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NORMATIVA

Valore normale, restrizioni conformi alle direttive Ue

di Paola Mammarella
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Smantellate abitudini consolidate, rideterminazione della base imponibile solo con finalità anti frode

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18/03/2009 – È stato approvato dal Senato con 236 voti favorevoli e uno contrario il disegno di legge comunitaria 2009 . Il testo passa ora all'esame della Camera. Tra gli elementi per conformarsi alle regole dell’Unione Europea l’abolizione del “valore normale” secondo una strategia che mira a prevenire l’evasione fiscale.
 
Per conformarsi alle direttive di Bruxelles viene abrogato il valore normale come riferimento per il calcolo di Iva e base imponibile. L’Italia era stata messa in mora dall’Unione Europea perché nelle compravendite immobiliari quantificava l’imposta sul valore aggiunto sulla base di un indicatore stimato e non su quella del valore indicato in fattura ( Leggi Tutto ).
 
L’abrogazione comporta per imprese e professionisti il cambiamento di abitudini ormai consolidate. La grandezza del valore normale rimane ancorata al prezzo di mercato, ma senza riferimenti ai listini di vendita o alle tariffe professionali. Sarò invece parametrato rispetto al prezzo di acquisto o al costo di beni simili o alle spese necessarie per la loro esecuzione.
 
Per l’erario diventa possibile il recupero dell’Iva, mentre in precedenza il valore normale era stato utilizzato anche in circostanze improprie. La base imponibile di una transazione è rappresentata dal corrispettivo pattuito tra le parti. Ogni scostamento dell’imposta deve essere inoltre circoscritto. L’amministrazione, salvo che in casi eccezionali, non può intervenire sulla base imponibile di una cessione o una prestazione. La stessa considerazione vale per la riqualificazione della base imponibile al valore normale.
 
Si conferma così l’orientamento, già intrapreso nelle passate discussioni, che prevede l’abbandono del valore normale nei casi di cessioni gratuite, destinazione di beni a finalità esterne all’impresa e assegnazioni ai soci.
 
Risulta invece ampliata la possibilità per l’amministrazione finanziaria di rideterminare la base imponibile con finalità anti-frode se le parti contraenti determinano una riduzione illegale del debito di imposta.
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