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LAVORI PUBBLICI

Appalti: il parere delle Regioni sul Regolamento

di Rossella Calabrese

Proposte ipotesi di disciplina alternative a quelle adottate dal Governo

Vedi Aggiornamento del 22/02/2010
30/01/2009 - Dopo il parere favorevole del 19 dicembre 2008 del Consiglio superiore dei lavori pubblici ( leggi tutto ), anche la Conferenza delle Regioni e delle province autonome si è espressa sul Regolamento attuativo del Codice dei contratti pubblici ( Dlgs 163/2006 ).
 
Con un documento di 74 pagine, le Regioni hanno sollevato numerose questioni di carattere generale e specifiche, e formulato le relative proposte emendative.
 
Il procedimento di formazione del regolamento previsto dall’art. 5 del codice – premettono le Regioni - non prevede, come noto, l’acquisizione del parere delle autonomie territoriali in sede di Conferenza Unificata. Ciò nonostante, attesa la valenza e la portata di un provvedimento di questa importanza, le Regioni hanno ritenuto necessario, sul piano del metodo, fornire il proprio apporto collaborativo, assumendo l’iniziativa di riavviare un percorso condiviso e concertato con il Governo.
 
Nonostante i ristrettissimi tempi tecnici a disposizione, lo schema di regolamento è stato esaminato approfonditamente, sia nel suo impianto generale, sia analiticamente in ogni singola disposizione, considerando prioritariamente il punto di vista dei destinatari del nuovo corpo normativo che saranno chiamati a farne applicazione. Dallo sforzo ricostruttivo compiuto, sono emerse, in primo luogo, alcune criticità e carenze di carattere generale e metodologico, dovute alla presenza di profili di contrasto con la norma primaria o addirittura con la giurisprudenza della Corte costituzionale in materia di contratti pubblici, la cui mancata rimozione potrebbe essere fonte di oggettive difficoltà applicative o di contenzioso anche istituzionale.
 
Per altro verso, il lavoro compiuto è sfociato nella formulazione di precise ipotesi emendative di carattere essenzialmente tecnico, nell’ottica soprattutto di assicurare una maggiore coerenza col codice dei contratti, di semplificare e rendere maggiormente flessibili le procedure e gli adempimenti previsti, nei limiti consentiti dalle scelte compiute dal legislatore. In determinati casi non si sono ritenute condivisibili alcune scelte di attuazione del codice, sicché si sono formulate delle ipotesi di disciplina alternative a quelle adottate dal Governo.
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