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URBANISTICA

Le grandi città, nodi dell’economia globale

Uno studio di Cittalia sulle politiche urbane degli Stati europei

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03/06/2009 - Il concetto di città è sempre più complesso e inafferrabile. In passato le città erano entità geografiche ben delimitate, identificabili, autocontenute, cui corrispondevano livelli istituzionali precisi. I processi di industrializzazione e di urbanizzazione hanno allontanato la corrispondenza tra ambito territoriale ed area di governo amministrativo-istituzionale. La città si è estesa al di là dei confini amministrativi e gli spostamenti di persone e merci si sono ridistribuiti sul territorio ben oltre il nucleo centrale della città.

Partendo da queste premesse, Cittalia ha realizzato un’importante ricerca europea dal titolo “ Le politiche urbane degli Stati europei. Francia, Germania, Regno Unito e Spagna a confronto ”che ha coinvolto numerosi ricercatori di primo piano nel panorama continentale, che è stata presentata nel corso di un convegno il 20 maggio scorso a Roma.
 
La globalizzazione, dell’economia in particolare, dell’ultimo decennio ha riportato le città al centro dell’attenzione: le grandi città rappresentano sempre più uno spazio nodale all’interno dell’economia globale. Le città nel mondo, pur occupando attualmente solo il 2% della superficie terrestre, concentrano la metà della popolazione mondiale e utilizzano il 75% delle risorse naturali mondiali disponibili. Le città si presentano, quindi, come importanti generatori di ricchezza, di opportunità di lavoro e di crescita della produttività e, spesso, sono indicate come motori delle rispettive economie nazionali. Parallelamente, le città sono i luoghi, però, in cui si concentrano criticità e problemi in una misura sinora sconosciuta.

L’interesse dei governi per le città metropolitane non sorprende se si considera l’elevata - e crescente - concentrazione di popolazione nelle aree urbane. In Italia, la concentrazione di popolazione nelle città urbane è superiore a quella che vive nelle altre aree, ed è anche superiore alla media OECD (54% vs 46%). I dati OCSE dimostrano che città che crescono molto determinano, parallelamente, tassi di crescita più elevati per l’intero sistema economico nazionale: la maggior parte delle aree metropolitane dell’area OCSE ha un PIL pro capite superiore alla media nazionale e una più alta produttività della manodopera. Inoltre, i livelli di reddito sono generalmente più elevati all’interno delle città rispetto alle altre aree territoriali nazionali.

Dal punto di vista economico, inoltre, le grandi aree urbane sono passate da una struttura basata sull’industria manifatturiera allo sviluppo di una moltitudine di altri settori, in particolare nei servizi, nell’industria creativa e nell’innovazione. Il nuovo modello economico è caratterizzato dalla prevalenza di fattori immateriali della produzione, capitale umano specializzato e da un forte orientamento all’innovazione.

Sebbene la gran parte delle città metropolitane sia caratterizzata da un’elevata concentrazione di benessere ed occupazione nei settori più avanzati, esse tendono allo stesso tempo a concentrare un elevato numero di disoccupati. L’OECD evidenzia come un terzo delle 78 regioni metropolitane dei paesi aderenti all’Organizzazione presenti un tasso di disoccupazione superiore alla media nazionale. Inoltre, considerata la concentrazione della popolazione, il 47% della disoccupazione si concentra nelle aree urbane. Ciò pone i governi locali di fronte all’esigenza di mettere in atto politiche redistributive e di integrazione. Fenomeni come l’elevata disoccupazione, la forte immigrazione, gli alti tassi di criminalità si intrecciano, creando processi di progressiva esclusione sociale e segregazione residenziale.

Gestire la complessità ed adattarsi al cambiamento è l’essenza della sfida che attende i policy maker delle moderne città metropolitane.
 
 

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