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''Tra terra e cielo'': una mostra celebra John Lautner

di Rossella Calabrese

Sede dell'evento è la Lighthouse di Edimburgo

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Casa Malin (Chemosphere), ©Sara Sackner
Casa Malin (Chemosphere), ©Murray Grigor
Casa Marbrisa
Casa Marbrisa ©Sara Sackner
Casa Turner, ©Judith Lautner
Casa Turner,©Karol Lautner Peterson
Pearlman cabin, ©Murray Grigor
Pearlman cabin, ©Murray Grigor
24/06/2009 – Il Centro Nazionale di Architettura e Design Scozzese The Lighthouse (Edimburgo)ospita in questi giorni l'unica tappa europea della mostra “ Between Earth and Heaven: The Architecture of John Lautner” .
 
L’esposizione, ideata dall’Hammer Museum di Los Angeles e curata da Nicholas Olsberg e Frank Escher, è interamente dedicata al lavoro dell’architetto americano, classe 1911. Cresciuto a Marquette (Michigan), Lautner è tra i primi allievi di Frank Lloyd Wright e segue, a partire dal 1932, i corsi della scuola di Taliesin, attratto soprattutto dall’approccio anti accademico del maestro. "Frank Lloyd Wright sosteneva che non devi fare schizzi, devi avere un’idea. Solo quando hai un'idea puoi mettere giù un disegno. Ecco come ho lavorato tutta la mia vita", spiega Lautner in una video-intervista proiettata in mostra.
 
Dopo aver completato la sua formazione a Taliesin Lautner collabora con Lloyd Wright per la progettazione di una casa a Los Angeles, città nella quale, nonostante un’iniziale periodo di difficoltà, rimane tutta la vita, avendo individuato nella metropoli californiana il luogo più adatto per entrare a contatto con una committenza dal gusto innovativo, moderno e fantasioso.  
 
L’insegnamento wrightiano del “from within outward”, principio chiave dell’architettura organica, resta un punto di riferimento nello sviluppo di una personalissima filosofia, dove l’architettura ha la capacità di potenziare enormemente la percezione che gli individui hanno dello spazio. Luce, movimento, vista sull'esterno sono elementi chiave nei progetti di Lautner, che in un’intervista afferma: “Ho disegnato ‘dall’interno’ per tutta la vita. L’interno è la vera essenza dell’architettura, perché la funzione primaria dell’architettura è l’essere a servizio degli individui...”.
 
La ricerca di un approccio plastico al costruito porta Lautner ad un uso “estremo” della struttura e dei materiali, e allo sviluppo di un linguaggio architettonico libero, dove l’edificio, connotato da varietà formale e strutturale, si fa scultura.
 
“Lautner – commenta il curatore della mostra Frank Escher - è stato accusato di disegnare forme arbitrarie. In realtà, in oltre 50 anni di carriera, ha sviluppato un livello altissimo di precisione nella definizione della vista e dell’orizzonte di un edificio. Non posso fare a meno di pensare alla casa di Marbrisa, dotata di una “connessione” tra spazio e mondo, forma e costruzione. Qui si può osservare il movimento attraverso lo spazio, eppure,  contestualmente, lo spazio è ‘ancorato’ al sito. Sei lì e ti affacci sul mondo. Marbrisa è un capolavoro – non solo è uno dei progetti di Lautner meglio riusciti, ma è una delle case più straordinarie del 20esimo secolo. Ora che l’architettura d'interni sembra pronta ad entrare in un nuovo ciclo di creatività - dopo molti anni di stagnazione - il lavoro di Lautner assume una nuova rilevanza per la sua capacità di liberare la fantasia, senza rinunciare alla razionalità. Lungi dall'essere, come essi sono stati talvolta ritratti – esercizi di scultura architettonica “sorprendenti ma vuoti” - le sue case restano ciò che Lautner voleva che fossero: spazi dove la vita è arricchita dall’originale idea architettonica che li anima".
  
Il materiale in mostra proviene dall’Archivio Lautner, oggi di proprietà del Getty Research Institute di Los Angeles. L’esposizione è organizzata secondo un ordine cronologico ed illustra il lavoro dell’architetto a partire dagli anni Quaranta del Novecento per arrivare alla sua ultima opera, ovvero Casa Turner (Aspen, 1982).
 
L'evoluzione professionale di Lautner viene tracciata attraverso la presentazione di disegni, schizzi, studi e note autografi riguardanti oltre quaranta progetti (quasi tutti realizzati). Sei modellini in scala riproducono altrettanti edifici “chiave” nella poetica architettonica di Lautner. Si tratta della Pearlman Cabin (Idyllwild, Usa, 1957); la Chemosphere, anche conosciuta come Casa Malin (Los Angeles, Usa, 1960); Casa Elrod (Palm Springs, Usa, 1968); Casa Walstro (Los Angeles, Usa, 1969); Casa Marbrisa (Acapulco, Usa, 1973); Casa Turner (Aspen, Usa (1982).
 
Completa l’esposizione una serie di video realizzati dal filmaker Murray Grigor attorno alla vita e alle opere di John Lautner. Sullo schermo si alternano spezzoni d’interviste all’architetto, ai proprietari (passati ed attuali) delle case da lui ideate e agli architetti (uno per tutti Frank Gehry) che nel suo lavoro hanno trovato una fonte d’ispirazione. La tappa scozzese della mostra terminerà il prossimo 26 luglio.

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