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RISPARMIO ENERGETICO

Elettricità da rinnovabili, troppo costoso il Cip6

di Paola Mammarella
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In fase di approvazione al Senato un ddl per la risoluzione anticipata delle convenzioni energetiche

Vedi Aggiornamento del 13/08/2010
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11/02/2009 - Incentivi alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili. È nato con questo scopo il CIP6, inserito in un disegno di politica energetica messo a punto nel ’92 per il superamento del monopolio detenuto dall’Enel. Come ricordato da Antonio Catricalà, presidente dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, durante l’ audizione di giovedì scorso davanti alla Commissione X Attività Produttive della Camera , l’Enel era obbligata ad acquistare l’energia dalle imprese a un prezzo fissato in via amministrativa tale da comprendere i costi evitati per aver deciso di non utilizzare impianti basati su tecnologie non rinnovabili e un incentivo correlato ai costi delle nuove tecnologie.
 
Negli anni però il sussidio è stato erogato non solo a favore delle fonti rinnovabili, ma anche a sostegno di forme di energia assimilate comprendenti gli impianti di cogenerazione, che utilizzano calore di risulta, fiumi di scarico, scarti di lavorazioni e fonti fossili provenienti da giacimenti minori. Hanno beneficiato degli incentivi anche i termovalorizzatori, soprattutto nel Centro-Sud, caratterizzato dall’assenza di impianti di generazione elettrica.
 
L’Autorità già nel 2006 ha criticato la maggiore incidenza delle fonti assimilate e il meccanismo di aggiornamento della remunerazione per le imprese, che non prende in considerazione i miglioramenti di efficienza energetica. Con il Decreto Legislativo 79/1999 sono stati negati gli incentivi a quanti avessero effettuato investimenti tardivi.
 
L’alta differenza tra il prezzo del ritiro dell’energia incentivata e il prezzo di vendita della stessa ha portato a uno scoperto di 3,1 miliardi di euro. Dalle stime effettuate emerge che nel 2005 a fronte di una remunerazione pari a 113 euro per Mwh, il prezzo di cessione si attestava a 50 euro per Mwh. Il dispacciamento prioritario dell’energia elettrica convenzionata ha di seguito portato al soddisfacimento del 15% della domanda nazionale grazie a impianti di generazione non retti da logiche concorrenziali.
 
Nonostante i miglioramenti apportati dalle leggi finanziarie del 2007 e 2008, che sulla base della Direttiva Europea 2001/77/CE riconoscono gli incentivi solo alla produzione di elettricità da fonti rinnovabili, per il 2009 sono concesse deroghe dal Ministero dello Sviluppo Economico, estese anche al termovalorizzatore di Acerra.
 
Nel 2007 il Gse ha sostenuto un costo di circa 4 miliardi per la produzione di energia elettrica da fonti assimilate e di solo un miliardo per quella da rinnovabili. Distorsioni che graveranno sui consumatori finali fino alla scadenza delle convenzioni, prevista tra 7 o 10 anni.
 
Per questo motivo è in fase di discussione al Senato il disegno di legge S. 1195 per la risoluzione anticipata delle convenzioni CIP6. Anche se dal 2002 i produttori di elettricità da fonti non rinnovabili devono immettere nel sistema una quota di energia pulita o acquistare certificati verdi, deprezzati per l’eccesso di offerta e la contrattazione fuori borsa, il CIP6, pur rispondendo alle carenze del mercato, continua ad essere costoso. Necessario quindi, secondo Catricalà, circoscriverne l’operatività, delineando incentivi più efficienti.
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