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AZIENDE

Il laterizio, un ponte tra tradizione e innovazione

Il quartier generale della Emi Music France a parigi, un progetto di Renzo Piano

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29/09/2008 - L’assemblaggio a secco di prodotti generalmente montati ad umido e l’uso di elementi prefabbricati in laterizio di grandi dimensioni mostrano, ancora una volta, come materiali della tradizione e tecnologie costruttive industrializzate possano ben coesistere, soprattutto se supportate da una adeguata sensibilità progettuale e da un approccio contemporaneo al progetto.
 
Era un deposito periferico della società che gestiva la rete delle autolinee parigine. In pochi anni si è trasformato in un brillante esempio di riqualificazione architettonica e funzionale, che ha sapientemente combinato il recupero di un capannone esistente e l’edificazione di quattro nuovi complessi. Filo conduttore del quartiere generale della “Emi Music France” di Parigi, firmato da Renzo Piano , è un materiale costruttivo dalla storia millenaria, eppure in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze contemporanee. Il laterizio dimostra infatti di avere tutti i numeri per essere il materiale del futuro grazie ai vantaggi dell’edilizia massiva: la soluzione capace di rispondere al meglio, ed in modo integrato, a tutte le problematiche edilizie: stabilità strutturale, economicità di gestione, efficienza energetica, compatibilità ambientale, durabilità, comfort termoigrometrico e qualità dell’ambiente abitato, sicurezza al fuoco.
 
Il committente di questo progetto (terminato nel 2005), originariamente la Virgin Group, successivamente la Emi Music, aveva espresso al progettista il suo programma funzionale, che prevedeva di riunire in un’unica sede tutte le etichette del Gruppo presenti in Europa; un programma cui il Renzo Piano Building Workshop ha risposto con una composizione modulare (una maglia di 5,5 m), che riserva a ciascuna casa discografica il suo spazio e la sua identità, combinando il tutto sapientemente in una struttura compatta e unitaria che riveste l’intero perimetro del lotto e ricava, al suo interno, una corte a giardino capace di rievocare, rileggendolo in chiave moderna, il chiostro medievale. Renzo Piano ha analizzato ed interpretato con grande attenzione il rapporto dimensionale e relazionale del complesso con il contesto, caratterizzato da una cortina urbana densa di costruzioni residenziali tra i sei e gli 11 piani fuori terra, alle quali il progetto si oppone sviluppando poco in altezza gli edifici, ma dialogando con esse mediante una interessante rivisitazione combinata degli archetipi delle fabbriche ottocentesche, delle case parigine e dei laboratori rinascimentali. In questo senso, il disegno di facciata scarno e asciutto, il tetto a shed, la ripetitività dei prospetti, il largo impiego di superfici porticate – caratteri distintivi dell’architettura storica parigina – attestano l’attenzione riservata alla problematica dell’inserimento del nuovo complesso nell’ambito del contesto urbano e culturale della città. La sobrietà compositiva della facciata, ritmata regolarmente dalla maglia strutturale e dal susseguirsi regolare dei fronti a capanna, viene esaltata dalla originale scelta di applicare sulla falda meridionale del tetto a shed un pannello in rame non preossidato, che svetta inclinato fuori scala e fuori sagoma, caratterizzando in maniera unica il progetto. Le funzioni strettamente legate alla musica “esercitata” sono concentrate nell’unico edificio recuperato del deposito della Ratp, ovvero il grande capannone che chiude il lato sud del lotto, all’interno del quale è stato ricavato, tra l’altro, un piccolo auditorium, un centro ricreativo, tre studi di registrazione, una galleria per esposizioni temporanee ed una mensa per i dipendenti.
 
 
Le nuove edificazioni, invece, concentrano la sfera manageriale delle funzioni svolte all’interno del complesso, ospitando uffici e sale riunioni articolati su due livelli, al di sotto dei quali trovano posto gli indispensabili parcheggi. Sul lato esterno, il piano terra si presenta permeabile e trasparente, arretrato rispetto al fronte superiore di 180 cm, a creare una sorta di loggia alta 345 cm, che, nelle ore notturne, viene chiusa mediante un sistema di serrande mobili (a movimento verticale), costituito da griglie d’acciaio che di giorno sporgono sul profilo di facciata trasformandosi in elementi frangisole. Al contrario, il fronte del piano superiore è completamente opaco. L’alternanza tra superfici trasparenti ed opache, tra pieni e vuoti, è riservata principalmente ai fronti esterni. Gli spazi interni, invece, sono caratterizzati dalla dominanza ed esaltazione della luce naturale, che investe ogni singolo ambiente grazie alle grandi aperture sulla corte, alle coperture inclinate trasparenti ed ai tamponamenti in vetrocemento. I percorsi organizzati per accedere ai diversi livelli diventano lo strumento per movimentare lo schema compositivo del giardino, obbligando a ricavare nella pendenza del terreno le scale per scendere al seminterrato, cui si contrappongono aeree le passerelle sospese che consentono l’accesso ai piani superiori. Le soluzioni tecnologiche, così come quelle formali, rievocano chiaramente l’archetipo della fabbrica; oltre agli aspetti formali già citati (la ripetitività dei moduli, gli shed, le ampie vetrate sulla corte interna e i tamponamenti completamente ciechi sui fronti stradali), tutto il processo costruttivo, infatti, sembra basarsi sul concetto di prefabbricazione, assemblaggio a secco e “leggerezza” strutturale.
 
La struttura portante in acciaio galvanizzato lasciata a vista, ad accentuare il concetto di costruzione industriale, è tamponata mediante pannelli prefabbricati di laterizio disposti verticalmente, composti da un tavolato esterno di 5 cm, un pannello isolante di 5 cm ed un tavolato interno di 10 cm. Anche i prospetti che affacciano sulla corte interna presentano, nelle parti opache, l’utilizzo di pannelli prefabbricati ugualmente in laterizio. L’uso di tale sistema di tamponamento rappresenta, dal punto di vista tecnologico, forse l’aspetto più interessante del progetto; la particolarità, infatti, risiede nell’utilizzo di pannelli a tutta altezza prefabbricati in laterizio e nella scelta formale (ma anche tecnologica) di non intonacare i pannelli stessi, ma di lasciarli faccia a vista, sia internamente che esternamente.
 
Il progetto, in questo caso, presenta una soluzione tecnologica apparentemente semplice, ma dotata – caratteristica questa peculiare dei progetti del Renzo Piano Building Workshop – di un’attenzione all’integrazione di materiali differenti assai curata. I pannelli in laterizio vengono lasciati faccia a vista, sia perché contraddistinti da particolari caratteristiche di resistenza agli attacchi di agenti chimici acidi o basici e da una buona resistenza ai graffiti, sia per evitare che possibili scostamenti tra i panelli stessi, e tra componenti in laterizio e componenti metallici, possano causare fessurazioni superficiali; ma, soprattutto, ancora una volta, per accentuare il concetto di prefabbricazione e di montaggio a secco che una eventuale intonacatura avrebbe reso meno appariscente.



UFFICIO STAMPA
Daniela Da Milano
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