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Piano Casa, il sorpasso delle Regioni

di Paola Mammarella

Ristrutturazione privata, riqualificazione Iacp e nuovi alloggi in Campania, le Marche aprono a non residenziale e immobili di pubblica utilità

Vedi Aggiornamento del 13/10/2009
01/06/2009 – Continua il sorpasso delle Regioni, mentre resta fermo il decreto legge del Governo sul Piano Casa. Novità dalla Campania, dove la Giunta Regionale, nella riunione di giovedì 28 maggio, ha approvato il disegno di legge per il rilancio delle costruzioni. Passi avanti anche nelle Marche, con una proposta sostenibile e attenta alla sicurezza per il superamento della crisi nel settore edile.
 
Passerà all’esame del Consiglio Regionale il ddl della Campania , con percentuali di ampliamento volumetrico che rispecchiano le disposizioni del DL governativo. Sono infatti ammessi aumenti di cubatura del 20% per villette mono e bifamiliari e del 35% per gli edifici abbattuti e ricostruiti secondo le moderne tecniche della bioedilizia e del risparmio energetico. Secondo le stime effettuate la legge avrà costo zero e allenterà la tensione abitativa creando lavoro nel settore costruzioni.
 
La norma agirà su tre linee direttrici : ristrutturazione in edilizia privata ad opera dei piccoli proprietari, ristrutturazione di edifici IACP in aree degradate e costruzione di nuovi alloggi in stabili industriali dismessi. Grazie alla riqualificazione delle aree urbanizzate e degradate sarà possibile evitare interventi su nuove aree, non consumando i terreni agricoli nel rispetto di tutti i vincoli previsti.
 
La novità rispetto al DL nazionale consiste nella possibilità di effettuare cambi di destinazione d’uso per i capannoni industriali dismessi, che si trasformeranno in abitazioni. Ogni ampliamento volumetrico dovrà infine essere accompagnato da un fascicolo dell’edificio , documento di identità dell’immobile contenente informazioni su sicurezza e rischio sismico.
 
Prosegue anche l’attività normativa delle Marche , dove gli ampliamenti volumetrici del 20% si limitano agli edifici con volumetria massima di mille metri cubi. Ammessi agli interventi anche gli immobili non residenziali a destinazione industriale, commerciale, artigianale e agricola situati in zone omogenee, per i quali sono previsti incrementi del 20% della superficie coperta che non eccedano i 200 metri quadri. Si potrà derogare ai regolamenti edilizi e alle norme vigenti in materia di altezze e distanze tra edifici.
 
Le demolizioni e ricostruzioni degli edifici residenziali o a destinazione diversa danno luogo a premi di cubatura del 35% a patto che non sia cambiata la destinazione d’uso. Sugli immobili di pubblica utilità sono invece possibili ampliamenti del 30%, che salgono al 40% in caso di ricostruzione. Tutti gli interventi devono essere subordinati ad opere di urbanizzazione primaria, al miglioramento dell’efficienza energetica, al rispetto delle norme antisismiche e degli standard urbanistici, nonché all’utilizzo delle fonti rinnovabili. Per l’avvio dei lavori alla domanda o denuncia del proprietario va infatti allegata la relazione di un progettista o tecnico abilitato, che asseveri il miglioramento raggiunto negli standard energetici e di sicurezza.
 
Via libera anche agli interventi sui fabbricati rurali costruiti prima del 1950, ma senza alterazione del tipo edilizio e delle caratteristiche architettoniche. Esclusi gli edifici situati in centri storici, aree sotto tutela o zone a rischio idrogeologico. Secondo il ddl le parti condonate rientrano nelle percentuali degli interventi previsti.
 
La Giunta Regionale potrà disporre ogni sei mesi accertamenti a campione, da effettuare entro cinque anni dalla fine dei lavori. I Comuni avranno a disposizione novanta giorni per limitare l’applicabilità della legge.

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