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LAVORI PUBBLICI

Appalti: all’esame della Camera il terzo correttivo del Codice

di Rossella Calabrese

Tra le novità del provvedimento, il rafforzamento del ruolo dei privati nell’infrastrutturazione del Paese

Vedi Aggiornamento del 30/09/2008
21/07/2008 - È in corso in questi giorni l’esame, da parte della Commissione Ambiente della Camera, del terzo decreto correttivo del Codice degli appalti pubblici ( Dlgs 163/2006 ).
 
La scorsa settimana, il presidente della Commissione ha comunicato che il Governo, vista la ristrettezza dei tempi per modificare il Codice (i due anni previsti dalla legge delega 62/2005 sono scaduti a fine giugno), ha inviato alle Camere la richiesta di parere non corredata dai pareri del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata. Tuttavia, prima di pronunciarsi definitivamente sul provvedimento, la Commissione dovrà attendere i suddetti pareri.
 
Il relatore, Mauro Pili, ha sottolineato che la Commissione si trova di fronte a due strade: recepire in toto i rilievi formulati dalla Commissione europea e dalla Corte di Giustizia europea nei confronti dell'Italia, oppure tentare di introdurre nel codice le modifiche necessarie a rilanciare un grande «cantiere Italia», ispirandosi alle regole di trasparenza, concorrenza, ma soprattutto libertà economica, efficacia ed efficienza.
 
Perseguendo la prima strada - ha osservato il relatore - la discussione potrebbe concludersi con un semplice recepimento delle valutazioni e delle prescrizioni comunitarie, sulla seconda varrebbe la pena di soffermarsi con una riflessione capace di mettere al centro dell'azione parlamentare gli obiettivi da raggiungere e i conseguenti strumenti per perseguirli. È essenziale - secondo il relatore - che il codice sia fondato su almeno quattro linee di intervento: semplificazione, competitività rafforzata, modernizzazione e flessibilità. A tal fine la Commissione deve guardare ai rilievi comunitari non come un obbligo conformativo, ma come una opportunità per perseguire gli obiettivi prefissati.  
 
Soffermandosi sugli aspetti contestati da Bruxelles e sulle relative proposte di modifica del Governo, il relatore ha segnalato alcune questioni: il ruolo dei privati nell'infrastrutturazione del Paese, dal promotore al project financing; l'efficacia delle procedure attraverso la responsabilizzazione delle stazioni appaltanti; i piani complessi urbani e non, il rilancio e la valorizzazione dell'iniziativa privata. Dalle opere strategiche a quelle urbane il ruolo della finanza di progetto e dei capitali privati assume un ruolo sempre più centrale e decisivo. Per questa ragione - ha spiegato - è necessario rafforzare l’intervento del privato (ex promotore) nella realizzazione dell'opera pubblica. Su questo tema il Governo è intervenuto radicalmente, riducendo da tre ad uno i passaggi previsti per l’affidamento del project financing ad un privato ( leggi tutto ). Occorre però - secondo il relatore - valorizzare l'idea, la creatività e l'iniziativa imprenditoriale, prevedendo un riconoscimento per rendere «attraente» l'apporto d'opera intellettuale del privato.
 
Per quanto riguarda le procedure e gli strumenti necessari alla migliore performance realizzativa delle opere, il decreto si fa carico di risolvere il conflitto tra funzioni e ruoli nelle procedure amministrative e di migliorare l’efficienza, l’efficacia e la valutazione oggettiva del lavoro della stazione appaltante.
 
Al termine della discussione, il presidente della Commissione ha ricordato che il termine per la conclusione dell'esame dello schema di decreto legislativo dovrà anche essere commisurato ai tempi di lavoro dell'Assemblea, prima della pausa estiva.
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