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‘David Adjaye. Horizon’ all’Accademia Britannica
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‘David Adjaye. Horizon’ all’Accademia Britannica

Ultima conferenza della serie dedicata al rapporto architettura e arte

12/02/2008 - ‘Gli edifici sono strutture profondamente emotive che plasmano la nostra psiche. Si pensa che siano solo cose in cui ci si destreggia. Invece il temperamento di una persona è influenzato dalla natura degli spazi’. (David Adjaye) Dopo John Miller, Tony Fretton, David Chipperfield, Jamie Fobert, Caruso St John, Future Systems, Garofalo Miura e Nicola di Battista, con David Adjaye si concluderà la serie di conferenze e mostre dell’ Accademia Britannica di Roma dedicate al rapporto tra architettura e arte. La mostra, ospitata dalla Casa dell’architettura dal 13 febbraio all’ 11 marzo 2008 , comprende Horizon e Monoform collection . Horizon , il più recente dei padiglioni realizzati da Adjaye, è influenzato dal paesaggio e dalla terra dell’Africa e del Medio Oriente. L’ispirazione arriva in particolare dalle forme architettoniche e dalle pietre di Aswan, in cui Adjaye si è imbattuto durante un suo viaggio in Egitto. L’architetto britannico esplora il concetto della progettazione architettonica di padiglioni sin dal 2003, anno in cui è stato invitato a collaborare con Chris Ofili al Padiglione Britannico della Biennale di Venezia. Sono seguite le strutture temporanee per il Frieze Art Fair di Londra del 2003 e 2004. Adjaye ha poi lavorato ad altri due padiglioni a Londra e New York. Quest’ultimo progetto lo ha portato ad una collaborazione con Olafur Eliasson al Your black Horizon, alla Biennale di Venezia del 2005. Per Adjaye, Horizon aggiunge una nuova dimensione alla forma architettonica. Con questo padiglione l’architetto ha voluto creare uno spazio meditativo. Entrandovi, l’individuo si trova di fronte ad un bellissimo paesaggio la cui vista è oscurata da un vetro opaco inciso. Il padiglione, realizzato in legno d’abete tinto di nero, crea un senso dello spazio attraverso l’illusione, poiché la percezione dell’orizzonte è contenuta all’interno dell’architettura e delle pareti dell’edificio. Monoforms è la prima incursione di Adjaye nel campo del design di mobili. Anche quest’opera è influenzata dai viaggi in Africa dell’architetto e i vari pezzi sono stati sviluppati in relazione al padiglione Horizon. Prendendo in considerazione il rapporto tra paesaggio e forme architettoniche, tra civiltà antiche e contesti edilizi moderni, Adjaye giunge alla creazione di quattro tipi di Monoforms, ciascuno chiamato con il nome di una città africana o del Medio Oriente. Ogni oggetto è stato realizzato in granito verde di Hassan e noce massello con pezzi in schiuma di poliuretano e polimero rinforzato con vetro (ancora in sperimentazione), sollevando così questioni relative all’uso di materiali naturali e sintetici, e allo sguardo verso l’antico e il moderno. Questa dialettica la si ritrova nei metodi di fabbricazione, inducendo a considerare, da un lato, il rapporto tra tecniche tradizionali nella realizzazione di sculture, mobili e opere d’architettura, e, dall’altro, il design contemporaneo che si avvale dell’informatica. Sebbene Adjaye utilizzi tecnologie contemporanee nel design e nella realizzazione dei lavori, ciascuno di essi viene però rifinito a mano. La mostra di Roma, a cura di Marina Engel per la British School at Rome, in collaborazione con la Casa dell’Architettura a Roma e Albion, Londra, segna la prima presentazione al pubblico di Monoforms in Europa, esposti lo scorso dicembre al Miami Design. Horizon è stato esposto per la prima volta ad Albion, a Londra. La mostra è realizzata con il contributo di John S. Cohen Foundation, Bryan Guinness Charitable Trust, British Council, Buro Happold, I Guzzini, In Arch. Fonte: Ufficio Stampa British School at Rome
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