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“Trenta case” neozelandesi in mostra a Firenze
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“Trenta case” neozelandesi in mostra a Firenze

di Cecilia Di Marzo

La casa, la dimora, lo spazio privato e il senso dell’abitare

28/05/2008 – Si è inaugurata a Firenze, nel suggestivo spazio della Gipsoteca dell’Istituto Statale d’Arte di Porta Romana di Firenze, la mostra “Trenta Case/Thirty Houses. Esposizione di trenta case disegnate da 15 studi di architettura di Auckland, Nuova Zelanda”.
 
Per la prima volta in Europa viene proposta a Firenze una mostra sull’architettura neozelandese. L’iniziativa nasce sulla base di scambi culturali che da tempo sono stati attivati e sviluppati in diverse forme di cooperazione, ma è anche la risposta complementare ad una esposizione svoltasi nel Marzo 2007 ad Auckland dove sono stati esposti lavori sul tema dell’architettura pubblica realizzati a Prato dagli architetti Massimo Lastrucci, Marco Meozzi, Luca Piantini.
 
La mostra di Firenze è una riflessione sul tema della casa, della dimora, dello spazio privato, sul senso contemporaneo dell’abitare dal punto di vista di alcuni tra i maggiori architetti della Nuova Zelanda.
 
La mostra “Trenta Case/Thirty Houses” nasce anche con l’intenzione di creare un parallelo tra esperienze estremamente lontane fra loro, ma che proprio in questa lontananza fisica e temporale creano il presupposto dello scambio e del confronto.
Eppure la distanza da queste opere si appiattisce quando il viaggio diventa esplorazione dello spazio domestico, spazio antropico per eccellenza, che ci riporta alla misura di quella dimensione emozionale che tutti ci accomuna, che ci fa essere un solo sentire, che ci trasporta verso un universo condiviso, quello umano.
 
Da quest’altra parte del globo, in questo lembo di terra non meno bello che chiamiamo Toscana in un epoca che senz’altro ha inaugurato la modernità culturale che ancora ci appartiene ma di fatto ormai divisa da questa da secoli, l’Umanesimo per la prima volta riconobbe la dimensione “umana” della conoscenza.
Il mondo esterno veniva letto, rivisto ed interpretato partendo dalla dimensione umana della sua percezione, che era al contempo un modo di essere e di apparire.
E’ d’altra parte universalmente vero, ad ogni latitudine ed in ogni epoca , che per poter ben progettare un architetto ha bisogno di una prospettiva ideologica che in qualche modo interpreti ed illumini la realtà dell’esperienza umana: in Nuova Zelanda questo comporta spesso l’idea di instaurare un rapporto fra l’Uomo e Natura, che qui è il riferimento di qualsiasi riflessione, paradigma di qualsiasi spunto creativo.
 
La mostra espone 30 progetti di 15 dei maggiori studi professionali con base operativa a Auckland: Scarlet Architects, Mitchell&Stout Architects, Fearon Hay, Cheshire Architects, Crosson Clarke Carnachan, Moller Architects, Pete Bossley Architects, Strachan Group Architects, Herbst Architects, Stevens Lawson, Architectus, Noel Lane Architects, Malcolm Walker Architects, Andrew Patterson, Cook Sargisson Tarrant & Pirie.
© Riproduzione riservata

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