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RISULTATI

Un quartiere verde in stile mediterraneo per Tricase

di Rossella Calabrese
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AbitareECOstruire premia Pignatelli, Mauri e Cardone

Vedi Aggiornamento del 05/08/2010
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21/04/2009 – É “ Transizioni Naturali ” il titolo del progetto vincitore del abitareECOstruirenuove residenze per il comune di Tricase”.

Autore della proposta è il team di progettazione composto dagli architetti Francesca Pignatelli (capogruppo), Attilio Mauri e Ilenia Cardone . Si sono rispettivamente classificati al secondo e al terzo posto della competizione i gruppi guidati da Ana Lòpez Fernàndez e Giacomo Borella.

Lanciato a inizio 2008 da Legambiente e Ancab/Legacoop, il concorso a iscrizione aperta invitava i progettisti in gara a disegnare nuovi blocchi abitativi per i comuni di Tricase (Le), Foligno (Pg) e Pesaro - capaci di fondere sostenibilità ambientale e qualità architettonica a costi contenuti.   

Nello specifico, la competizione in quel di Tricase, richiedeva ai suoi partecipanti di realizzare 20 alloggi con tipologia unifamiliare a schiera, un edificio direzionale, servizi e verde pubblico.
 
L’area di destinazione è collocata in una zona 167 al confine tra l’agro e la periferia, poco raccordata al centro cittadino. Nel progetto vincitore le nuove emergenze architettoniche e il disegno del paesaggio sono intesi come interessante opportunità per rivitalizzare il quartiere. La strutturazione di una rete di percorsi pedonali e ciclabili, atti a collegare periferia e centro urbano, e la mixitè tipologica del nuovo costruito - con la presenza di funzioni pubbliche destinate ad essere fruite da tutta la città quali: parco, attività commerciali, uffici, biblioteca, servizi di quartiere – rappresentano i tratti salienti del progetto. Il traffico veicolare è collocato a margine dell’area di destinazione.
 
La transizione tra campagna e periferia viene mitigata con un accurato disegno del paesaggio, interpretato quale elemento imprescindibile della proposta. “L’area del progetto è, in fondo, un parco. Un luogo in cui l’uomo e le sue strutture sono ospiti della natura. I residenti abitano il parco, insieme agli alberi e le piante con cui condividono lo spazio. Gli alberi all’interno delle unità abitative sono i veri padroni di casa, sono loro che, di stagione in stagione, regolano i ritmi del quartiere. Il progetto lavora infatti con le quote del terreno, sottolineando il movimento e l’organicità degli spazi. La suggestione è estetica e culturale e affonda le radici in quelle gravine che movimentano il paesaggio pugliese in cavità e stratificazioni”, spiegano i progettisti del team.
  
Le quote artificialmente prodotte sono due. Al livello più basso sorge il parco/piazza da cui poter accedere ai servizi commerciali, all’edificio a torre con funzione direzionale e alla biblioteca. Residenze e servizi di quartiere (sala polivalente, videoteca) sono collocate su una quota superiore rispetto al parco, raggiungibile attraverso un itinerario percorso ciclabile.
 
Gli interni delle abitazioni si sviluppano attorno a un patio verde centrale. “Il patio permette di vivere la casa in continuità e sinergia con l’esterno, ampliando lo spazio dell’abitazione. Nelle stagioni temperate, infatti, le stanze possono essere lasciate aperte sul patio. Nel patio c’è anche il segno di una cultura e di una tradizione prettamente mediterranee, distinte dalla tendenza a vivere moto più all’aperto, nelle piazze, nei cortili, che non nel chiuso della casa. Attraverso il patio cade la divisione tra interno ed esterno e la stanza a cielo aperto in cui svetta un albero diventa il cuore intimo della vita sociale”, commentano i progettisti.
 
Le bianche pareti esterne delle abitazioni, in intonaco d’argilla ricoperto di terra cruda, proteggono gli interni delle case dall’importante irraggiamento solare estivo e permettono la traspirazione delle mura, come insegna la tradizione costruttiva mediterranea. Tutti i materiali selezionati sono facilmente reperibili in loco, economici, non inquinanti e riciclabili.
 
Il progetto prevede l’installazione di pannelli solari termici sul tetto di ciascun edificio per il riscaldamento dell’acqua calda e la produzione di energia elettrica oltre che un sistema di filtrazione e sfruttamento delle acque grigie e delle acque bianche provenienti dalle abitazioni, nonché dell’acqua piovana, raccolta e convogliata grazie a una lieve pendenza sul tetto.
 
L’area dei servizi è quasi mimetizzata all’interno del parco, protetta com’è dai tetti giardino che sormontano ciascuna funzione. “Così chi abita nel quartiere condivide un orto che innaffia con l’acqua piovana raccolta sui tetti delle case e dove coltiva frutta e ortaggi che permettono di riscoprire il gusto di ciò che è autentico, sano e autoprodotto.  Gli orti diventano fulcro di una riappropriazione della terra, ma anche di un ritorno a una socialità che nasceva intorno a quelle preparazioni tradizionali che una volta scandivano le stagioni di chi abitava in paese … Fuori, intorno, dentro le case, nel tessuto vitale del quartiere si diffondono, come per osmosi, comportamenti e scelte dettati dal rispetto per l’ambiente. La possibilità di trovarsi insieme negli spazi aperti consente di recuperare quella socialità tipica del Mediterraneo.  Torna il piacere di avere una comunità di riferimento con cui poter spartire diritti, doveri, piaceri e impegni”, fanno sapere i progettisti.
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