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NORMATIVA

Riforma professioni: la proposta di legge del Cup arriva alla Camera

di Rossella Calabrese

Gli Ordini criticano il ddl Mantini-Chicchi: no alla definizione di professione per qualunque lavoro intellettuale

Vedi Aggiornamento del 16/06/2009
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03/12/2007 - È stata presentata alla Camera, lo scorso 29 novembre, accompagnata da 80.000 firme, la proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma dell'ordinamento delle professioni intellettuali, presentata dal Comitato Unitario delle Professioni (CUP) . Lo ha annunciato il Comitato Promotore della proposta di legge , il cui coordinatore, il Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi, Pietro Antonio De Paola , ha commentato: “Il quorum delle 50.000 firme prescritto dalla legge è stato superato con estrema facilità ed il Comitato ha deciso di sospendere l’ulteriore raccolta delle firme a quota 80.000 per evitare inutile dispendio di risorse. Tra qualche mese la Proposta di Legge approderà alla Camera e testimonierà due importanti aspetti: la volontà dei professionisti di procedere alla riforma delle professioni; la capacità dei professionisti di redigere una proposta di riforma organica, equilibrata e moderna”. Intanto, il CUP ha inviato ai deputati un testo (allegato sotto) in cui esprime le proprie perplessità sul testo di legge per la riforma delle professioni attualmente in discussione (il testo Mantini-Chicchi). In primo luogo il Cup contesta la definizione di “lavoro intellettuale” che il progetto di riforma dà delle professioni: tale identificazione, secondo il Cup, eleva al rango di professione qualunque lavoro intellettuale, e non solo la conoscenza derivante e connessa ad un percorso universitario. Viene contestata anche la previsione di attribuire alle associazioni la competenza di identificare i profili professionali e di rilasciare attestati di competenza anche sulla base di “percorsi formativi alternativi” a quelli universitari; il tal modo – osserva il Cup – si rischia di tagliare di netto lo storico legame tra le professioni intellettuali e la formazione universitaria o quantomeno secondaria superiore. Per quanto riguarda l’attuale regolamentazione delle professioni, il Cup riconosce che il sistema dei percorsi formativi, dell’esame di Stato e delle competenze e riserve vada profondamente rivisto. Tuttavia le attuali regole trovano giustificazione nelle finalità della legge, essendo destinate ad incidere su interessi generali e costituzionalmente rilevanti. Viene quindi chiesto di fare espressamente salve le professioni intellettuali attualmente regolamentate e di fissare l’ambito di esercizio della delega con riferimento all’unificazione delle professioni, ai loro percorsi formativi e competenze. Suscita gravi riserve, infatti, la decisione di unificare “sulla base degli interessi pubblici meritevoli di tutela e di consentire la costituzione di nuovi ordini solo in materia di riconoscimento di diritti costituzionali”; questo criterio escluderebbe quasi tutte le professioni, che, invece, incidono su “interessi generali e collettivi”. Viene espressa l’esigenza di affermare l’autonomia dello status professionale ribadendo l’esonero dalla disciplina dell’impresa e viene chiesto, infine, di disciplinare con maggiore attenzione gli aspetti connessi alla gestione dello studio professionale. E Pierluigi Mantini , relatore sulla riforma in Commissione Giustizia della Camera, si è dichiarato disponibile ad accogliere le richieste degli Ordini. Alle osservazioni del Cup ha immediatamente risposto anche il Colap (Coordinamento Libere Associazioni Professionali): “Ci siamo stupiti leggendo il documento del Cup sulla proposta Mantini/Chicchi di trovarci completamente d’accordo con il fatto che “non può esserci professione laddove l’attività esercitata prevalentemente con lavoro intellettuale non sia espressione di una competenza” ha commentato il presidente Giuseppe Lupoi . “Certo – ha continuato Lupoi - sarebbe riduttivo, miope, anacronistico e parruccone pensare che le competenze derivino esclusivamente dalla conoscenza formalizzata: l’Europa avrebbe davvero speso tempo inutile a parlare di formazione formale e formazione informale ed a equiparare le due tipologie di formazione, e il Ministro Mussi avrebbe sbagliato a prevedere la valutazione dei crediti formativi del “pregresso” inteso come esperienza e formazione non formalizzata. Lo stesso decreto di recepimento della direttiva qualifiche, ormai in vigore, parla di titoli professionali equiparandoli agli studi necessari (quindi non necessariamente formalizzati) per svolgere un’attività professionale: non si può continuare a negare quello che ormai esiste!. La conclusione è che non esiste un sistema migliore di quello associativo che è in grado di provvedere alla formazione e al controllo dell’aggiornamento, sistema che alcuni Ordini stanno tentando, vanamente, di scimmiottare, non accorgendosi del limite invalicabile di essere enti pubblici” ha ironizzato Lupoi. “Naturalmente siamo sorpresi di scoprire che il CUP non consideri professioni intellettuali i ragionieri, i geometri e i periti, sol perché non hanno la laurea! Non condividiamo per nulla – ha concluso il Coordinatore Nazionale Colap – la proposta di un riconoscimento della professione e non dell’associazione perché è l’ennesimo ottuso tentativo di fondare nuovi “ordini”, di ancorare anche le nuove professioni ad un sistema statico non rappresentativo del mercato e dell’evoluzione delle competenze”.

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