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Infrastrutture, Ance: risorse per il 2009 in calo del 13,4%

Presentato il Secondo Rapporto sulle infrastrutture: l’Italia da tempo in fondo alla classifica europea

Vedi Aggiornamento del 06/10/2010
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03/06/2009 - Si è svolto nei giorni scorsi a Ischia “ Nodi e reti. Governare il dopo ”, il convegno organizzato dall’Ance - Associazione nazionale costruttori edili, che ha visto la opartecipazione dei vertici e del presidente dell'Ance Paolo Buzzetti, di dirigenti del Ministero delle Infrastrutture, economisti e professori universitari. Nel corso dell'incontro è stato presentato il Secondo Rapporto Ance sulle infrastrutture in Italia .
 
 
Per ridurre l’impatto della crisi economica gli Stati Uniti, la Cina e la maggior parte dei paesi dell’Unione europea stanno puntando con decisione sul ruolo anticiclico delle infrastrutture . Ma l’ottica non è solo anticongiunturale: l’obiettivo è quello di rilanciare la crescita e la competitività in un’ottica di medio-lungo periodo. E questo significa, in primo luogo, garantire finanziamenti adeguati alle necessità dei diversi Paesi .
 
Su questo fronte, come emerge dal “Secondo Rapporto Ance sulle infrastrutture in Italia”, il nostro Paese si posiziona da tempo in fondo alla classifica europea. La spesa relativa agli investimenti fissi, che riguarda principalmente le infrastrutture, in Italia si attesta infatti al 2,2% del Pil, contro il 2,5% della media dell’area euro. La spesa italiana è nettamente inferiore a quella di Francia (3,2%), Spagna (3,8%), Irlanda (5,4%), Slovenia (4,2%) e Paesi Bassi (3,3%).
 
Sempre più pesante il gap infrastrutturale italiano
Questa differenza di spesa ha finito per tradursi, di anno in anno, in un aumento della forbice tra la nostra dotazione infrastrutturale, oggi pesantemente inadeguata, e quella degli altri Paesi.
Ad esempio la rete autostradale che in Italia, all’inizio degli anni ‘70, era tra le più moderne e sviluppate d’Europa, risulta oggi tra le meno estese: 6.554 km, e cioè la metà rispetto alla Germania (12.531 km) e alla Spagna (12.073 km).
Alla limitata crescita del sistema autostradale si è accompagnato uno scarso sviluppo anche della rete ferroviaria , compresa quella ad Alta Velocità/Alta Capacità (comparto nel quale si è ripreso a spendere a partire dal 2000). Questo significa che nel 2012 in Italia avremo 876 km complessivi di linee veloci, mentre Francia e Spagna ne avranno rispettivamente 2.125 e 3.230.
La rete di aeroporti risente della mancanza di scali di dimensioni medio-piccole, che sarebbero invece ideali per l’accesso e lo sviluppo economico delle numerose località turistiche presenti sul territorio. Gli scali italiani con un traffico inferiore ai 500.000 passeggeri l’anno sono solo 12, la metà di quelli greci e un terzo di quelli francesi.
Risultano di fatto inadeguate, in Italia, anche le infrastrutture dedicate alla mobilità nelle zone urbane, veri motori della crescita economica. La rete metropolitana di Milano e Roma, infatti, misura rispettivamente 74 km e 36 km, contro i 408 della "tube" di Londra.
Per quanto riguarda il sistema carcerario , la carenza infrastrutturale italiana è dimostrata dal fatto che nonostante nel nostro Paese il numero di detenuti sia aumentato meno che in altri paesi (+19,8% dal 1992 al 2004), il tasso d’occupazione dei nostri istituti penitenziari, pari al 140%, è il più elevato d’Europa (in Germania 97,1%).
Anche l’analisi dei dati relativi all’ edilizia scolastica mostra la necessità di urgenti interventi di manutenzione straordinaria, che per 1 caso su 3 vuol dire demolizione e ricostruzione. Dati preoccupanti che hanno portato il ministero delle Infrastrutture a stimare un fabbisogno complessivo per la messa a norma e l’adeguamento delle scuole pari a 8 miliardi di euro.
 
Necessarie risorse adeguate e continue
Nel nostro Paese le risorse destinate alle infrastrutture hanno registrato nel corso degli anni andamenti altalenanti. Al dimezzamento (-49%) degli stanziamenti registrato nel triennio 2004-2006, è seguito negli ultimi due anni un importante recupero delle risorse per nuovi investimenti infrastrutturali (+12,4% nel 2007 e +13,3 % nel 2008). Questo processo è stato però interrotto dalla manovra di finanza pubblica per il 2009. L’analisi del Bilancio dello Stato e del dl 185/2009 , cosiddetto “ anticrisi ”, porta a quantificare le risorse per nuovi investimenti infrastrutturali nel 2009 in 16.824 milioni di euro, ovvero -13,4% in termini reali rispetto al 2008 .
La riduzione delle risorse per il 2009 risulta ancora più preoccupante se si considera la crisi economico-finanziaria in corso che, al contrario, richiederebbe da parte dello Stato un intervento in grado di sostenere, con l’aumento degli investimenti in conto capitale, reddito e occupazione. Complessivamente le risorse messe a disposizione del Governo per la realizzazione di infrastrutture risultano pari a 10.966 milioni di euro di cui solo i 2.300 milioni, destinati alla Legge Obiettivo dal dl 185/2009, effettivamente aggiuntivi. Il resto, pari a 8.666 milioni di euro, deriva dalla riprogrammazione delle risorse del Fondo per le Aree Sottoutilizzate (Fas).
A queste risorse vanno aggiunti circa 6,8 miliardi di risorse private provenienti dai concessionari autostradali per un totale di investimenti di 17,8 miliardi di euro.
 
Avviare in tempi rapidi il programma di opere medio-piccole
Rispetto a questa disponibilità, il Governo ha presentato, nella riunione del Cipe del 6 marzo 2009, un quadro programmatico degli interventi strategici da realizzare. Quadro composto per lo più da grandi opere , che potranno trasformarsi in cantieri solo in tempi medio-lunghi e che quindi avranno un limitato impatto anticongiunturale ( leggi tutto ). Accanto alle grandi opere è necessario garantire il medesimo impegno per la realizzazione di infrastrutture medio-piccole diffuse sul territorio, che possono contribuire da subito e concretamente al rilancio dell’economia. Per questo è necessario che sia varato al più prestoil programma di opere medio-piccole immediatamente cantierabili, accolto dal Governo su proposta dell’Ance, a cui è stato destinato 1 miliardo di euro. Tali risorse, che vanno ad aggiungersi ai fondi stanziati per la riqualificazione delle scuole ( leggi tutto ), potranno garantire un effetto sulla tenuta del sistema industriale delle costruzioni e, soprattutto, contribuire alla modernizzazione del Paese risolvendo problemi alla collettività e all’efficienza del territorio.
 
Snellire le procedure di approvazione
Ma in Italia non è solo la carenza delle risorse ad ostacolare il recupero infrastrutturale del Paese. Troppo spesso la presenza di procedure lunghe e farraginose di allocazione dei finanziamenti allontana il momento della spesa da quello dello stanziamento. È il caso della programmazione dei principali enti di spesa, Anas e Ferrovie dello Stato, che hanno trovato grandi difficoltà nell’allocazione delle risorse a causa dell’iter approvativo lungo e articolato dei documenti programmatori. Oggi, a quasi sei mesi dall’inizio dell’anno, il Contratto di Programma 2009 di Anas e quello di RFI sono ancora in fase di redazione.
 
Le Reti “TEN” per agganciare il paese all’Europa
Per garantire lo sviluppo del territorio nazionale, devono anche essere assicurati i finanziamenti necessari alla realizzazione delle reti Ten-T, mirate non solo ad agganciare l’Italia all’Europa, ma anche a migliorare l’accessibilità delle diverse regioni e aree del territorio nazionale.
Sul territorio italiano si concentra un quarto del fabbisogno finanziario europeo (UE25) necessario al completamento delle reti Ten-T: per le sezioni dei tre principali progetti prioritari (n. 1, 6 e 24) situati in Italia, il fabbisogno finanziario è stimato in 60 miliardi di euro.
Nonostante l’Italia risulti essere il primo Paese in Europa per l’importo dei finanziamenti europei ottenuti, il problema di finanziamento delle infrastrutture a carattere strategico internazionale rimane irrisolto perché manca il necessario volume di risorse nazionali, che ammontano complessivamente a 10 miliardi per il periodo 2008-2013 ( leggi tutto ).
 
Patto di stabilità interno: un nodo da sciogliere per evitare il blocco dei cantieri e ridare ossigeno alle imprese
In questa fase di forte crisi economico-finanziaria bisogna evitare che i problemi di cassa dei principali soggetti attuatori possano mettere a rischio la stessa sopravvivenza delle imprese.
In particolare va risolto il problema del Patto di Stabilità interno degli enti locali. Problema che l’Ance ha sollevato da tempo perché coinvolge direttamente le imprese esecutrici dei lavori che vedono bloccati i pagamenti da parte della p.a. proprio a causa dei limiti imposti dal Patto.
A fronte di 15 miliardi di residui passivi utilizzabili, secondo le stime Anci risulterebbero effettivamente impiegabili solo 740 milioni di euro. Alla luce di questi numeri e soprattutto in questo momento in cui è strategico dare liquidità al sistema, è necessario un atto di responsabilità da parte del Governo,una risposta concreta alle esigenze delle imprese e degli enti locali.
 
 
Fonte: Ance Ufficio Rapporti con i Media

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