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ARCHITETTURA

Torino inaugura polmone verde per l’UIA World Congress 08

di Roberta Dragone

Parco Arte Vivente tra bioarchitettura e arte ambientale

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12/05/2008 - Entro il mese di giugno sarà ultimato a Torino , in occasione della XXIII edizione del Congresso Mondiale degli Architetti , il PAV – Parco d’Arte Vivente : un’area verde aperta al pubblico destinata a diventare nuovo museo interattivo e luogo di incontro fra Biotecnologie, Arte Contemporanea ed Ecologia. Situato in Via Giordano Bruno 31/bis, zona Lingotto, su un’area industriale in trasformazione di circa 2.5 ettari già destinata a parco ricreativo attrezzato, il Parco d’Arte Vivente sarà un “polmone verde” in cui artisti di ogni parte del mondo proporranno al pubblico un nuovo modo di guardare, vivere o fruire la Natura, nei suoi più diversi aspetti. All’ingresso del PAV l’artista Piero Gilardi ha immaginato una “cellula ottagonale” , inserita armoniosamente nell’area verde. L’accesso al parco avverrà attraverso questo edificio, che offrirà ai visitatori la sperimentazione di un percorso fra installazioni/moduli multi-mediali, e diverse altre proposte artistiche dell’associazione acPav. Realizzata secondo avanzati principi di architettura bioclimatica, la struttura dell’edificio utilizza murature in laterizio alveolare, solette in legno di abete isolate con pannelli in vetro cellulare, e un “tetto verde”. Il cuore del PAV verrà alimentato da energia pulita, con pannelli fotovoltaici che limiteranno fabbisogno annuo di energia; il riscaldamento sarà fornito dalla rete cittadina di teleriscaldamento. “Camini di luce” ad alta rifrazione ottimizzeranno l’illuminazione naturale. La vegetazione integrata con l’edificio - sotto forma di schermi, pareti e coperture verdi - svolgerà un ruolo significativo nell’assorbimento della radiazione solare. All’interno si snoderà il percorso “esperienziale” ”Bioma” con sei diversi “atelier” ideati da Piero Gilardi e ispirati a differenti elementi. Il visitatore potrà sperimentare in modo diretto quanto l’artista gli propone attraverso il modulo e “giocare” a tradurlo in una nuova forma espressiva e personale. In attesa dell’apertura ufficiale del PAV, prevista il 1° novembre prossimo in occasione del mese dell’arte di Torino, Piero Gilardi ha presentato in anteprima tre dei moduli “Bioma”: “Rilievi di Natura”, “Giochi d’acqua”, “Mutazioni vegetali”. I visitatori avranno l’opportunità di entrare in una nuova relazione con l’Arte Contemporanea, nonchè con la natura stessa. Il Parco ospiterà “Trefle” , una scultura-architettura a forma di quadrifoglio (550 mq circa), ammantata di prato verde e percorribile dal pubblico in lungo e in largo. Si tratta di una installazione realizzata dall’architetto dal paesaggio Gianluca Cosmacini e ideata dall’artista Dominique Gonzalez-Foerster che si è ispirata alle chiese scavate nella roccia in Etiopia. “Il PAV non è un semplice parco di sculture, un giardino d'arte contemporanea, un centro d'arte all’aria aperta. Bisogna piuttosto pensare al PAV come ad un'esperienza del tipo Biosphere II (il progetto che ha tentato di riprodurre, all’interno di un hangar dell’Arizona, la biosfera terrestre negli anni ’90). Il PAV si presenterà al pubblico come un parco d'ecologia ambientale, sociale e mentale (Félix Guattari “Le tre ecologie”), capace di coinvolgere gli artisti contemporanei attraverso il suo funzionamento ed il sostegno alle loro ricerche di forme innovative, in tutti i campi. Al di là del vecchio concetto di parco d'arte contemporanea, il PAV si presenta come un territorio artistico in via di sviluppo. Potrebbe definirsi come una “repubblica artista”: non un contenitore che si accontenti di ospitare dei progetti e delle esposizioni, ma un modello di sviluppo sostenibile e durevole (sustainable development) tra le pratiche artistiche e lo spazio d'esposizione che le produce e le mostra”. “Il concetto di ‘restituzione’ - spiega Piero Gilardi - è di fatto il leit-motif del progetto. Il PAV vuole infatti essere un territorio che sarà, man mano, restituito al quartiere che da troppo tempo ha di fronte una grande discarica di materiali edili; restituito alla natura dunque, con tentativi anche estremi di ri-creazione di habitat inesistenti in città; ma anche restituzione di uno spazio d’Arte capace di creare relazioni fra spettatori di ogni età e cultura… Un’arte non straniante e complicata, capace di interrogare i visitatori/fruitori circa l’ibridazione tra arte, scienza e natura”.

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