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LAVORI PUBBLICI

Appalti pubblici: la Corte Costituzionale promuove il Codice

di Rossella Calabrese

Bocciati i ricorsi delle Regioni; tutelare la concorrenza è fondamentale anche nelle gare sotto la soglia comunitaria

Vedi Aggiornamento del 23/05/2008
27/11/2007 – Sono di competenza legislativa esclusiva dello Stato le procedure di gara, i criteri di aggiudicazione, il subappalto, la progettazione, i piani di sicurezza, la vigilanza sul mercato da parte dell’Autorità, la stipula e l’esecuzione dei contratti. Lo ha affermato la Corte Costituzionale nella Sentenza n. 401 del 23 novembre 2007 , in risposta al ricorso proposto dalle regioni Lazio, Toscana, Abruzzo, Piemonte e Veneto e della provincia autonoma di Trento che avevano sollevato questioni di legittimità costituzionale su alcuni articoli del Codice degli Appalti pubblici ( Dlgs 163/2006 ). È stato promosso l’articolo 4 che fissa i paletti tra le competenze statali e quelle regionali: la Consulta ha chiarito che spetta solo allo Stato la potestà legislativa su qualificazione dei concorrenti, modalità di affidamento dei contratti, criteri di aggiudicazione, subappalto, le attività di progettazione, piani di sicurezza e vigilanza dell'Autorità sul mercato. Le Regioni possono invece legiferare su programmazione dei lavori pubblici, approvazione dei progetti ai fini urbanistici ed espropriativi, organizzazione amministrativa e compiti del responsabile del procedimento. La Corte ha quindi confermato l'impostazione centralista del Codice, ponendo così un freno alla legislazione regionale difforme delle norme nazionali. Deve restare di competenza statale anche il subappalto, che riguarda aspetti relativi al contratto, e dunque normati dal diritto civile (di competenza statale), ma che riguarda anche la concorrenzialità nel mercato. È stato poi affermato un altro importante principio: le regole sulla concorrenza valgono a prescindere dal valore economico dell’appalto; il Codice si applica quindi sia agli appalti di importo inferiore che a quelli di importo superiore alle soglie europee. L’obiettivo è infatti quello di garantire massima concorrenza e parità di trattamento agli operatori, e per questo è necessario assicurare - si legge nella sentenza – “uniformi procedure di evidenza pubblica” su tutto il territorio nazionale. Le Regioni hanno finora considerato la normativa statale – di diretto recepimento delle direttive comunitarie – applicabile solo agli appalti superiori alla soglia comunitaria; sottosoglia hanno legiferato piuttosto liberamente. Secondo i giudici, invece, occorre superare il criterio del valore, a favore di quello della concorrenza, anche nelle piccole gare. Soltanto 3 delle 74 obiezioni poste dalle Regioni sono state accolte dalla Consulta, ma si tratta di aspetti marginali: la formazione delle commissioni giudicatrici (art. 84, commi 2, 3, 8 e 9), l’estensione del Regolamento alle Province autonome, l’approvazione dei progetti definitivi per infrastrutture di trasporto in variante urbanistica (art. 98, comma 1). I commenti Per il Presidente dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, Luigi Giampaolino , “Il peculiare e molto significativo approfondimento che la Corte introduce riguarda il criterio della concorrenza che attribuisce per buona parte la materia degli appalti alla competenza esclusiva dello Stato. Questa concorrenza, come afferma la Corte Costituzionale, deve essere intesa alla stregua dell’ordinamento comunitario, sia come concorrenza “nel” mercato, sia come concorrenza “per” il mercato, con un’estensione quindi della sfera di applicazione di questo principio e, per di più, con un abbandono della visione contabilistica della materia come espressamente richiamato nella stessa sentenza”. “La Corte, tuttavia – ha concluso Giampaolino - ha cura di specificare che l’applicazione di un tale più pregnante criterio della concorrenza deve comunque essere congrua e proporzionata alle fattispecie cui attiene. La pronuncia della Corte Costituzionale fa salve per la massima parte le norme del Codice sui contratti pubblici: essa, tuttavia, non offre un immediato rimedio alle disfunzioni che nel settore l’Autorità ha lamentato con riguardo ad una moltiplicazione delle legislazioni regionali in materia con grave pericolo per la certezza del diritto e la correttezza delle procedure. A queste disfunzioni – conclude - verosimilmente i rimedi non potranno che essere di ordine istituzionale e di esse, invero, si parla come ad esempio a proposito della costituzione della Camera delle Regioni”.
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