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RISPARMIO ENERGETICO

Eolico, sviluppo poco omogeneo in Italia

di Paola Mammarella

Differenti gli iter normativi regionali per l’energia rinnovabile

Vedi Aggiornamento del 19/06/2009
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23/10/2008 – Sono molte le differenze che contraddistinguono le regioni italiane nello sfruttamento dell’energia eolica. Il Decreto Legislativo 387/2003, che ha recepito la Direttiva Comunitaria 2001/77/CE, ha come obiettivo la semplificazione delle procedure autorizzative per la realizzazione di nuovi impianti eolici e delle opere necessarie alla loro costruzione e funzionamento. Opere definite ‘di pubblica utilità’, quindi indifferibili e urgenti, che dovrebbero essere soggette al rilascio dell’autorizzazione unica da parte della regione competente mediante la convocazione di una conferenza di servizi.
 
Il decreto prevede la possibilità di inserire nel procedimento autorizzativo una valutazione di impatto ambientale, così come quella di ubicare gli impianti in zone classificate agricole a patto che sia tutelata la produzione. Al di sotto dei 60 kW non è invece necessaria nessuna autorizzazione regionale, ma una dichiarazione di inizio attività da presentare al Comune.
 
La situazione italiana si presenta frastagliata. Se da una parte alcune regioni non hanno ancora attuato la procedura di autorizzazione unica, dall’altra il massiccio interesse verso le energie rinnovabili ha innescato diversi contenziosi. La Campania ha attuato le linee guida per il procedimento unificato con la Delibera di Giunta 1955/2006, pubblicata sul Bollettino Ufficiale n.60 del 27 dicembre 2006. La delibera stabilisce le modalità del procedimento unico, che deve avvalersi di una conferenza di servizi, la documentazione da presentare al settore ‘Sviluppo e promozione delle attività industriali’ ed esclude gli impianti di microgenerazione, che devono essere dotate di titolo edilizio.
 
Buon avanzamento in Liguria, che ha adottato un Pear, piano energetico regionale, e che con la Legge Regionale 22/2007 ha delegato alle province la competenza per il rilascio dell’autorizzazione unica. In Lombardia con la Legge Regionale 26/2003 sono state attribuite alle province funzioni autorizzative in materia di impianti energetici da fonti rinnovabili, da avviare con Conferenza di servizi. In Umbria la delega ha coinvolto i comuni ai sensi della Legge Regionale 21/2004.
 
Un particolare riferimento alle fonti eoliche è contenuta nella Delibera di Giunta della Regione Puglia 716/2005, in cui si chiarisce che i soggetti proponenti devono essere società industriali o commerciali il cui scopo preveda espressamente l’utilizzazione del vento. Previste anche Via, conferenza di servizi e istruttorie a carico dell’Assessorato all’Ecologia, oltre alla sottoscrizione di convenzioni col Comune. Nel Regolamento 16/2006 si gettano anche le basi per l’indicazione dei territori comunali in cui è ammissibile la realizzazione degli impianti. Aree che il Tar Puglia, con sentenza 2128/2008 ha esteso alle Zps, zone di protezione ambientale, e SIC, siti di interesse comunitario.
 
Ancora indietro Il Lazio, dove nonostante la Legge Regionale 14/1999 abbia delegato le competenze alle province, si lamenta la carenza di fondi per l’attuazione delle procedure. In Sardegna invece il trasferimento di competenze ha riguardato solo gli impianti per la produzione di energia elettrica inferiori a 300 MW, lasciando di fatto inattuato il decreto 387. La Legge Regionale 8/2004 ha inoltre vietato la costruzione di nuovi impianti fino all’emanazione del Piano paesaggistico regionale, che consente gli impianti solo in aree industriali o siti già degradati. Situazione simile in Sicilia, dove a fronte dell’assenza di linee guida la Giunta Regionale ha suddiviso il territorio in aree escluse, sensibili e consentite.

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