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FINANZIAMENTI

Piano Casa: il ruolo dei costruttori edili

di Rossella Calabrese

L’Ance stima in 5 mld di euro le risorse attivabili per realizzare 100 nuove città sostenibili, vivibili e accessibili

Vedi Aggiornamento del 14/01/2009
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02/10/2008 - Il sistema delle costruzioni ha le potenzialità per realizzare il Piano Casa delle 100 città con oltre 100.000 abitazioni. È quanto prevede l’Ance (Associazione Nazionale Costruttori) in un documento che illustra il Piano Casa del Governo alla luce di un pieno coinvolgimento delle imprese di costruzioni nella realizzazione degli investimenti, utilizzando gli strumenti finanziari previsti come leva per coinvolgere ulteriori finanziamenti.
 
Le risorse che il Piano Casa offre – esordisce lo studio dell’Ance – devono essere poste al servizio di un grande progetto: realizzare 100 nuove città sostenibili, vivibili, accessibili, senza sottrarre un solo metro quadro alle campagne coltivate o alle aree protette. Secondo l’Ance occorre mettere in primo piano la qualità progettuale dei nuovi insediamenti, dialogare con i Comuni per individuare le aree migliori in cui intervenire, verificare la sostenibilità ambientale ed economica e agire con rapidità ed efficacia. In questo modo è possibile – secondo i costruttori – superare la dimensione del singolo intervento edilizio e ampliare la posta in gioco, elevando il numero di alloggi, dagli annunciati 20 mila, a 100/110 mila unità.
 
Per determinare le potenzialità del Piano Casa, in termini di volume di investimenti attivabili – spiega l’Ance – occorre considerare tutte le opportunità offerte dalla normativa, in particolare gli strumenti in grado di attivare processi di rigenerazione e rinnovamento di interi pezzi di città. Questi processi trovano naturale attuazione nei Programmi integrati e nel project financing , due strumenti fondati sulla partnership tra soggetti pubblici e privati. Infatti, in un’interpretazione del social housing come “servizio” offerto dal territorio, la realizzazione di interventi nei quali la componente sociale sia solo uno di servizi offerti, e non l’unico, il coinvolgimento dei privati appare insostituibile.
 
Di conseguenza – osservano i costruttori – il criterio ispiratore delle iniziative non può che essere quello dell’evidenza pubblica delle procedure adottate, in modo da garantire, sia la parità d’accesso e il pari trattamento di tutti i soggetti interessati, sia l’opportunità, per le amministrazioni, di poter premiare le proposte migliori. Nel caso di interventi localizzati su aree di proprietà pubblica, l’assegnazione a soggetti privati potrà avvenire con i meccanismi del project financing; in tal modo è possibile immaginare, ad esempio, interventi immobiliari “misti”, che contengano, cioè, alloggi da destinare all’affitto a canone sostenibile e abitazioni per la vendita immediata ed eventuali insediamenti a destinazione non residenziale (commerciale, terziaria e servizi), funzionali alla qualità dell’intervento. Questo mix può garantire la sostenibilità economica e finanziaria dell'operazione.
 
La partnership tra tutti gli attori del Piano è in grado di ampliare notevolmente l’offerta di residenze, attraverso una “leva” industriale, propria dei singoli progetti, che può portare il numero di alloggi dagli annunciati 20 mila fino a 100/110 mila.
 
Analizzando nello specifico le risorse del Piano , l’Ance osserva che il DL 112/2008 , accanto al Sistema Integrato dei Fondi immobiliari (SIF), ha indicato una serie di finanziamenti pubblici a vario titolo disponibili, quantificata in 850 Milioni di euro . Di questo ammontare, 150 Milioni di euro vengono utilizzati per il finanziamento del SIF , i restanti 700 Milioni di euro possano essere utilizzati nel limite massimo del 30% del costo degli investimenti per la realizzazione di alloggi a canone sostenibile.
 
Il primo passo per la realizzazione del SIF è stata la costituzione di un Fondo di investimento nazionale , la cui disponibilità iniziale è stimata in 1.000 Milioni di euro , e che ha come obiettivo dimensionale finale un ammontare di 3.000 Milioni di euro . All’ammontare iniziale del Fondo concorreranno le Fondazioni bancarie, le risorse statali a tale scopo destinate e la Cassa Depositi e Prestiti.
 
Il contributo delle Fondazioni bancarie può essere stimato (sulla base delle erogazioni degli ultimi anni nel settore dello sviluppo locale ed edilizia pubblica popolare) in 250 Milioni di euro annui; il contributo statale al Fondo nazionale è determinato in 150 Milioni di euro , come previsto dal DL 112/2008; la Cassa Depositi e Prestiti è chiamata a contribuire con 600 Milioni di euro , per il conseguimento dei 1.000 Milioni di euro che costituiranno la dotazione iniziale del Fondo.
 
A questi potrebbero aggiungersi altri investitori istituzionali, quali le compagnie di assicurazione, i Fondi pensione ecc., incrementando del 50% la dotazione iniziale del Fondo, portando la massa finanziaria complessivamente attivabile a 2.000 Milioni di euro . Il Fondo nazionale avrà come scopo principale lo sviluppo di molteplici Fondi a livello locale , ai quali contribuirà, seguendo le linee indicate dal Ministero dell’economia, con una quota non superiore al 40% della loro dotazione.
 
In tal modo – conclude l’Ance – le risorse complessivamente a disposizione dei Fondi locali, tra quelle derivanti dal Fondo nazionale e quelle degli investitori locali, ammonterebbero a 5.000 Milioni di euro.

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