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Riforma professioni: pace fatta tra ingegneri e Mantini

di Rossella Calabrese

CNI: no al titolo di ingegnere per i diplomati. Mantini: il termine ‘ingegneria’ esclusiva degli ingegneri

Vedi Aggiornamento del 28/10/2014
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15/11/2007 - Riparte il dialogo sulla riforma delle professioni. Con questo segnale di apertura il Consiglio nazionale degli Ingegneri fa pace con Pierluigi Mantini, autore insieme con Giuseppe Chicchi, del progetto di legge di riforma delle professioni recentemente presentato alla Camera. Sulla questione della creazione del nuovo “Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria”, previsto all’art. 5 del progetto di legge di riforma delle Professioni “Mantini–Chicchi” – si legge in un comunicato stampa –, il Consiglio nazionale degli Ingegneri prende atto con soddisfazione dei chiarimenti forniti dall’On. Pierluigi Mantini che ha garantito la modifica del testo di legge, al fine di fugare ogni dubbio derivante dall’ utilizzo del termine “ingegneria”, che resterà una esclusiva degli appartenenti all’Ordine degli Ingegneri. Rientra dunque l’allarme per il “grave attacco all’ingegneria italiana” lanciato nei giorni scorsi dal CNI in relazione alla proposta – contenuta nella bozza Mantini-Chicchi – di istituire il nuovo “Ordine dei tecnici laureati per l’ingegneria”, nel quale dovrebbero confluire oltre ai laureati triennali in Ingegneria anche i tecnici diplomati, Geometri ed i Periti. Secondo il CNI ciò costituirebbe “un atto di chiara mistificazione che rischia di vanificare eventuali spunti innovativi del progetto”. Attualmente – spiega il CNI con un comunicato del Presidente Paolo Stefanelli – gli Ingegneri iunior (laureati triennali in Ingegneria) occupano a pieno titolo la sezione B dell’Albo degli Ingegneri con i quali condividono parte del percorso formativo presso le Facoltà Universitarie di Ingegneria. Al solo evidente scopo di assecondare le richieste di un ingente numero di tecnici diplomati, senza che ciò possa produrre alcun vantaggio per la Collettività e per le sue esigenze di maggior qualità delle prestazioni professionali, si prevede la migrazione degli Ingegneri iunior nell’albo dei tecnici diplomati che così si nobilita in “Albo dei Tecnici Laureati i per l’Ingegneria”. È evidente la strumentalità dell’iniziativa che, con l’alibi della riduzione degli Ordini, porta ad “emancipare”, geometri e periti, che hanno formazione certamente non ingegneristica, a scapito del titolo di Ingegnere e di ciò che rappresenta nel nostro Paese. Un cittadino che necessiti di prestazioni ingegneristiche – continua il comunicato –, nel nuovo scenario prefigurato nel P.d.L. non saprà a chi rivolgersi, avendo davanti a sé tecnici, apparentemente simili, ma solo nel nome; da un lato i laureati quinquennali, iscritti all’“Albo del Ingegneri” e dall’altro, i laureati triennali ed i diplomati alla scuola media superiore, iscritti all’“Albo dei Tecnici Laureati per l’Ingegneria”. Il CNI, adempiendo ai propri compiti istituzionali in difesa del titolo di ingegnere e nell’interesse generale, aveva quindi chiesto alle forze politiche, al mondo dell’Università, ai professori ed agli studenti, a tutti gli Ingegneri ed a tutti i cittadini un impegno affinché il titolo di Ingegnere conservi il valore che da sempre lo ha distinto facendo dell’ingegneria italiana uno dei principali vanti dell’Italia nel mondo, e invitava gli onorevoli Mantini e Chicchi a ritirare immediatamente l’art. 5 del Progetto di legge, sul quale non c’è stato alcun confronto preventivo con i 200.000 ingegneri italiani rappresentati dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri. Pierluigi Mantini , da parte sua, non ci sta a ricoprire il ruolo di “ammazza ingegneri”. Il nuovo testo della riforma delle professioni in parlamento, spiega Mantini facendo una mezza marcia indietro “promuove la modernizzazione nel pieno rispetto delle qualità e delle specificità professionali. L’unificazione in un solo ordine dei tecnici laureati triennali, delle figure dei periti industriali, dei geometri e dei periti agrari, è una scelta di semplificazione importante che crea una professionalità di livello europeo immediatamente spendibile sul mercato. Dispiace dunque che la presenza nel testo base della parola “per l’ingegneria”, assolutamente generica e provvisoria, e che sarà eliminata senza alcun problema, sia stata mal intesa dal Consiglio Nazionale degli ingegneri quasi come un attacco diretto alla professione dell’ingegnere in Italia”. Il malinteso, secondo l’esponente dell’Ulivo, dovrebbe essere spiegato anche alla luce del principio affermato all’art. 30 del testo, secondo cui non è comunque possibile usare la denominazione professionale altrui. “Il nuovo testo di riforma – aggiunge Mantini - presenta novità di rilievo e idee innovative di una certa complessità, tra cui il principio di autoriforma degli ordinamenti da parte degli Ordini e i minimi tariffari nella progettazione delle opere pubbliche. Siamo certi che il Consiglio Nazionale degli ingegneri vorrà esprimere il proprio parere sul testo con la stessa ampiezza e attenzione usate su una parola assolutamente irrilevante della proposta di legge”. “Il chiarimento fornito e gli impegni assunti con una tempestività che fa onore ai Parlamentari firmatari della proposta di legge – fa sapere Stefanelli con un nuovo comunicato –, consente una serena valutazione dell’ articolato che tra l’ altro contiene uno spunto innovativo di rilievo: l’autoregolamentazione da parte degli Ordini”. Viene, inoltre, positivamente valutato il fatto che il Pdl concorda con quanto da tempo sostiene in ogni sede la Categoria degli Ingegneri e, cioè, che è improcrastinabile l’individuazione delle soglie retributive al di sotto delle quali le prestazioni professionali devono presumersi non correttamente rese, il che porta, quantomeno nel settore dei Lavori e Servizi Pubblici, al ripristino di un regime tariffario sulla individuazione del quale siamo pronti a dare contributi propositivi.

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