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NORMATIVA Superbonus e bonus edilizi, i crediti saranno cedibili una sola volta
URBANISTICA

Piano Casa: slitta il confronto, leggi regionali in arrivo

di Paola Mammarella

Veneto aperto a interventi su condomini e centri storici, fascicolo di fabbricato e housing sociale nel Lazio

Vedi Aggiornamento del 03/09/2009
08/05/2009 - È slittato ancora il confronto sul Piano Casa. La Conferenza delle Regioni, convocata in seduta straordinaria giovedì 7 maggio, ha rimosso dagli ordini del giorno la discussione sul piano di emergenza per il rilancio dell’edilizia dal momento che l’argomento non è stato inserito tra i punti all’esame del Consiglio dei Ministri. Di conseguenza non è stata convocata neanche la Conferenza Unificata, prevista inizialmente per il confronto delle posizioni regionali con quelle governative. La riunione, a cui era presente il Presidente delle Regioni Vasco Errani con Bassolino e Loiero, è stata disertata dagli altri Governatori. A differenza dei ritardi accumulati dal decreto legge prosegue l’attività normativa regionale che, come dimostrato con l’esempio della Toscana, batte il piano di emergenza del Governo. Resta comunque alta l'attenzione sul piano di edilizia abitativa, trattato dalla pre riunione del Cipe giovedì pomeriggio.
 
Il confronto tra Stato ed Enti Locali, rimandato alla prossima settimana, dovrà sciogliere diverse riserve. I Presidenti chiedono infatti di estendere il bonus del 55% anche agli interventi antisismici nelle zone 1 e 2 ad alto e medio rischio. Lo sgravio fiscale è già riconosciuto per i lavori di riqualificazione energetica.
 
Le Regioni insistono anche sul rafforzamento di organico all’interno delle Soprintendenze. Senza nuovi addetti gli uffici non potrebbero analizzare tutte le domande, lasciando in molti casi aperta la possibilità di silenzio-assenso anche per lavori che non dovrebbero ottenere il via libera.
 
Continua intanto la corsa delle Regioni in direzione del Piano Casa. Come previsto, il piano per il rilancio delle costruzioni si sta evolvendo a macchia di leopardo sul territorio nazionale, seguendo l’orientamento politico delle Regioni. Tra quelle di centrodestra, generalmente più permissive sugli interventi autorizzati, si differenzia la Sardegna, contraria alla cementificazione delle coste e ai lavori in centri storici, parchi e aree protette.
 
In Veneto la legge per il sostegno all’edilizia sorpassa i limiti dell’ accordo Governo – Regioni. Licenziato dalla Commissione Urbanistica, il testo diventerà legge dopo l’approvazione del Consiglio Regionale e rimarrà in vigore per due anni. Sono ammessi interventi anche in condomini, centri storici e fabbricati non residenziali, come previsto dalla prima bozza di decreto governativo, poi modificata nel rispetto delle competenze regionali in materia di edilizia e urbanistica. In caso di demolizione e ricostruzione secondo le tecniche della bioedilizia e le normative antisismiche, è concesso un aumento volumetrico del 40%, a fronte del 35% previsto dall’accordo nazionale. Promesso il rispetto per l’ambiente, con particolare attenzione alle energie rinnovabili, utili a dare nuovo impulso a un settore che copre il 27% del Pil regionale.
 
Nel Lazio , finora in ritardo sulle misure da adottare, è stato trovato un accordo in cinque punti durante il tavolo istituzionale convocato dalla Regione, cui hanno partecipato gli Assessori Regionali, Provinciali e Comunali alla Casa e all’Urbanistica. Revisione e attualizzazione del fascicolo di fabbricato, semplificazione degli interventi sulla casa, variazione di destinazione d’uso al patrimonio pubblico residenziale facente capo a Comune e Ater, definizione dell’housing sociale con il conseguente snellimento delle procedure per la vendita del patrimonio pubblico rappresentano le priorità in base alle quali sarà redatto un documento condiviso. In funzione del quale dovrà essere approvata la legge regionale entro il 30 giugno. Finora i piani di dismissione più rilevanti, approvati dalla Commissione Lavori Pubblici, sono quelli presentati dalle Ater di Frosinone e Civitavecchia con 1800 e 300 appartamenti. In generale gli orientamenti regionali sono diretti alla soluzione della tensione abitativa, mentre non esistono ancora parametri certi di riferimento per l’aumento delle cubature.
 
Il Trentino , già dotato di norme per i premi di cubatura, preferisce sostenere l’edilizia attraverso contributi ai privati per le ristrutturazioni, non prevedendo deroghe ai piani urbanistici.

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