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Beirut: Catalano firma la Casa delle Arti e della Cultura
RISULTATI

Beirut: Catalano firma la Casa delle Arti e della Cultura

di Cecilia Di Marzo

Spazio per l’arte e la cultura vivibile anche “all’aperto”

31/03/2009 - L’architetto italiano Alberto Catalano (Teknoarch) si è aggiudicato il concorso per la realizzazione della “Casa delle Arti e della Cultura di Beirut” .
 
Il progetto nasce da un accordo del 2006, tra la Repubblica Libanese ed il sultanato dell’Oman, allo scopo di realizzare un punto di riferimento per favorire lo sviluppo artistico e culturale del paese. L’edificio conterrà al suo interno: teatri, cinema, sale per convegni, sale espositive ed altri spazi culturali. L’area in cui entro il 2013 sorgerà l’edificio, è collocata ai margini del centro storico e si affaccia sul ‘Ring’, autostrada urbana che divide la città in due zone fortemente contrapposte.
 
“Interpretare il confine è una delle esigenze presenti fin dall’inizio nel nostro programma. Confine nella sua accezione, di limite, di cesura, di cicatrice, di discontinuità, ma anche di punto d’incontro, punto di accesso dalla vita reale alla vita dell’arte e del pensiero, porta.
Abbiamo quindi, ideato uno spazio permeabile, un luogo d’incontro e di confronto, di scambi, una spazialità modulante tra le due realtà urbane a confronto e simbolicamente un luogo di dibattito concettuale.
Ci sembrava inoltre, che al di là dei valori urbani e simbolici, in una città mediterranea, fosse una scelta giusta pensare ad uno spazio per l’arte e la cultura vivibile anche “all’aperto”. Può diventare più naturalmente un luogo della vita sociale, spazio accogliente, in ‘rete’ con gli altri spazi collettivi della città.
 
La copertura dell’edificio, impostata alla quota più bassa possibile, diventa nel nostro progetto praticabile, una piazza rialzata. Per rafforzare l’idea abbiamo esteso il disegno della pavimentazione anche allo spazio antistante.
Un grande tappeto in pietra bianca, sul quale è disegnato un arabesco, groviglio di direzioni è la metafora del tessuto urbano, della città. Città che è alla ricerca di una strada per una nuova identità, che tuttavia non riesce ancora a cogliere a causa del punto di vista limitato che offre il labirinto. Ma, profondi tagli inflitti su di esso danno vita ad una mutazione. Le cicatrici generano le rampe di accesso ad uno spazio sopraelevato. Il simbolo di divisione viene sovvertito, diventa il ponte dal quale si accede all’edificio. Si raggiunge attraverso una discontinuità un’altra dimensione, una dimensione mentale, territorio dell’arte. Luogo separato ma idealmente legato alla città storica, un frammento di tessuto del bazar. Gli spazi, le dimensioni, i percorsi, la materia sono alla scala umana, minuta della città antica”.
© Riproduzione riservata

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