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6 in lizza per il Museo di Storia e Cultura Afroamericana
RISULTATI

6 in lizza per il Museo di Storia e Cultura Afroamericana

di Rossella Calabrese

In gara a Washington anche Foster e Adjaye

Vedi Aggiornamento del 17/04/2009

01/04/2009 – Sono sei le cordate in gara per la progettazione del nuovo Museo Nazionale di Storia e cultura Afroamericana di Washington (USA).

Devrouax + Purnell - Pei Cobb Freed; Diller Scofidio + Renfro - Kling Stubbins; Foster - URS Group; Freelon Adjaye Bond - SmithGroup; Moody Nolan - Antoine Predock: questi i nomi dei sei finalisti selezionati dalla rosa dei 22 progetti che hanno preso parte alla prima parte della competizione internazionale a inviti.

A lanciare il concorso, nell’estate 2008, la Smithsonian Institution, ente culturale con sede a  Washington, da cui dipendono 19 musei statunitensi, 9 centri di ricerca, e più di 140 musei affiliati sparsi in tutto il mondo. Ai concorrenti in gara è stato richiesto di progettare un edificio energeticamente efficiente. La struttura diverrà così la prima green building collocata sulla National Mall, nonchè il primo museo detentore della certificazione assegnata dal Green Building Council statunitense per il design energetico e ambientale.

Il contenitore culturale sarà collocato su un area vasta 20.235 metri quadri, adiacente al Washington Monument, sulla Constitution Avenue. I lavori di realizzazione del progetto partiranno nel 2012 e il museo sarà aperto al pubblico a partire dal 2015. Il costo totale dell’operazione si aggira attorno ai 500 milioni di dollari.

Fino al prossimo 6 aprile tutte le proposte saranno esposte al pubblico presso la sede della Fondazione Smithsonian, dopodichè la giuria del concorso, presieduta da Lonnie Bunch (direttore del  Smithsonian Museum), selezionerà definitivamente il progetto vincitore.

Ecco le proposte in gara:

- Devrouax & Purnell - Pei Cobb Freed
Il progetto prevede un edificio a sette piani (con due livelli interrati) ospitante un ambiente interno di forma circolare, avvolto da una pelle metallica e lucente e coperto da un tetto giardino. L’organizzazione del verde attorno all’edificio è ispirata alla tradizione e ai colori del quilt (coperta ricamata alla maniera di un patchwork dalle donne afroamericane per tramandare la storia di famiglia, solitamente regalata alle proprie discendenti).

- Diller Scofidio + Renfro - Kling Stubbins
Il volume è protetto da superfici vetrate. All’interno dell’edificio è collocata una sala per le performance jazz, costellata da gigantografie raffiguranti i protagonisti e i momenti topici della storia afroamericana. Il progetto comprende un anfiteatro in posizione frontale rispetto al Lincoln Memorial.

- Foster and Partners - URS
La struttura ai avvolge alla maniera di una chiocciola. Attraverso una rampa è possibile raggiungere, a quota più bassa, l’ingresso al museo, il cui itinerario ripercorre le tappe della storia afroamericana, dalla schiavitù alle lotte per la libertà, per poi concentrarsi sugli sport e sulle arti. Giunti al quarto piano dell’edificio (l’ultimo del volume), un’area celebrativa, dotata di un’ampia apertura, si affaccia sul Washington Monument e sul Lincoln Memorial.

- Freelon Group, Adjaye Associates, Davis Brody Bond, SmithGroup
La pelle esterna dell’edificio è ricoperta da piastre in bronzo le cui tonalità cromatiche mutano nel corso della giornata. All’interno della struttura sono previsti diversi luoghi di sosta attraverso i quali ammirare le bellezze e i principali landmark  capitolini. Due i livelli interrati del volume.

- Moody Nolan -  Antoine Predock
L’edificio è realizzato con materiali naturali e si erge su una sorta di bastione roccioso artificiale. Sul tetto in vetro della struttura sono inserite delle incisioni all’acquaforte dedicate alle arti ancestrali del popolo Yoruba. In cima alla struttura è anche collocato un teatro all’aperto con vista sulla Constitution Avenue.

- Moshe Safdie  e Sulton Campbell Britt
L’ingresso del museo ha la forma di un gigantesco scafo, a ricordare le navi che per secoli furono veicolo principale della diaspora africana in America. Il volume, strutturato su 6 piani è attraversato dalla luce naturale. Delle sezioni verticali in legno ritmano gli interni dell’edificio. In un’area chiamata “The Door of No Return,”(“Porta del Non - Ritorno”) sono collocati gli spazi espositivi e contemplativi dedicati al periodo della schiavitù e alla segregazione razziale. Lo spazio “Freedom Bridge” (“Ponte della Libertà”), sull’ultimo piano dell’edificio, ospita aree tematiche dedicate ai successi musicali e sportivi della comunità afroamericana.

© Riproduzione riservata

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