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Biennale Venezia: lavori sperimentali al Padiglione Italia
ARCHITETTURA

Biennale Venezia: lavori sperimentali al Padiglione Italia

di Roberta Dragone

L’architettura interpreta la realtà urbana

25/09/2008 - All’interno del Padiglione Italia , ai Giardini, va in scena l’architettura sperimentale. La mostra, realizzata da Aaron Betsky con la collaborazione di Emiliano Gandolfi, rivela tre anime diverse: Masters of the Experiments rappresenta l’influsso dei linguaggi sperimentali più significativi degli ultimi decenni; Experimental Architecture offre una panoramica sul modo in cui l’architettura contemporanea interviene nella realtà urbana; Upload City volge uno sguardo virtuale al possibile sviluppo futuro attraverso l’uso della rete.
 
Ma cosa si intende per architettura sperimentale?
Secondo Betsky è l’architettura intesa come “rappresentazione, riutilizzo e riallocazione di immagini, materiali e persino idee”. Non produzione di nuove forme o nuovi edifici, bensì “raccolta di ciò che già esiste e la sua trasformazioni in nuove strutture e nuove relazioni in grado di rivelare modi differenti di vita, uso o esperienza”. È una architettura che ha superato le restrizioni della prassi edilizia e ha dato vita a controimmagini di ciò che l’architettura abitualmente produce.
 
Gandolfi vede nella sperimentazione una preziosa opportunità per individuare strumenti in grado di aprire lo spettro di azione dell’architettura: “In un momento di forte emergenza urbana – basti pensare ai dati di UN Habitat per il quali entro il 2030 un abitante su tre nel mondo vivrà in una baraccopoli, e al progressivo emergere di casi di in equità sociale – l’architetto sembra perdere progressivamente importanza, schiacciato tra lo star system delle architetture-spettacolo e le richieste sempre più imperiose di un capitalismo globale che disegna la crescita urbana esclusivamente in base a calcoli economici. È in questo clima che la sperimentazione perde interesse per la definizione di forme sempre più sofisticate e si confronta apertamente con l’osservazione dello stato attuale delle nostre realtà urbane”.
 
Masters of the Experiments espone il lavori di sei architetti che hanno maggiormente influenzato l’architettura sperimentale contemporanea: Frank O. Gehry, Herzog & de Meuron, CoopHimmelb(l)au, Zaha Hadid, Morphosis, OMA (Office for Metropolitan Architecture). Quest’ultimo rappresentato da un video di Ila Beka e Louise Le moine e dai disegni di Madelon Vriesendorp.
 
Experimental Architecture espone il lavori di 55 studi internazionali che interpretano la complessa realtà urbana attraverso mappature, strutture temporanee, interventi urbani e progetti visionari.
Molti di questi progetti sono incentrati sul tema del riuso. Il collettivo olandese 2012Architecten propone un’architettura a ciclo continuo in cui ogni elemento è utilizzato per ridurre il consumo energetico – un parco giochi fatto di pale eoliche riciclate, un bar di lavatrici, una torre di lavandini; lo studio italo-americano LOT-EK volge l’interesse verso strutture utilizzate per scopi industriali collezionando una sorta di enciclopedia del riuso denominata UrbanScan; il gruppo taiwanese Interbreeding Field realizza installazioni urbane con strutture di scarto, come impalcature di legno e taniche d’acqua.
 
Diversi altri progetti propongono sistemi urbani sostenibili attraverso proposte visionarie che sviluppano strutture ecologiche in grado di comprendere intere città e formare una nuova ecologia urbana. Stefano Boeri parla di “etica urbana non antropocentrica” e suggerisce l’attuazione di interventi in grado di rigenerare le nostre città sulla base di una coabitazione programmata tra diverse specie, animali e vegetali, da promuovere contestualmente a efficaci misure di politica urbana. 
 
Altri progetti sviluppano tecnologie innovative per soluzioni ecologiche. È il caso di ecoLogicStudio e Cloud9, i quali si spingono verso una forma di ibridazione tra conoscenze di sistemi biologici e strutture artificiali. Le nostre città risultano costruite da strumenti tecnologicamente avanzati, bracci meccanizzati e strutture robotiche.
 
Ci sono ancora progetti che riattivano spazi per lo scambio tra culture, idee e usanze: in queste visioni l’uso dello spazio pubblico, la vitalità dei quartieri e la street culture acquistano maggior rilievo della forma degli edifici.
 
Infine, al piano rialzato del Padiglione Italia, Upload city, realizzata con la collaborazione di Saskia van Stein, presenta video da YouTube e fonti analoghe, insieme a una serie di video musicali amatoriali e non, che mostrano l’architettura sperimentale prodotta dalla (o per) la prossima generazione, che mette da parte molte delle restrizioni del costruire.
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