Carrello 0
URBANISTICA

Tutela del paesaggio: la competenza è sempre dello Stato

di Rossella Calabrese
Commenti 9355

La Consulta boccia una legge regionale che affidava al Piano del Parco la tutela dei beni culturali, ambientali e paesistici

Vedi Aggiornamento del 29/06/2009
Commenti 9355
16/06/2008 - Con la sentenza  n. 180 del 30 maggio 2008, la Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima parte della legge regionale n. 3 del 2007 del Piemonte che sostituendo il piano d'area al piano paesaggistico ha alterato l’ordine gerarchico tra gli strumenti di pianificazione paesaggistica dettata dalla normativa statale.
 
Il Governo - che ha presentato il ricorso - premette che la legge piemontese ha istituito il Parco fluviale Gesso e Stura, individuando e dettando norme specifiche per le riserve naturali orientate, le aree attrezzate e le zone di salvaguardia. In particolare, il Parco fluviale è regolato dagli strumenti di pianificazione specifica e dal piano d’area , il quale, secondo la norma censurata (art. 12, comma 2) «è efficace anche per la tutela del paesaggio ai fini e per gli effetti di cui all'articolo 143 del Dlgs 42/2004 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio) e ai sensi dell'articolo 2 della legge regionale 3 aprile 1989, n. 20 (Norme in materia di tutela di beni culturali, ambientali e paesistici)».
 
Il  piano d’area - osserva il ricorrente - rappresenta per i Parchi Naturali, in base all'art. 25, comma 1, della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), il «Piano per il Parco» che ha valore anche di piano paesistico e di piano urbanistico e sostituisce i piani paesistici e i piani territoriali o urbanistici di qualsiasi livello.
 
Il Governo contesta dunque il fatto che l’art. 12, comma 2, della LR 3/2007, nell’assegnare al piano d’area la valenza anche di piano per la salvaguardia del paesaggio del territorio del Parco, non rispetterebbe la prevalenza della pianificazione paesaggistica rispetto non solo alla pianificazione territoriale ed urbanistica degli enti territoriali, ma anche agli atti di pianificazione ad incidenza territoriale, compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette.
 
Ne deriverebbe, secondo il ricorrente, la violazione della potestà legislativa esclusiva dello Stato in materia di paesaggio, ai sensi dell'art. 117, secondo comma, lettera s), nonché della legislazione di principio dettata dal Dlgs 42/2004, in materia di «governo del territorio» e «valorizzazione dei beni culturali», di cui all'art. 117, terzo comma, Cost.
 
Secondo la Regione Piemonte «il Piano del Parco nella disciplina regionale vigente non è una regolamentazione meramente settoriale espressa dall'ente di gestione dell'area protetta», ma rappresenta lo «strumento di pianificazione regionale territoriale e paesaggistica, vincolante anche la strumentazione urbanistica locale»; tale Piano tutela il territorio del Parco naturale «nella sua specificità di bene ambientale», provvedendo anche ad una integrazione «nel sistema di protezione e valorizzazione dei beni ambientali paesaggistici sul territorio regionale».
 
Inoltre – fa presente la Regione – il Piano del Parco di cui all'art. 12 della LR 3/2007, è piano della Regione, che provvede specificamente alla tutela paesaggistica dell'ambito considerato ed è «a tutti gli effetti strumento di pianificazione paesaggistica della Regione», prevalendo, quindi, sulla strumentazione urbanistica e territoriale locale di qualsiasi tipo.
 
La Consulta condivide le argomentazioni del Governo sottolineando il fatto che il Piano di area, così come disciplinato dalla normativa regionale del Piemonte, sostituisce il Piano per il Parco, definito dalla Legge quadro sulle aree protette (L. 394/1991) “strument[o] di attuazione delle finalità del parco naturale regionale”; inoltre la norma regionale affida al Piano per il Parco anche la tutela dei beni culturali, ambientali e paesistici a livello regionale, provinciale, comunale.
 
Ma - spiegano i giudici - la competenza sull’individuazione delle linee fondamentali dell'assetto del territorio nazionale per quanto riguarda la tutela del paesaggio, sono affidate al Ministero per i beni e le attività culturali (art. 145 del Dlgs 42/2004); inoltre, i piani paesaggistici prevedono misure di coordinamento con gli strumenti di pianificazione territoriale e di settore, nonché con i piani, programmi e progetti nazionali e regionali di sviluppo economico.
 
Lo stesso art. 145 del Dlgs 42/2004 stabilisce il principio di “prevalenza dei piani paesaggistici” sugli altri strumenti urbanistici, precisando che: «Per quanto attiene alla tutela del paesaggio, le disposizioni dei piani paesaggistici sono comunque prevalenti sulle disposizioni contenute negli atti di pianificazione ad incidenza territoriale previsti dalle normative di settore, ivi compresi quelli degli enti gestori delle aree naturali protette».
 
Concludendo, la Corte afferma che l’art. 12, comma 2, della LR 32007, nel sostituire il piano d’area al piano paesaggistico, altera l’ordine di prevalenza che la normativa statale, alla quale è riservata tale competenza, detta tra gli strumenti di pianificazione paesaggistica. Quindi, la disposizione censurata, violando l'art. 145, comma 3, del Dlgs 42/2004, è costituzionalmente illegittima.
© Riproduzione riservata

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui

x Sondaggi Edilportale
Lucernari e cupole per illuminare dall'alto, quali usi nei tuoi progetti? Partecipa