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NORMATIVA

Decreto qualifiche: gli Ordini ritirano la sospensiva

di Rossella Calabrese

Stop al ricorso al Tar contro il DM sulle qualifiche professionali

Vedi Aggiornamento del 23/01/2009
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24/10/2008 - Gli ordini rinunciano alla richiesta di sospensiva avanzata la scorsa estate sul DM 28 aprile 2008 del Ministero della Giustizia che detta le regole per la partecipazione delle associazioni all'elaborazione delle piattaforme comuni per la semplificazione delle procedure di riconoscimento delle professioni.
 
Si tratta del decreto ministeriale attuativo del Dlgs 206/2007 - di recepimento della direttiva 2005/36/CE sul riconoscimento delle qualifiche professionali – che prevede l’istituzione di piattaforme comuni per semplificare le procedure di riconoscimento delle qualifiche professionali acquisite in uno Stato membro dell'Unione europea, ai fini dell’accesso alle professioni regolamentate e del loro esercizio in un altro Paese UE ( leggi tutto ). 
 
Il ricorso dinanzi al Tar del Lazio era stato presentato dall’ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, dagli ingegneri e dai periti industriali , i quali sostenevano che il coinvolgimento delle associazioni professionali nell’elaborazione delle piattaforme comuni per il riconoscimento violava le norme europee.
 
Grande la soddisfazione del Colap , costituitosi in giudizio presso il Tar a difesa degli interessi del mondo associativo. “Prendiamo atto della decisione comunicata dai legali degli ordini – ha esordito Giuseppe Lupoi, Presidente del Colap – che con la rinuncia alla richiesta di sospensiva dimostrano la debolezza intrinseca del ricorso, la cui unica ragione d’essere è il tentativo di strumentalizzare la magistratura per fini meramente politici con l’obiettivo di conservare una idea di unicità del mondo professionale italiano ormai obsoleto e non più rappresentativa. Siamo convinti – conclude il Presidente Colap - che quando il tribunale entrerà nel merito dei ricorsi non potrà far altro che censurarli per intero in quanto non è pensabile che milioni di cittadini italiani che legittimamente esercitano professioni non obbligate all’iscrizione ad un ordine, albo e collegio non abbiano il diritto di vedersi rappresentati.”

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