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RISPARMIO ENERGETICO

Pacchetto clima, raggiunto l’accordo dall’Unione Europea

di Paola Mammarella
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Restano ferme le quote del 20-20-20, compromesso sulle modalità più graduali di attuazione

Vedi Aggiornamento del 22/09/2009
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15/12/2008 – Raggiunto in sede europea l’accordo sul pacchetto clima. Sono cambiate parzialmente le posizioni dell’Italia sulla valutazione dei costi benefici del 20-20-20 contro i cambiamenti climatici.
 
L’Italia aveva chiesto a Bruxelles una revisione degli standard da perseguire, considerati troppo onerosi per un sistema industriale già provato dalla crisi economico finanziaria. Per l’Unione Europea, critica sulle stime italiane, si trattava invece di obiettivi indiscutibili. ( Leggi tutto )
 
Secondo gli studi effettuati dal Governo i costi del pacchetto clima si attestano intorno ai 18 miliardi di euro all’anno, con un peso dell’1,14% sul Pil. I dati, contestati dall’Ue, non terrebbero però in conto l’aumento dell’occupazione, per cui si prevede un incremento dello 0,3%. Critico anche il presidente di turno francese Nicolas Sarkozy, per cui abbandonare il pacchetto clima rappresenterebbe una dimostrazione di irresponsabilità.
 
La successiva istituzione di un tavolo tecnico per la verifica dei dati raccolti, culminato con il recente Vertice di Bruxelles, ha contribuito all’individuazione di un accordo. Una soluzione che lascia soddisfatti sia l’Italia che i Paesi membri dell’Est europeo, diventati di recente sostenitori delle soluzioni più moderate proposte dal Ministro Prestigiacomo.
 
Restano ferme le quote del 20-20-20, per la riduzione del 20% delle emissioni di gas serra entro il 2020 e l’aumento per la stessa percentuale di efficienza energetica e produzione da fonti rinnovabili.
 
Il compromesso è stato raggiunto sulle modalità di attuazione più graduale. Per le industrie che non corrono il rischio della delocalizzazione è previsto l’obbligo di acquisto del 20% dei diritti di emissione nel 2013 per passare al 70% nel 2020 e raggiungere il 100% entro il 2025. In questo modo vengono tutelate le produzioni portanti europee, come il settore manifatturiero e quelli di acciaio, cemento e alluminio.
 
Entro il 2013 si valuteranno poi gli esiti della conferenza Onu di Copenhagen in cui si attendono le posizioni di Stati Uniti, Cina e India. L’Italia, che ha proposto la clausola di revisione per il 2014, aveva minacciato di porre il veto alle trattative. Se nella conferenza dell’Onu si opterà per la revisione del processo di codecisione la possibilità di apporre il veto non troverà però riscontro.
 
Il documento, che non lascia entusiaste le associazioni ambientaliste perché considerato “annacquato”, passerà l’ulteriore analisi del Consiglio Europeo, Europarlamento e Commissione Europea.
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