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LAVORI PUBBLICI

Appalti, l’Italia si allinea all’Unione Europea

di Paola Mammarella

Riviste anche le norme per emissioni, detrazioni fiscali e reverse charge

Vedi Aggiornamento del 01/12/2009
07/09/2009 – L’Italia cerca di adeguarsi alle disposizioni dell’Unione Europea. Durante l’ultimo Consiglio dei Ministri, il primo dopo la pausa estiva, è stato esaminato lo schema di Decreto Legge recante disposizioni urgenti per l’attuazione degli obblighi comunitari e l’esecuzione delle sentenze emesse dalla Corte di Giustizia Europea. Sono diversi, infatti, gli ambiti in cui l’Italia ha subito procedure di infrazione da parte di Bruxelles.

Tra gli interventi da attuare:

Modifica al Decreto Legislativo 163/2006
, Codice dei Contratti Pubblici, per l’adeguamento a una sentenza della Corte di Giustizia Europea del 19 maggio scorso, che ha ritenuto incompatibile con il diritto comunitario il divieto di partecipare alla stessa gara di appalto per due o più imprese collegate tra loro. La maggiore severità della norma italiana non può essere giustificata con una migliore tutela della concorrenza che, al contrario, viene limitata dall’esclusione automatica. Spetta solo alla Stazione Appaltante la verifica della mancanza di autonomia di un’impresa e l’eventuale controllo esercitato da un’altra azienda sulla stessa.

Misure urgenti
per la riduzione delle emissioni e il recepimento della Direttiva 2008/101/CE . Secondo la normativa comunitaria ogni Stato membro deve assegnare un limite massimo alle emissioni di CO2 e al’utilizzo di carburante fossile, oltre ad assegnare un quantitativo di permessi per l’emissione. Un decreto del Ministero dell’ambiente individuerà linee guida benefici per le imprese in possesso di certificazione ambientale ISO o EMAS.
 
Modifica al Dpr 633/1972 , che di fatto determina una duplicità di posizioni Iva delle imprese estere con stabili organizzazioni in Italia. La procedura di infrazione è stata avviata sulla disposizione che per l’esercizio del diritto alla detrazione dell’IVA relativa alle operazioni poste in essere nei confronti di soggetti esteri con stabili organizzazioni in Italia,  prevede il rimborso qualora tali operazioni siano poste in essere nei confronti della “casa madre” estera. La presenza di una
stabile organizzazione in Italia non consente più al soggetto non residente di identificarsi ai fini dell’IVA in Italia nell’ipotesi in cui effettui operazioni nei confronti di clienti non soggetti passivi d’imposta. Qualora l’operazione sia svolta senza l’intervento della stabile organizzazione, agli adempimenti dovrà provvedere il cessionario o committente attraverso il reverse charge . Per i rimborsi dell’Iva relativa agli acquisti effettuati in Italia dalla casa madre, i soggetti non residenti in Italia devono avvalersi della propria stabile organizzazione.
 
Inclusione nel sistema Siiq delle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato italiano di società estere, in particolare società residenti in uno dei Paesi membri o nello Spazio Economico Europeo. Le modifiche introdotte dal Dl allo studio del CdM mirano ad estendere alle stabili organizzazioni delle società estere un’imposizione sul reddito prodotto con aliquota Ires pari alla misura della ritenuta che sarebbe stata applicata sui dividendi prodotti da una SIIQ italiana, vale a dire al 20%. Viste le modalità di imposizione delle Siiq e delle Siinq dovrebbe essere attuato un sistema di prelievo fiscale sui redditi prodotti da soggetti residenti e non residenti, prevedendo per i primi la tassazione al momento della distribuzione del dividendo e per i secondi l’imposizione del reddito d’impresa prodotto dalle stabili organizzazioni di società estere che si qualificano come Siiq.
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