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Barcellona: inaugurato il Terminal T1 di Ricardo Bofill
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Barcellona: inaugurato il Terminal T1 di Ricardo Bofill

di Cecilia Di Marzo

Un “monumento” minimalista, semplice e chiaro

10/07/2009 – La sua vocazione è quella di essere la nuova porta di comunicazione della città di Barcellona con l’Europa. Si tratta del nuovo Terminal T1 dell’Aeroporto di El Prat.
Inaugurato da qualche giorno dal Primo Ministro Zapatero, è stato già definito come monumento da preservare nel tempo.
 
Il T1, progettato dallo studio Ricardo Bofill Taller de Arquitectura di Barcellona, ha una superficie di 300.000 m2, e può assorbire un traffico di 25 milioni di passeggeri, pari al doppio di tutti i terminal attuali.
L’edificio consiste in due blocchi principali sotto un’unica copertura: un blocco di 500 m di larghezza in cui si volgono tutte le attività legate alla fatturazione, alla sicurezza e alla raccolta bagagli e che connette i passeggeri con i diversi mezzi di trasporto, e un altro blocco di 700 m di lunghezza destinato alle zone di imbarco, attesa e attrezzature commerciali.
 
L’architettura dell’edificio coniuga il carattere internazionale e multiculturale con la luminosità e il calore dell’architettura mediterranea. La sua trasparenza favorisce l’illuminazione naturale di tutte le zone destinate ai passeggeri consentendo una visione ampia sulla piste, sul mare e sui boschi e infondendo, in questo modo, nel passeggero tranquillità e serenità per tutto il periodo di permanenza in aeroporto.
 
Nel suo discorso di inaugurazione Bofill ha definito il terminal «contenitore unitario, di geometria variabile, che si articola in una serie di spazi - nuovi per questa tipologia architettonica - fatti di strade e piazze al coperto che danno al passeggero una sensazione di variabilità, trasformazione dello spazio e rottura della monotonia».
 
«Il trattamento della luce naturale – ha inoltre affermato – le prospettive, gli assi, il sistema armonico di materiali e colori sono stati pensati in modo tale che utenti e lavoratori si sentano avvolti in uno spazio nuovo, appropriato alla scala umana, più confortevole, perché vivano con “illusione” questa sorta di “mondo interiore”. […] Chiarezza, pochi materiali, minimalismo e semplicità hanno permesso la fusione di funzionalità ed estetica in uno sforzo di eccellenza dove il “barocco” e il superfluo non trovano spazio. […] L’augurio è quello di mantenere nel tempo la qualità e l’eccellenza di questo “monumento” destinato inevitabilmente a trasformarsi e degradarsi».
 
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