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LAVORI PUBBLICI

Piano Casa, per le Regioni contrasta con il federalismo

di Paola Mammarella

Ferma opposizione degli enti locali al DL, in un provvedimento di indirizzo l’aumento delle cubature<br> <a href="http://www.edilportale.com/edilnews/sondaggio.asp?idsond=1" style="font-size:11px;"><b>IL SONDAGGIO SUL PIANO CASA</b></a>

Vedi Aggiornamento del 06/04/2009
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30/03/2009 – Contrasta con il federalismo il Piano Casa , così come concepito inizialmente dal Governo. Lo ha evidenziato Vasco Errani, Presidente della Conferenza delle Regioni, organo che con la revisione costituzionale del Titolo V ha assunto rilevanza sempre crescente. In questo caso invece, denuncia Errani, si assiste al ritorno dello statalismo.
 
Il Presidente Errani si riferisce alla possibilità, prospettata nei giorni scorsi dall’Esecutivo, di trattare il Piano Casa con decreto legge. Prospettiva che ha scatenato la dura opposizione delle Regioni, facendo saltare di una ulteriore settimana la discussione del piano per l’edilizia abitativa in Consiglio dei Ministri. La formula del decreto legge interferisce con la competenza legislativa delle Regioni in materia di urbanistica, violando di fatto la Costituzione. La Corte Costituzionale diventa quindi lo strumento con cui le Regioni fanno valere le prerogative riconosciute loro per legge.
 
È atteso per domani l’esito del nuovo tavolo di concertazione avviato con gli enti locali, che hanno messo in evidenza il progressivo decentramento delle competenze su edilizia pubblica e privata. Una soluzione possibile consisterebbe nell’emanazione di un atto di indirizzo, in base al quale le Regioni dovrebbero legiferare e adeguare i regolamenti.
 
Per il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi il decreto legge continua a rappresentare il mezzo più efficace e veloce per il rilancio dell’edilizia. Gli enti locali continuano, favorevoli allo snellimento dell’edilizia, non cedono sul percorso condiviso. Senza un accordo con le Regioni tutto l’iter sarebbe infatti paralizzato. Si potrebbe quindi optare per un DL ridotto, con poteri solo nell’ambito di semplificazioni statali, pareri delle Soprintendenze e autorizzazioni antisismiche.
 
Nell’atto di indirizzo, che le Regioni dovrebbero tradurre in legge entro 90 giorni, confluirebbero invece le norme per l’aumento delle cubature in deroga ai piani regolatori. In Conferenza Unificata, fissata per la fine dei lavori, si dovranno chiarire le conseguenze per le Regioni che non rispetteranno i termini previsti. L’approvazione finale avrà luogo in Consiglio dei Ministri, anticipato probabilmente a mercoledì o giovedì. Ripresa delle costruzioni e rispetto per l’ambiente e la qualità del territorio dovranno proseguire in parallelo.
 
Preferiscono invece norme omogenee su tutto il territorio nazionale i rappresentanti delle costruzioni come l’Ance, che nel timore di tempi troppo lunghi continua ad appoggiare l’ipotesi del decreto.
 
Secondo un’indagine condotta da Demos è favorevole al Piano Casa il 52% dei cittadini anche se, mettono in guardia gli ambientalisti, l’omologo strumento spagnolo è già stato bocciato dal Parlamento Europeo. Alla base, come in Italia, la possibilità di effettuare interventi in parchi e zone soggette a tutela paesaggistica.
 
Domani sarà al lavoro anche la Commissione Urbanistica del Veneto, che incontrerà i rappresentanti di autonomie locali, categorie economiche, associazioni ambientaliste, sindacati, ordini professionali e mondo della ricerca in merito alla proposta di Piano Casa approvata dalla Giunta Regionale.
 
In controtendenza a molte associazioni di progettisti, per l’ Inbar , Istituto nazionale di bioarchitettura, l’incremento generalizzato delle volumetrie rappresenta un rischio per il patrimonio edilizio nazionale. La deregolamentazione non fornisce infatti una risposta adeguata al bisogno di semplificazione e revisione delle procedure, determinando invece un peggioramento nella qualità degli edifici.

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