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Terre da scavo, incostituzionalità in Val d’Aosta

di Paola Mammarella

Le leggi regionali possono fissare solo limiti più elevati di quelle statali

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25/03/2009 – Stretta su rifiuti e terre da scavo da parte della Corte Costituzionale . Con la Sentenza 61/2009 del 5 marzo scorso la Suprema Corte ha bocciato la nozione di rifiuto prevista dalla Regione Val d’Aosta. Le Leggi Regionali 31/2007 e 5/2008 contengono infatti misure meno rigorose del Decreto Legislativo 152/2006 , Codice Ambiente.
 
Alcuni articoli delle due norme prevedono delle esclusioni dal campo di applicazione della disciplina dei rifiuti non contenute nel Codice Ambiente. Secondo la Corte il confronto diretto tra le due discipline porta a stabilire l’incostituzionalità delle leggi regionali.
 
La Corte Costituzionale chiarisce che i rifiuti rientrano nella competenza esclusiva dello Stato. Le Regioni con la propria attività legislativa possono fissare limiti di tutela più elevati, ma mai più elastici rispetto alle norme nazionali.
 
La Regione Val d’Aosta aveva invece effettuato esclusioni generalizzate degli inerti da scavo dalla disciplina dei rifiuti, indicando le condizioni al verificarsi delle quali le terre da scavo non devono considerarsi rifiuti.
 
L’illegittimità costituzionale è stata rilevata in violazione all’articolo 117, dal momento che dall’applicazione della legge regionale sarebbe derivata una tutela ambientale minore di quella prevista a livello statale.

Sulla competenza esclusiva e prevalente dello Stato in materia di rifiuti la Corte Costituzionale si era già pronunciata con la Sentenza 12/2009 del 23 gennaio. La disciplina statale opera come limite all'attività regionale. Lo Stato si fa quindi garante del bene ambiente inteso come patrimonio e interesse pubblico di valore primario e assoluto.

Dal punto di vista delle competenze legislative l'ambiente costituisce una materia trasversale perchè sullo stesso oggetto esistono interessi diversi di tutela e utilizzazione.

Il parere è conforme alle disposizioni del Dl anticrisi 185/2008e della legge di conversione 2/2009, che prevedono lo snellimento delle procedure della Conferenza dei Servizi. Secondo le norme vigenti la verifica della conformità urbanistica spetta allo Stato di intesa con la Regione interessata. Se l’intesa non si perfeziona è convocata la Conferenza di Servizi, composta da Regione e comuni interessati, che devono pronunciarsi entro 60 giorni.

Il Dl anticrisi ha reso superflua l’unanimità delle amministrazioni partecipanti. In caso di dissenso espresso, infatti, lo Stato può comunque assumere la determinazione sulla base delle posizioni prevalenti, salvo che il parere contrario non derivi da un ente preposto alla tutela ambientale paesaggistica o della salute e incolumità pubblica.

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