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URBANISTICA

Il piano comunale può essere più restrittivo rispetto al PTCP

di Rossella Calabrese

CdS: il Piano territoriale pone limiti minimi di tutela ambientale; il piano comunale può fare scelte più rigorose

Vedi Aggiornamento del 19/12/2007
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05/11/2007 – Con la sentenza n. 5058 del 1° ottobre 2007 , il Consiglio di Stato ha affermato che i Comuni possono adottare scelte urbanistiche più restrittive rispetto a quelle consentite dal PTCP. Il caso in esame riguarda il ricorso proposto dai proprietari di alcuni terreni nei quali, secondo il Piano Urbanistico Comunale di Lerici, risultava vietata ogni edificazione, salvo una modestissima volumetria attribuita ad uno dei terreni. Il Piano è stato impugnato davanti al TAR dagli interessati, i quali ne hanno chiesto l’annullamento contestando il contrasto della nuova disciplina urbanistica comunale con il Piano Territoriale di Coordinamento Paesaggistico (PTCP) regionale. Secondo i ricorrenti, infatti, la pianificazione comunale non può introdurre modificazioni rispetto alle previsioni urbanistiche di natura puntuale contenute nello strumento regionale di coordinamento. Ciò non è condivisibile – spiegano i giudici – in quanto il Comune, se non può disattendere le prescrizioni di coordinamento dettate dagli enti (Regione o Provincia) titolari del relativo potere, può però discrezionalmente concretizzarne i contenuti. Relativamente alla natura dei rapporti che intercorrono tra il piano urbanistico comunale e il piano territoriale di coordinamento, il CdS ricorda che originariamente tale strumento (previsto in forma non obbligatoria dall’art. 5 della legge urbanistica 1150/1942) aveva lo scopo di orientare l’attività urbanistica da svolgere in determinate parti del territorio nazionale, stabilendo in sede ministeriale le direttive principali che sarebbero state poi specificate a livello comunale. Una volta attribuita alle Regioni la relativa competenza, il Piano di coordinamento ha assunto funzioni ulteriori, potendo anche contenere prescrizioni immediatamente efficaci nei confronti dei privati. Successivamente, con l’art. 1 bis della legge 431/1985 (ora artt. 143 e segg. del Codice dei Beni Culturali) al Piano territoriale è stata affidata anche la salvaguardia dei valori paesaggistici e ambientali. Il Piano territoriale, che originariamente aveva natura sostanziale di direttiva ad oggetto determinato, è venuto dunque ad assumere una configurazione complessa, coniugando l’originaria funzione di coordinamento delle pianificazioni urbanistiche locali con quella volta all’individuazione del punto di compatibilità tra la trasformazione del territorio regionale e la conservazione dei valori ambientali. Concludendo, il Piano territoriale può porre un limite minimo alla discrezionalità programmatoria del Comune, il quale non può attenuare la tutela ambientale ampliando le facoltà di edificazione. Per contro, la previsione del piano comunale può legittimamente essere, rispetto al piano regionale, più rigorosa in relazione alle finalità ambientali. Quindi, il Comune può adottare scelte urbanistiche più restrittive – e cioè assegnare ad una area una potenzialità edificatoria minore rispetto a quella consentita dal PTCP. Con l’ultimo motivo di ricorso, gli appellanti contestano le previsioni di Piano che destinano a verde attrezzato e a parcheggio l’area di loro proprietà, lamentando sia l’immotivato superamento della misura minima di standard sia la reiterazione, immotivata e senza previsione di indennizzo, di un vincolo sostanzialmente espropriativo ormai scaduto. Anche questo motivo – secondo i giudici - non merita considerazione. Per quanto concerne la questione degli standard – spiega il CdS -, gli interessati non hanno fornito alcuna concreta indicazione dalla quale possa desumersi che lo scarto tra il livello minimo imposto dal DM 1444/1968 e quello fissato dal PUC abbia – tenuto anche conto del flusso turistico che notoriamente interessa il comune di Lerici – effettive dimensioni di illogicità o abnormità. In conclusione, l’appello è stato respinto.

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