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NORMATIVA

Destinazione urbanistica, no alla lesione dei privati

di Paola Mammarella
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Tar Lazio: scelte delle amministrazioni motivate solo se peggiorative

Vedi Aggiornamento del 21/02/2012
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15/10/2009 – Le scelte che una Amministrazione comunale compie sulla destinazione urbanistica di determinate aree, nell’ambito della formazione di un nuovo piano regolatore, non necessitano di apposite motivazioni oltre quelle che possono essere desunte dai criteri per l’impostazione del piano. Lo ha affermato il Tar Lazio con la sentenza 8946/2009 del 17 settembre scorso.
 
Il Tribunale Amministrativo Regionale ha però aggiunto che l’Amministrazione ha l’obbligo della motivazione se la nuova destinazione dell’area incide in modo negativo sui privati che possono vantare una posizione di affidamento qualificato .
 
Nelle scelte sulle destinazioni urbanistiche, pur restando ferma la discrezionalità amministrativa , il Comune deve essere sempre in grado di dimostrare le ragioni alla base delle decisioni messe in atto.
 
Il ricorso analizzato in concreto è stato presentato dalla proprietaria di un lotto di terreno ricadente in un’area già densamente urbanizzata ed edificata, intercluso tra una strada comunale e un altro lotto edificato, del quale era stata riconosciuta la vocazione edificatoria come zona B, completamento edilizio.
 
Con la successiva delibera 32/1992, il Comune ha invece adottato un differente PRG che ha classificato l’area come C1, sottozona di espansione, che includendo al suo interno le parti di territorio destinate a nuovi complessi insediativi che risultano inedificate, può essere edificata solo se previamente sia stato approvato uno strumento urbanistico attuativo.
 
Dopo il ricorso, presentato nel ’93, contro l’irragionevolezza del provvedimento, il Comune ha ripristinato la classificazione B. Decisione nuovamente contestata dalla ricorrente dal momento che l’indice fondiario sarebbe stato inferiore a quello previsto nel Programma di fabbricazione. L’area in questione, inoltre, non essendo edificata e urbanizzata, a differenza del lotto di appartenenza, avrebbe dovuto avere una classificazione C.
 
Il piano regolatore, sottoposto agli organi regionali, ha infine stabilito la classificazione della zona in questione come C2, cioè di espansione, la cui edificazione deve essere subordinata all’approvazione di strumenti urbanistici attuativi.
 
Con l’ulteriore ricorso al Tar è stato stabilito l’obbligo, gravante sull’Amministrazione, di fornire una motivazione sul cambio di destinazione, peggiorativo per la ricorrente. Il Tribunale si è pronunciato anche nel senso dell’illegittimità della modifica alla destinazione d’uso operata, perché incidente su una posizione di affidamento qualificato facente capo al privato, nonché sull’annullamento dell’atto impugnato.
© Riproduzione riservata

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