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NORMATIVA

Terre da scavo, dubbi interpretativi sulla legge

di Paola Mammarella

Tutte le disposizioni devono coordinarsi al Codice dell’Ambiente

Vedi Aggiornamento del 02/12/2011
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10/03/2009 – Destano dubbi terre e rocce da scavo. La Legge 13/2009 di conversione del DL 208/2008 in materia di risorse idriche e protezione dell’ambiente, ha introdotto due commi all’articolo 186 del Decreto Legislativo 152/2006 , Codice dell’ambiente, che secondo l’Ance, Associazione nazionale dei costruttori edili, destano qualche perplessità interpretativa.
 
In base al Codice dell’ambiente, terre e rocce derivanti dallo scavo di gallerie e residui della lavorazione della pietra destinati a reinterri, riempimenti, rilevati e macinati non sono considerati rifiuti quando, anche se contaminate durante il ciclo produttivo da sostanze inquinanti derivate dall’attività di escavazione, perforazione e costruzione, siano utilizzati senza trasformazioni preliminari, secondo un progetto sottoposto a valutazione di impatto ambientale o approvato dall’autorità amministrativa competente.
 
L’introduzione del comma 7 bis prevede l’utilizzo per la riqualificazione ambientale di siti anche non degradati per il miglioramento di copertura arborea, condizioni idrogeologiche e raccolta di acque piovane. In merito alla compatibilità dei materiali c’è un generico riferimento all’accertamento delle caratteristiche ambientali.
 
Si pone così un problema di coordinamento con le disposizioni dell’articolo 186. Il comma 1 prevede infatti le possibilità per il reimpiego delle terre, attività che ricomprendono anche le opere indicate dal 7 bis, per le quali non è specificato l’obbligo di attenersi alle condizioni per il reimpiego contenute nel comma 1. Se per i casi del 7 bis fosse sufficiente l’accertamento delle caratteristiche ambientali ci si troverebbe in presenza di una disparità di trattamento a fronte di materiali e opere simili. La giurisprudenza propende quindi per l’applicazione generale delle condizioni contenute nel comma 1.
 
Il comma 7 ter prevede che le prescrizioni dell’articolo 186 si applichino anche ai residui delle lavorazioni di marmo e pietre. Buona parte degli scarti estrattivi possono essere assimilati ai sottoprodotti; la nuova norma facilita anche l’uso di residui con terre superficiali e da coltivo, il che rende comunque necessario il rispetto dell’articolo 186 per ottenere la qualifica di sottoprodotto.
 
Nei casi di recupero ambientale devono quindi essere soddisfatti i requisiti tecnici e i valori limite per gli inquinanti eventualmente presenti.

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