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Architettura e fotografia in Italia: 1926-1965
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Architettura e fotografia in Italia: 1926-1965

di Rossella Calabrese

Oltre 100 scatti in mostra a Londra

12/05/2009 – É una mostra che racconta la relazione “simbiotica” tra Razionalismo architettonico e fotografia italiana, quella in corso presso l’Estorick Collection a Londra.

Il piccolo ed assai “corposo” contenitore culturale britannico dedicato all’arte moderna italiana ospiterà fino al prossimo 21 giugno l’esposizione intitolata “Framing Modernism: Architecture and Photography in Italy 1926-1965”.

L’evento racconta attraverso una preziosa selezione di oltre 100 immagini fotografiche, oggi facenti parte della British Architectural Library Photographs Collection del RIBA, la rivoluzione innescata dal Modernismo nella fotografia d’architettura italiana. Contestualmente la mostra indaga come la fotografia abbia a sua volta influenzato l’universo della progettazione, illustrando ed esaltando forme e filosofia della “Nuova Visione” attraverso le pagine dei rotocalchi specializzati come Domus o Casabella.
 
Tra le immagini esposte quelle scattate da Augusto Pedrini, Ferdinando e Gino Barsotti, Giorgio Casali e Crimella, tutti reclutati dalle riviste italiane di settore, ma anche di fotografi stranieri come Kidder Smith, il cui volume “Italy Builds” (1955) rappresentò un ottimo volano per la divulgazione dell’architettura italiana all’estero, o Hubert de Cronin Hastings, che elevò le virtù del paesaggio urbano italiano a modello per gli architetti britannici nel suo “Italian Townscape”(1963).
 
Protagoniste degli scatti sono architetture di varia scala, alcune delle quali più conosciute, altre meno. Tra di esse la Mostra Nazionale della Moda a Torino (1932) di Gino Levi ontalcini; la piscina del Golf Club “Ugolino” a Firenze (1934), di Gherardo Bosio; lo Stadio “Mussolini” (1934) a Torino, oggi conosciuto come l’ “Olimpico” e lo Stadio Comunale Giovanni Berta a Firenze (1932) di Pier Luigi Nervi; la Stazione Santa Maria Novella a Firenze (1935) di Giovanni Michelucci e Gruppo Toscano; o la Casa - Studio d’Artista della Triennale di Milano (1933) di Figini & Pollini.
 
La successione degli scatti in mostra passa in rassegna vent’anni di sperimentazione alla ricerca di nuovi codici, soluzioni ed equilibri capaci di rappresentare con efficacia l’”architettura del nuovo”. Ne venne fuori una fotografia dinamica, fatta di prospettive non convenzionali, inaspettati mutamenti di scala, contrasti cromatici d’effetto, tagli radicali e con una decisa una predilezione per l’astrazione geometrica. L’impiego innovativo di materiali come acciaio, vetro, cemento e cromo da parte degli architetti spinse i fotografi a cimentasi con gli aspetti più spettacolari della disciplina, che fu così "rivitalizzata".
 
La mostra è curata da Robert Elwall Assistant Director, Photographs, Imaging & Digital Development presso la British Architectural Library e dall’architetto italiano Valeria Carullo, Assistant Curator presso la Photographs Collection della British Architectural Library.
© Riproduzione riservata

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