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LAVORI PUBBLICI

Minimi tariffari: il Codice degli appalti non può reintrodurli

di Rossella Calabrese

Tar Bolzano: le norme che limitano la libera concorrenza potrebbero essere disapplicate dal giudice nazionale

Vedi Aggiornamento del 20/01/2010
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21/04/2008 - Con la sentenza n. 112 del 2 aprile 2008 il Tar di Bolzano ha rigettato il ricorso presentato degli Ordini degli Ingegneri e degli Architetti della provincia di Bolzano contro una gara per l’affidamento della progettazione e direzione dei lavori per la ristrutturazione di un edificio pubblico. Tra i motivi del ricorso vi è la violazione delle norme sulla procedura di selezione e valutazione delle offerte e della disciplina sui minimi tariffari. Sul primo punto, secondo i ricorrenti, l’amministrazione appaltante avrebbe effettuato la distinzione tra prima fase di selezione e seconda fase di valutazione, adeguandosi alla procedura delineata dalla direttiva 2004/18/CEE, recepita nell’ordinamento statale con il codice degli appalti ( Dlgs 163/2006 ). Tuttavia, il disciplinare di gara richiedeva, per la seconda fase, la presentazione dell’organigramma con i nomi dei tecnici responsabili per i lavori, nonché, per ogni tecnico, tranne che per il progettista e il direttore generale dei lavori, il curriculum professionale contenente “servizi analoghi prestati in precedenza”. Ciò – secondo i ricorrenti – contrasterebbe con la legge vigente in quanto l’esperienza sarebbe espressamente richiamata fra i criteri che attengono alla selezione e non dovrebbe essere presa in considerazione ai fini della valutazione dell’offerta. I giudici non condividono le censure e spiegano che il curriculum contenente “servizi analoghi prestati in precedenza”, relativamente al prestatore dei servizi, in quanto idoneo a valutare la capacità dello stesso di espletare detti servizi, non può che rientrare nella fase di selezione dei concorrenti. Nel caso in esame, è l’offerente stesso che diventa l’esecutore della prestazione di direzione lavori e che, conseguentemente assume la qualifica di direttore lavori generale; quindi, è nei suoi confronti che va richiesto il curriculum, al fine di valutarne la capacità tecnica di assumere l’incarico. Ulteriore motivo del ricorso è quello relativo agli onorari che, secondo i ricorrenti, non possono essere ridotti più del 20%. A tal proposito – ricordano – il Ministero delle infrastrutture, con la circolare 2473 del 16 novembre 2007 ha stabilito che l’importo è determinato dalla stazione appaltante al lordo della riduzione del 20%, la quale è poi oggetto dell’offerta economica del candidato e che, nel caso in esame, andrebbe ad aggiungersi all’importo già ridotto nel massimo consentito ( leggi tutto ). I giudici effettuano un ampio excursus normativo richiamando il Codice degli appalti, emanato in attuazione delle direttive 2004/17/CE e 2004/18/CE, finalizzate a garantire che l’aggiudicazione degli appalti pubblici avvenisse nel rispetto dei principi di parità di trattamento, di non discriminazione, di riconoscimento reciproco, di proporzionalità e di trasparenza. Nel perseguimento di tali obiettivi – continuano i giudici – si inserisce anche la legge Bersani (DL 223/2006 convertito nella Legge 248/2006 ) che ha abrogato tutte le disposizioni che prevedevano “l’obbligatorietà di tariffe fisse o minime ovvero il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi perseguiti” al fine di stimolare una maggiore concorrenzialità nell’ambito delle attività libero-professionali e intellettuali. Emerge, quindi, che qualsiasi limitazione della libera concorrenza contrasta con le finalità delle direttive europee e i disposti in contrasto potrebbero, in extremis, anche essere disapplicati dal giudice nazionale, in quanto sarebbero in evidente contrasto con la normativa comunitaria. Poiché, sia la legge Bersani che il codice dei contratti pubblici prevedono l’abrogazione di qualsiasi “obbligatorietà di tariffe fisse o minime”, il comma 4 dell’art. 92 dello stesso Codice non può far rivivere limiti inderogabili di determinazione, sul libero mercato ovvero in sede di gare di appalto, dei corrispettivi per le categorie professionali interessate. La norma come formulata al comma 4 dell’art. 92, piuttosto, può essere interpretata in modo che le stazioni appaltanti, ove decidono di utilizzare come criterio o base di riferimento le tariffe professionali di cui al D.M. 4 aprile 2001, non potranno ridurre i relativi importi, da porre a base d’asta, oltre il 20%.

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