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LAVORI PUBBLICI

Appalti, criteri rigorosi possibili se proporzionati

di Paola Mammarella

CdS e Authority: no alla lesione di concorrenza e libera prestazione

Vedi Aggiornamento del 13/07/2009
02/03/2009 - Requisiti più rigorosi per la partecipazione a un bando. Possibile, ma solo attenendosi al principio di proporzionalità. Si è pronunciata in questo senso l’ Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici , con il parere 2/2009 del 15 gennaio scorso.
 
La richiesta di requisiti più rigorosi è possibile solo se gli stessi sono proporzionati e ragionevoli, a patto che non ledano il principio di libera concorrenza. Sono quindi illegittimi i vincoli basati sul tipo di contratto dei dipendenti, sulla provincia in cui è ubicata l’attività e su attestazioni Soa di importo molto superiore a quello dell’appalto.
 
Le stazioni appaltanti possono infatti chiedere requisiti di partecipazione maggiormente restrittivi rispetto a quelli minimi previsti dalla legge, ma solo se giustificate dall’oggetto dell’appalto. In caso contrario possono essere accusate di ostacolo alla concorrenza e alla libera prestazione di servizi. Come nel caso analizzato dall’Autorità, in cui l’amministrazione competente pretendeva che l’impresa operasse nella Provincia di Roma e si avvalesse di dipendenti contrattualizzati almeno da sei mesi, condizione non giustificabile con l’esigenza di affidabilità professionale.
 
Posizioni analoghe per il Consiglio di Stato , che nella sentenza 6354/2008 del 23 dicembre raccomanda alle stazioni appaltanti di attenersi al Decreto Legislativo 163/2006 , Codice Appalti, in base al quale non si può eccedere l’oggetto dell’appalto. Il rischio che ne deriverebbe sarebbe la compressione dei possibili concorrenti, con la limitazione dell’interesse pubblico alla selezione della migliore offerta sul mercato.
 
La pronuncia del Consiglio di Stato, analoga a quella dei giudici di primo grado, si è resa necessaria per una gara di affidamento di servizi comunali, consistenti in parcheggi pubblici a pagamento senza sorveglianza e pulizia dei bagni.
 
Il bando richiedeva l’iscrizione all’albo dei soggetti abilitati all’attività di liquidazione e accertamento tributi ed entrate di Province e Comuni, istituito presso il Ministero dell’Economia. Una prescrizione considerata illegittima perché l’iscrizione è necessaria per i soggetti privati che integrano potestà pubblicistiche con maneggio di denaro pubblico.
 
In questo caso il privato è assimilato alla pubblica amministrazione. Nella fattispecie in esame invece l’attività di esazione delle tariffe non può essere comparata all’esercizio della potestà pubblicistica, dato che gli ausiliari del traffico non hanno potere sanzionatorio. Competenza che ricade invece sull’ente pubblico.
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