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LAVORI PUBBLICI

Appalti: nuove regole per le centrali di committenza

di Rossella Calabrese

Responsabilità personale dei dirigenti per i maggiori costi degli appalti stipulati al di fuori delle centrali di committenza

Vedi Aggiornamento del 26/04/2013
16/10/2008 - Dopo l’approvazione da parte della Camera, è approdato in Senato il disegno di legge  “Disposizioni per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività nonché in materia di processo civile” che contiene alcune novità per la disciplina delle centrali di committenza.
 
Al fine di assicurare la tutela della trasparenza e della legalità, il ddl modifica l’art. 33 del Dlgs 163/2006 (Codice degli appalti) disponendo, in particolare, che le amministrazioni regionali e Consip Spa, nella stipula dei contratti pubblici di lavori, servizi e forniture, possano svolgere, per conto e su richiesta degli enti locali siti nei relativi territori diversi dai comuni metropolitani, le attività di centrali di committenza, anche avvalendosi delle Province, dei provveditorati alle opere pubbliche e della collaborazione delle prefetture-uffici territoriali del Governo. Resta ferma, per gli enti locali diversi dai comuni metropolitani, la facoltà di costituire centrali di committenza associandosi o consorziandosi.
 
I soggetti che fungono da centrali di committenza e l’Osservatorio predispongono capitolati prestazionali e prezzari di riferimento per prestazioni standardizzate o comunque comparabili, nell’osservanza dei valori espressi nelle convenzioni stipulate dalla società CONSIP Spa, ai sensi dell’art. 26, della Legge 488/1999 e dei relativi parametri di qualità-prezzo, nonché sulla base della media dei prezzi praticati alle amministrazioni aggiudicatrici negli ultimi tre anni, ridotti del 5%. Gli enti locali che si avvalgono delle centrali di committenza e le centrali di committenza stesse non sono tenuti al pagamento della tassa sulle gare, prevista dall’articolo 1, comma 67, della Legge 266/2005 (Finanziaria 2006).
 
In sede di programmazione degli interventi infrastrutturali a carico dello Stato, ai fini della ripartizione degli stessi su scala regionale, è assicurata una quota premiale delle risorse finanziarie in favore delle Regioni che abbiano introdotto nella loro legislazione disposizioni volte a rendere effettivo il ricorso alle procedure gestite da centrali di committenza per gli enti locali siti all’interno del territorio regionale, in maniera tale da assicurare minori oneri rispetto all’anno precedente. L’ammontare della quota premiale è stabilito annualmente con il DPEF.
 
Le amministrazioni locali che non si avvalgono delle centrali di committenza sono tenute a motivarne le ragioni tecniche e di opportunità economica, con obbligo di trasmissione degli atti alla Corte dei conti. Nel caso di contratto stipulato dagli enti locali senza il ricorso alle centrali di committenza, in mancanza di adeguata motivazione, il pubblico ufficiale che ha stipulato il contratto e i responsabili dell’approvazione o dei controlli rispondono a titolo personale e solidale dell’eventuale maggiore corrispettivo pagato dall’amministrazione. Inoltre, in caso di mancato ricorso alle centrali di committenza, i trasferimenti ordinari a carico dello Stato sono stabilmente ridotti di un importo pari al maggiore onere sostenuto dalle amministrazioni rispetto a quanto sarebbe derivato dall’affidamento alle centrali di committenza.
 
Le amministrazioni locali che, per la realizzazione di opere pubbliche, non si avvalgano centrali di committenza non possono fare ricorso, per il relativo finanziamento, all’imposta di scopo introdotta dalla Legge 296/2006 ( Finanziaria 2007). Gli stessi enti non possono aumentare le aliquote di tributi e di imposte, né gli oneri concessori per la realizzazione di attività edilizie o altre tariffe locali.

Preoccupazioni sulle negative conseguenze sul settore delle costruzioni e dell’ingegneria derivanti dalla nuova norma sono state espresse dall’ OICE che, unitamente a ANCE, AGI, ANCPL e Confindustria, il 9 ottobre scorso ha inviato una lettera  al Presidente del Consiglio. 

Secondo l’OICE, la disposizione approvata alla Camera (che tocca l’articolo 33 del Codice, appena modificato per la terza volta), oltre a rendere di fatto obbligatorio il ricorso alle centrali di committenza, generalizza la quantificazione degli importi a base di gara (media dei prezzi praticati alle amministrazioni negli ultimi tre anni, ridotta del 5%) con effetti devastanti sul mercato delle costruzioni e dell’ingegneria e dell'architettura. In quest’ultimo settore - si fa notare nella lettera - la norma non considera che le prestazioni sono regolamentate da specifiche disposizioni, dettate dall’esigenza di mantenere un adeguato livello qualitativo.
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