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NORMATIVA

Antitrust: professioni impermeabili alla modernizzazione

di Rossella Calabrese

Le proposte del Garante: nei codici deontologici solo norme etiche, che non incidano sulla sfera economica dei professionisti

Vedi Aggiornamento del 28/04/2010
12/06/2008 - Nel comparto dei servizi professionali, alle misure concorrenziali introdotte nella scorsa legislatura è seguita, a volte, l’adozione di interventi normativi speciali di segno opposto. Dall’indagine conoscitiva emerge una realtà non confortante, caratterizzata da una sostanziale impermeabilità dei codici deontologici alle esigenze di modernizzazione.
 
È netto il giudizio dell’ Autorità garante della concorrenza e del mercato sul settore delle professioni, contenuto nella segnalazione con la quale la stessa Authority propone al Governo e al Parlamento misure per aumentare la concorrenza nei settori strategici per il Paese.
 
Nella segnalazione sono indicati i settori dove mancanza di concorrenza e lentezza del processo decisionale pubblico frenano la crescita del Paese: infrastrutture, energia, servizi pubblici locali, trasporti, distribuzione commerciale, carburanti, professioni e servizi finanziari.
 
Nel settore delle professioni – raccomanda l’Antitrust – è necessario proseguire l’azione di modernizzazione. Nonostante il legislatore abbia di recente introdotto misure di promozione della concorrenza, come l’abrogazione dell’obbligatorietà di tariffe fisse o minime, o il divieto di pattuire compensi parametrati al raggiungimento degli obiettivi e di farsi pubblicità, alcuni organismi rappresentativi dei professionisti hanno interpretato in senso restrittivo le nuove disposizioni.
 
L’indagine conoscitiva svolta dall’Autorità allo scopo di verificare il recepimento delle regole pro-concorrenziali - si legge nella segnalazione - mostra una realtà non confortante, caratterizzata da una sostanziale impermeabilità dei codici deontologici alle esigenze di modernizzazione. L’Autorità ha piena consapevolezza degli interessi fondamentali del singolo e della collettività spesso collegati ai servizi professionali, nonché del contributo di alcune attività professionali alla diffusione dell’innovazione scientifica e tecnologica nell’interesse della competitività del Paese. Tuttavia, i principi di concorrenza possono essere applicati in modo compatibile con le esigenze di protezione sociale e di tutela degli interessi pubblici che devono essere garantite dalla regolazione dei servizi professionali.
 
Specifica attenzione – sottolinea l’AGCM – meritano le questioni relative all’accesso, alle esclusive, alla struttura e funzione degli ordini e alla determinazione delle tariffe. L’accesso a una professione deve essere, in linea di principio, libero, salve le ipotesi in cui esigenze di tutela di interessi generali impongano la necessità di particolari requisiti di ordine morale e/o tecnico.
 
È auspicabile – continua il documento – l’istituzione di corsi scolastici e universitari che consentano di conseguire direttamente l’abilitazione. L’imposizione dell’esame di Stato va valutata a seconda delle circostanze, mentre il periodo di tirocinio deve essere proporzionato alle esigenze di apprendimento pratico e deve potersi svolgere non solo presso il professionista, ma anche presso strutture pubbliche e private.
 
Le riserve di attività costituiscono un ulteriore ostacolo al funzionamento dei mercati che rischiano di tradursi in un’indebita protezione per i professionisti titolari, a danno dei consumatori. È necessario – afferma l’Antitrust – che l’attribuzione di riserve di attività siano sempre giustificate da esigenze di tutela degli utenti, che non potrebbero essere altrimenti soddisfatte.
 
Altro capitolo scottante è quello degli Ordini : secondo l’Antitrust essi devono tutelare la correttezza degli iscritti nello svolgimento della prestazione professionale e l’aggiornamento, mentre i codici deontologici devono prevedere unicamente norme di tipo etico, a garanzia degli interessi dell’utente e della libertà e autonomia del professionista e non devono mai regolare i comportamenti economici dei professionisti.
 
L’apparato ordinistico, con le sue funzioni di vigilanza sull’attività del professionista, costituisce una misura incisiva di controllo pubblico delle attività private, che si giustifica solo per particolari esigenze di tutela. I compiti degli ordini devono essere incentrati sulla tutela della correttezza nello svolgimento della prestazione professionale e sull’aggiornamento. Gli organi di governo degli ordini non devono essere più espressione esclusiva dei membri della professione.
 
Anche nel settore delle professioni – conclude l’AGCM –, il prezzo dei servizi dovrebbe essere stabilito d’intesa tra le parti. In determinate circostanze, le esigenze di tutela dei consumatori possono giustificare la previsione, in via eccezionale, di tariffe massime. In tal caso, queste ultime dovrebbero essere concretamente stabilite in modo più trasparente e immediatamente percepibile per il consumatore.
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