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Restauratori: definite le competenze e il percorso di studi

di Rossella Calabrese

Pubblicati in Gazzetta Ufficiale due regolamenti del Ministero per i beni e le attività culturali

Vedi Aggiornamento del 07/09/2010
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15/07/2009 - Le competenze dei restauratori e degli altri operatori della conservazione dei beni culturali e delle superfici decorate di beni architettonici; i criteri e i livelli di qualità dell’insegnamento del restauro. Sono questi i temi, rispettivamente, dei Decreti Ministeriali n. 86 e n. 87 del 26 maggio 2009 del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, pubblicati sulla Gazzetta ufficiale n. 160 del 13 luglio 2009.
 
Il DM 86/2009 definisce “restauratore di beni culturali mobili e di superfici decorate di beni architettonici” il professionista che valuta lo stato di conservazione e mette in atto azioni dirette e indirette per limitare il degrado dei materiali costitutivi dei beni e assicurarne la conservazione, salvaguardandone il valore culturale. In particolare, il restauratore analizza i dati relativi ai materiali costitutivi, alla tecnica di esecuzione ed allo stato di conservazione dei beni e li interpreta; progetta e dirige, per la parte di competenza, gli interventi; esegue direttamente i trattamenti conservativi e di restauro; dirige e coordina gli altri operatori che svolgono attività complementari al restauro. Svolge attività di ricerca, sperimentazione e didattica nel campo della conservazione.
 
È definita “tecnico del restauro di beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici” la figura professionale che collabora con il restauratore, mentre i tecnici del restauro di beni culturali con competenze settoriali sono le figure di formazione tecnico-professionale o artigianale che concorrono all’esecuzione dell’intervento conservativo. Tali profili verranno ulteriormente definiti con successivi provvedimenti
 
All’attività di conservazione dei beni culturali mobili e delle superfici decorate di beni architettonici concorrono - con il restauratore e i tecnici – professionalità di carattere scientifico, tra cui quella  del geologo, e si dividono in: a) esperto scientifico di beni culturali; b) collaboratore scientifico di beni culturali.
 
Il DM 87 / 2009 definisce i criteri per l'insegnamento del restauro, le modalità di accreditamento, i requisiti minimi organizzativi e di funzionamento dei soggetti che impartiscono tale insegnamento, le modalità della vigilanza sullo svolgimento delle attività didattiche e dell'esame finale e il titolo accademico rilasciato.
 
La formazione del restauratore di beni culturali si struttura in un corso a ciclo unico, articolato in 300 crediti formativi universitari (CFU). Al termine del corso, previo superamento di un esame finale avente valore di esame di Stato, abilitante alla professione di restauratore di beni culturali, le Università rilasciano la laurea magistrale, le accademie di belle arti il diploma accademico di secondo livello, le altre istituzioni formative accreditate rilasciano un diploma, equiparato alla predetta laurea magistrale. Un provvedimento del Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca definirà la classe della laurea magistrale abilitante alla professione di restauratore di beni culturali.
 
Il percorso formativo comprende materie di carattere teorico-metodologico e attività tecnico-didattiche svolte in laboratorio e in cantiere su beni culturali mobili e superfici decorate di beni architettonici. Parte dell’insegnamento può essere svolta presso istituzioni estere. Il DM definisce poi le caratteristiche dei docenti, i requisiti per l’accreditamento delle strutture formative, le modalità di svolgimento dell’esame finale e di rilascio del diploma.

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