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Torino: Flexibility. Design in a fast-changing society

di Cecilia Di Marzo

Dal 28 giugno in mostra i legami tra flessibilità e design

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19/06/2008 - Dedali di strade, agglomerati di edifici, labirinti relazionali. Nel 2050 oltre il 90% della popolazione mondiale vivrà nelle città, luoghi che già oggi si caratterizzano per una crescente complessità. Il panorama urbano è un sistema di fitte interconnessioni fra oggetti materiali e immateriali prodotti dall’uomo. Uno spazio spesso caotico, che condiziona, imbriglia e talvolta paralizza i movimenti, riducendo sensibilmente gli spazi di manovra dell’individuo. Troppo spesso infatti le strutture e i prodotti progettati e utilizzati quotidianamente si caratterizzano per rigidità e scarsa adattabilità. In questo scenario, la flessibilità diventa esigenza e risposta allo stesso tempo.
Flessibilità come esigenza di rompere gli schemi, di uscire dai tracciati obbligati, di prendere le distanze da soluzioni preconfezionate. Flessibilità come risposta: attitudine che consente all’individuo di reagire a un contesto che cambia a un ritmo sempre più rapido e produce risultati inattesi, talvolta di impatto dirompente.
 
La mostra torinese “Flexibility - design in a fast-changing society” (28 giugno - 12 ottobre), si interroga sui legami tra flessibilità e design, dove per flessibilità si intende la facilità con cui un sistema o un suo componente si può modificare e adattare all'uso in applicazioni o ambienti diversi da quelli per cui è stato appositamente progettato.
Un percorso narrativo ed esperienziale esplora i molteplici modi di progettare il mondo e la società a partire da un concetto di adattatività, nell’ottica di trasformare gli ambienti cittadini e urbani in luoghi più duttili, spazi durevoli, ma anche accoglienti e modificabili.
 
Alle “Ex-Carceri, Le Nuove” la mostra si snoda lungo i corridoi intervallati dalle celle di prigionia disegnando un percorso in tre tappe, scandito dai risultati della ricerca musicale di tre sound designers. L’effetto è stridente e di impatto: l’apologia della flessibilità e la costrizione del luogo dialogano, dando vita a un singolare ossimoro concettuale.
Nello spazio circolare del panopticum, da cui si diramano i bracci di detenzione, la mostra introduce il visitatore ai molteplici significati oggi attribuiti al concetto di flessibilità. A seguire, nel braccio maschile, sono proposti esempi di oggetti e soluzioni di design efficaci in termini di adattabilità e versatilità e applicabili all'interno delle nostre case, negli ambienti di lavoro, nello città. A chiosa, il percorso espositivo si conclude nel braccio femminile mettendo in scena dieci installazioni create appositamente da altrettanti designer emergenti nel panorama internazionale.
Un tragitto articolato per proporre e sostenere la flessibilità come approccio progettuale, nonché come processo da imparare ed esercitare per sfruttare opportunità imprevedibili e affinare la capacità di adattamento, e quindi di sopravvivenza, dell’individuo.
 
Tra i designer in mostra Antenna Design (Sigi Moeslinger & Masamichi Udagawa), Bertjan Pot, Clemens Weisshaar & Reed Kram, Emiliana (Ana Mir & Emili Padrós), Fernando Brízio, Giulio Iacchetti, Matali Crasset, Patricia Urquiola e Ross Lovegrove.
 
Fonte: comunicato stampa Torino World Design Capital 2008

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