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Expo 2015, dalla Corte dei Conti dubbi sui finanziamenti

di Paola Mammarella

La relazione quadrimestrale evidenzia le criticità nella distribuzione temporale e la necessità di verifiche

Vedi Aggiornamento del 11/10/2010
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03/02/2009 – Non sono incoraggianti le novità in arrivo dal fronte Expo Milano 2015. I fondi statali oltre l’anno 2011 non sarebbero coperti, lasciando molti dubbi anche in merito ai finanziamenti privati. È lo scenario prospettato dalla Relazione quadrimestrale sulle leggi di spesa .
 
Il documento, redatto dalla Corte dei Conti , evidenzia le criticità nella distribuzione temporale degli oneri relativi al finanziamento statale di Expo 2015. Sugli 11 miliardi totali ne mancano infatti 2,3, senza i quali sarà difficile l’avvio dei cantieri per le opere connesse all’evento, come autostrade, ferrovie e metropolitane.
 
Dall’analisi della Corte dei Conti emergono dubbi anche riguardo alle risorse considerate sicure dal dossier di candidatura: 3,2 miliardi da suddividere in 891 milioni a carico dei privati, 851 erogati dagli enti locali e 1,4 miliardi di finanziamento statale.
 
Il Decreto Legge 112/2008 autorizza infatti lo Stato a spendere 1,4 miliardi, ripartiti in 30 milioni nel 2009, 45 nel 2010, 59 nel 2011, 233 nel 2012, 564 nel 2013 e 445 nel 2014. Per gli esercizi del 2013 e 2014 emerge quindi un notevole divario, che vede raddoppiarsi gli stanziamenti. A giudizio della Corte sarebbero state necessarie precise indicazioni sulle risorse con cui fronteggiare gli oneri eccedenti.
 
Nella norma di copertura si fa infatti riferimento al saldo netto da finanziare, tralasciando gli effetti finanziari negativi sul fabbisogno e sull’indebitamento netto diversi da quelli prodotti sul saldo netto da finanziare e l’ammontare degli effetti.
 
Necessarie verifiche sui contributi di enti locali e privati anche per il Servizio Bilancio della Camera, in dubbio sulla compatibilità degli oneri con il patto di stabilità interna. Gli organizzatori non hanno indicato espressamente le modalità e i tempi dell’intervento, così come non hanno chiarito come sopperire a tali risorse in caso di mancata partecipazione degli investitori privati, ai quali non è stata prospettata l’obbligatorietà della garanzia fideiussoria.
 
Nell’attuale congiuntura economica, in cui l’autonomia finanziaria di Comuni e Province è stata ridotta, non si possono ipotizzare infatti grandi flussi dagli enti locali. Vale lo stesso per gli investitori privati, colpiti sempre maggiormente dalla crisi economica in atto. Sui quali si fa invece affidamento per 900 milioni di euro.

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