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ARCHITETTURA

Torino: palazzina trasformata da una ‘pelle’ in acciaio corten

Giovani architetti ‘rifanno i connotati’ alle periferie

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28/09/2009 – È stato inaugurato venerdì 25 settembre a Torino, nell’immobile di Via Parma 33, l’intervento dell’artista fiorentino Vittorio Corsini, curato da Francesca Referza per i due studi torinesi di architettura BSA (Bottega Studio Architetti) e Giacosa-Palitto (giacosapalitto): una palazzina la cui facciata è stata trasformata grazie a una “pelle” in acciaio corten e in cui i quattro balconi fungono da elementi poetici. Ognuno recita parole diverse: UNO-ODO, DUE-SENTO, TRE-ASCOLTO e nel quarto I GOT IT. L’illuminazione serale bianco-latte evidenzia le scritte sulla facciata scura.
 
Si tratta del primo intervento di un progetto la cui firma distintiva sarà costituita proprio da una “seconda pelle” d’autore che rivestirà gli edifici degradati della città riqualificandoli sotto il profilo estetico: “Una sorta di contaminazione virtuosa tra recupero e innovazione; nel segno di un nuovo rapporto fra arte e architettura” spiega l’architetto Stefano Cerruti -fra i fondatori di BSA insieme a Davide Valle e Marco Ricciuti - che per questa inaugurazione ha ricevuto fra l’altro il Patrocinio dell’Assessorato alla Cultura della Città di Torino.
 
Gli immobili ospiteranno un’operazione artistica sulla facciata, nel solco della tradizione tutta torinese che in passato ha dato vita, tra gli altri, agli interventi di Nancy Dwyer (Waves of Wanting in Piazzetta Andrea Viglongo)  e di Corrado Levi con il Gruppo Cliostraat (Baci Urbani – Piercing in Piazzetta del Corpus Domini).
 “Ho lavorato sui balconcini in quanto elementi che .. si protendono verso l'esterno, il fuori, la strada” spiega l’artista Vittorio Corsini “Su questi ho pensato di evidenziare i momenti di una presa di coscienza, di un percorso che contenesse il senso del rapporto, dell'incontro con l'altro, quindi ho sviluppato il discorso sull'udire, che implica ‘essere disposto a’ condizione necessaria a costruire rapporti. Poi, come in una poesia, si risolve tutto all’improvviso:  I GOT IT.”
 
L’idea - che ha visto l’approvazione dell’Ufficio Tecnico e Arredo Urbano della Città di Torino, nonché della Commissione Arte Pubblica - è di dare vita a un vero e proprio ciclo di edifici d’autore contribuendo a un processo di riqualificazione urbana in linea con il prestigioso curriculum di Torino Città dell’Arte Contemporanea, che ha generato attenzione positiva da parte della comunità internazionale oltre ad alimentare nuove forme di turismo colto e consapevole.
Interventi in cui siano i privati e le aziende sensibili a contribuire all’immagine globale della città.
Anche per questo, l’inaugurazione di “parmatrentatrè” darà simbolicamente il via ad un vero e proprio “censimento” che vedrà i giovani architetti di BSA individuare e progettare una serie di interventi capaci di cambiare faccia alla città, con particolare attenzione alle aree particolarmente compromesse e alle principali direttrici di accesso alla città.
 
parma trentatré – Vittorio Corsini
a cura di Francesca Referza per volumi un progetto di BSA – Bottega Studio Architetti
 
parma trentatré è il primo intervento di volumi, un progetto pensato dallo studio BSA in collaborazione con Francesca Referza. Per parma trentatré, la curatrice ha invitato l’artista toscano Vittorio Corsini a progettare, in stretta collaborazione con gli architetti dello studio BSA, un intervento sulla facciata dell’edificio sito appunto in via parma dodici a Torino. In seguito, ogni progetto che verrà realizzato da un artista per volumi, sarà analogamente identificato dal nome della via e dal numero civico, in modo che il titolo funzioni un po’ come un codice di rintracciabilità urbana dell’edificio.
Già dai miei primi colloqui con gli architetti dello studio BSA – spiega la curatrice - era emersa la loro intenzione di realizzare una serie di progetti su scala urbana in cui l’intervento architettonico/artistico risultasse dialogico già in fase progettuale e che avesse una forte connotazione comunicativa.
La richiesta avanzata dall’architetto Stefano Cerruti e che sta alla base del progetto volumi, era infatti quella di sostituire i costosi macroprogetti dei grandi architetti attivi in tutto il mondo, con una visione diversa dell'architettura, meno ‘monumentale’ e dalla connotazione più umana. Il punto da cui siamo partiti – spiega lo stesso Cerruti - era la consapevolezza che l’architettura comunichi. L’urgenza che avvertivamo era quella di creare un contatto diretto tra quest’ultima e l’arte.
Nell’edificio di via parma trentatré la facciata progettata dallo studio BSA è completamente rivestita in corten. Il corten è un tipo particolare di acciaio ormai utilizzato ovunque su vastissima scala. La sua ampia diffusione deriva dalle due principali caratteristiche che lo distinguono: grande resistenza alla corrosione ed elevata resistenza meccanica. Dunque adottando questo materiale in sostituzione dei comuni acciai strutturali al carbonio è possibile realizzare pellicole che durano nel tempo richiedendo una ridotta manutenzione. Inoltre, l'ottima resistenza offerta dal corten alla corrosione atmosferica, consente l'utilizzazione di questo prodotto allo stato ‘nudo’.
Normalmente utilizzato per le strutture portanti di edifici civili ed industriali, il corten, proprio per le sue caratteristiche di duttilità e naturale cromaticità, è stato scelto dallo studio BSA come rivestimento esterno, come ‘pelle’ dell’edificio. Essendo rivestito in corten anche il tetto dell’edificio, il risultato estetico complessivo del fabbricato è piuttosto simile a quello di un monolite, un parallelepipedo di un unico materiale. Bisognava dunque evitare che l’intervento artistico accentuasse l’impressione di impermeabilità all’esterno dell’edificio. Vittorio Corsini ha pertanto deliberatamente inserito il suo intervento sul layer più esterno della pelle di corten. Quello costituito dai quattro balconi.
Non volendo interferire sulla leggibilità del disegno architettonico complessivo, Corsini si discosta dalla parete, lasciando la sua richiesta di ascolto come sospesa. A metà tra interno ed esterno, tra privato e pubblico, tra le stanze dell’edificio e la strada. In sequenza, uno dopo l’altro, Corsini interviene a stampatello sul corten. Si tratta di tre livelli successivi di avvicinamento emotivo a partire da un’attenzione di tipo psico-uditivo: UNO ODO, DUE SENTO, TRE ASCOLTO. Infine I GOT IT. Esito positivo della progressiva crescente predisposizione all’ascolto.
 
Il mio – spiega Vittorio Corsini - è stato un tentativo di fare un'opera non leggibile in un solo istante, immediatamente nella sua globalità, ma cercare piuttosto di costruire un percorso. Ho lavorato sui balconcini in quanto elementi che sopravanzano la facciata del palazzo e si protendono verso l'esterno, il fuori, la strada. Su questi balconcini ho pensato di evidenziare i momenti di una presa di coscienza, di un percorso, ma che contenesse anche il senso del rapporto, dell'incontro con l'altro, quindi ho sviluppato il discorso sull'udire, che implica una disposizione, quella di "essere disposto a", condizione necessaria a costruire rapporti. Poi, come in una poesia, si risolve tutto all’improvviso: I GOT IT.
 
In effetti la facciata di via parma trentatré risulta strettamente collegata all’ultimo progetto in ordine di tempo realizzato da Vittorio Corsini, Codice rosso (2008), una sorta di work in progress pensato per essere riprodotto in varie città. Con Codice Rosso, che convenzionalmente indica uno stato di massima allerta, Corsini segnala un allarme, sottolinea una carenza. Una richiesta speciale di soccorso. Per la prima volta – precisa l’artista - ho immaginato una diversa tipologia di opera nello spazio pubblico, un segno che sotto forma di affissione si diffondesse nelle strade: 5 manifesti, ognuno recante un messaggio diverso, ma accomunati da una grande croce rossa al centro. I messaggi alludono ad una richiesta di affetto, di attenzione, di incontro e si presentano nella forma del manifesto pubblicitario che comunemente è utilizzato per pubblicizzare altri tipi di necessità. Si tratta di un lavoro in cui io, in quanto scultore, scompaio totalmente: i manifesti sono affissi in forma del tutto anonima e non rimandano a niente, niente da comprare, niente da vendere. Il passante è solo con il suo sguardo, c’è la necessità di un rapporto, di essere uomo tra gli uomini.
 
Per il progetto realizzato da Vittorio Corsini per parma trentatré si potrebbe facilmente far riferimento anche ad opere o artisti contemporanei con le quali l’intervento presenta delle assonanze, più o meno forti. Penso a Waves of wanting del 2001, opera realizzata proprio a Torino dall’americana Nancy Dwyer, leggere onde in metallo con intagliate delle scritte (PIU` MORE MEHR MAS PLUS), ai brevi testi inseriti nello spazio urbano delle città di tutto il mondo da Jenny Holzer, ai montaggi di foto e testo di Barbara Kruger, o ai numerosi neon, permanenti e non, di Joseph Kosuth. In realtà, seppure in qualche modo assimilabile, per motivi diversi, a ciascuno di questi esempi, l’opera di Vittorio Corsini, pur essendo di fatto pubblica, presenta un carattere di intimità del tutto personale. Quello di Corsini in via parma, complice la non centralità della via, è prima di tutto un messaggio privato, una comunicazione intima, che potrebbe essere anche solo sussurrata, o meglio pensata tra sé è sé. Solo per un caso è visibile, leggibile e quindi diventa anche ascoltabile.

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