produttive della Camera, che hanno subordinato il parere favorevole ad una importante condizione: alla definizione delle piattaforme per il riconoscimento delle qualifiche potranno partecipare gli ordini e i collegi delle professioni intellettuali regolamentate, le associazioni professionali non regolamentate che svolgono attività intellettuali e le professioni non intellettuali dei servizi ( leggi tutto ). Il decreto sarà esaminato dal Consiglio dei Ministri per il via libera.

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