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Ultimato l’edificio ‘Airspace Tokyo’
ARCHITETTURA

Ultimato l’edificio ‘Airspace Tokyo’

di Roberta Dragone
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Il progetto porta la firma di Thom Faulders e Hajime Masubuchi

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10/12/2007 - “Airspace Tokyo” è risultato di uno studio progettuale condotto da Hajime Masubuchi e Thom Faulders , che hanno lavorato al progetto da due città diverse: Masubuchi da Tokyo e Faulders da San Francisco . Il primo si è occupato della progettazione della struttura, mentre il secondo ha messo a punto il disegno dello schermo esterno di facciata che, ispirato alla ricchezza del verde che circondava la villa unifamiliare un tempo ospitata nell’area, riproduce una serie di strati di vegetazione artificiale. L’edificio, ultimato nello scorso luglio, sorge a Tokyo nel quartiere residenziale Kitamagome Ota-ku. Airspace Tokyo si sviluppa su quattro piani all’interno dei quali trovano spazio due studi fotografici e quattro unità abitative. I due studi sono sistemati al primo e al secondo piano, in un’area a tutta altezza progettata come “programma aperto”, in cui la quasi inesistente distinzione tra interno ed esterno è accentuata dall’utilizzo di pareti e soffitti in vetro trasparente che offrono la sensazione di uno spazio sospeso all’interno di un “effimero spazio aereo di vetro e luce”. Gli spazi residenziali occupano invece gli ultimi due livelli; ogni residenza è dotata di finestre a tutta altezza che si affacciano a sud sul giardino e a nord sullo schermo di facciata. La struttura dell’edificio si compone di travi e pilastri in acciaio; le pareti esterne sono realizzate con pannelli prefabbricati in cemento. Hajime Masubuchi ha commissionato a Thom Faulders la progettazione della facciata esterna dell’edificio, invitandolo a realizzare una sorta di schermo in grado di conferire alla struttura una propria identità architettonica e di fungere al tempo stesso da interfaccia urbana all’interno di un quartiere in cui le abitazioni risultano quasi ammassate l’una all’altra. Il progetto della facciata disegnata da Faulders trae ispirazione dal verde che in passato arricchì la residenza originaria del sito, che l’architetto ha avuto modo di conoscere osservando vecchie foto. La proposta di Faulders è consistita nel riproporre la ricchezza della antica vegetazione con mezzi artificiali. Al fine di ottenere la stessa atmosfera di densità e protezione offerta dal verde delle piante, il progettista ha disegnato una “pelle” fatta di due strati in plastica composita ed alluminio tagliato al laser secondo quattro differenti pattern organici, posti ad una distanza di 15 cm l’uno dall’altro. “Il risultato – spiegano gli autori del progetto – si traduce in una struttura reticolare che dà forma ad uno spazio transitorio interstiziale tra pubblico e privato, dove la visuale cambia ogni volta che ci si muove, la pioggia non raggiunge la strada per azione capillare, la luce si rifrange sulla lucida superficie metallica”.
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