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URBANISTICA

Gli inerti da scavo non contaminati non sono rifiuti

di Rossella Calabrese

Tar: se i materiali non sono inquinati e hanno una destinazione certa, sono esclusi dalla disciplina sui rifiuti

Vedi Aggiornamento del 28/04/2010
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18/06/2008 - Se i materiali inerti da scavo non sono contaminati ed hanno una destinazione ben definita, possono essere sottratti alla disciplina generale sui rifiuti.
 
È questo, in sintesi, il contenuto della sentenza n. 33 del 16 aprile 2008 con la quale il TAR Valle d’Aosta ha accolto il ricorso dalla Regione Autonoma contro un provvedimento del Ministero dell’Ambiente che, autorizzando l'avvio dei lavori previsti in un progetto di bonifica di un’area di cava, disponeva che “i materiali inerti da scavo e i materiali provenienti da operazioni di disalveo sono considerati rifiuti e pertanto devono essere gestiti ai sensi della vigente normativa sui rifiuti”.
 
Per la realizzazione di questo intervento la Regione intendeva utilizzare il materiale inerte ricavato nel corso dei lavori di manutenzione dei corsi d'acqua e degli alvei; la limitazione imposta dal Ministero la costringerebbe invece a reperire altrove il materiale occorrente per la bonifica.
 
Secondo la Regione, la determinazione del Ministero è in contrasto con la disciplina di cui al Dlgs 152/2006 (Codice dell’ambiente) il cui art. 185 esclude dal campo di applicazione della disciplina dei rifiuti “il materiale litoide estratto dai corsi d'acqua, bacini idrici ed alvei, a seguito di manutenzione disposta dalle autorità competenti”, mentre il successivo art. 186 prevede che “Le terre e rocce da scavo, anche di gallerie, ed i residui della lavorazione della pietra destinate all'effettivo utilizzo per reinterri, riempimenti, rilevati e macinati non costituiscono rifiuti e sono, perciò, esclusi dall'ambito di applicazione della parte quarta del presente decreto solo nel caso in cui, anche quando contaminati, durante il ciclo produttivo, da sostanze inquinanti derivanti dalle attività di escavazione, perforazione e costruzione siano utilizzati, senza trasformazioni preliminari, secondo le modalità previste nel progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale…sempreché la composizione media dell'intera massa non presenti una concentrazione di inquinanti superiore ai limiti massimi previsti dalle norme vigenti e dal decreto di cui al comma 3”.
 
Il provvedimento ministeriale - continua la Regione Valle d’Aosta – contrasta anche con il nuovo art. 186 (come modificato dal Dlgs 4/2008 ) in quanto la regione intende utilizzare materiale di scavo già immediatamente preordinato all'attività di bonifica, senza necessità di alcun preventivo trattamento, garantendo un elevato livello di tutela ambientale.
 
La tesi della Regione hanno convinto i giudici del Tar, i quali evidenziano che gli articoli 185 e 186 del Codice fanno degli opportuni distinguo fra materiale inquinato e non, ai fini della loro qualificazione quali “rifiuti” e del loro conseguente utilizzo. Dalla lettura complessiva della norma emerge che se i materiali non sono contaminati ed hanno una destinazione ben definita, possono essere sottratti alla disciplina generale sui rifiuti.
 
È quindi ingiustificata e generica la prescrizione del Ministero che esclude tout court la possibilità di utilizzare materiali inerti da scavo e materiali provenienti da operazioni di disalveo per operazioni di bonifica, ritenendoli sempre e comunque “rifiuti”.

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