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NORMATIVA

Puglia, bocciata la legge sui concorsi di progettazione

di Rossella Calabrese

Corte Costituzionale: la tutela della concorrenza è materia esclusiva dello Stato

Vedi Aggiornamento del 04/06/2012
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19/11/2009 – Con la sentenza 283/2009 , la Corte costituzionale ha bocciato quattro articoli della legge regionale 14/2008 della Puglia recante “Misure a sostegno della qualità delle opere di architettura e di trasformazione del territorio”.
 
La censura riguarda il comma 2 dell’art. 5 e gli articoli 6, 7, 8 e 16, che disciplinano i concorsi di idee e di progettazione per l’affidamento di incarichi di importo inferiore al limite statale per l’affidamento fiduciario, banditi da soggetti pubblici e privati. Secondo il Governo, che ha presentato il ricorso, queste disposizioni sono in conflitto con il Codice dei contratti pubblici (Dlgs 163/2006) perché prevedono tempi e modalità diversi rispetto a quelli della legge statale. Tale materia, infatti, rientrerebbe nell’ambito della “tutela della concorrenza”, di esclusiva competenza statale, anche per gli appalti sotto soglia.
 
L’art. 8 della legge 14/2008 disciplina i concorsi di progettazione banditi da privati, o comunque da soggetti non tenuti al rispetto della legislazione statale in materia di contratti pubblici, definendo i contenuti del bando e le regole per le procedure concorsuali. Secondo il ricorrente, tale norma obbliga soggetti privati esclusi dall’applicazione del Codice degli appalti a seguire la procedura concernente i concorsi di progettazione e sconfina nell’area di competenza statale.
 
La Puglia si è difesa sostenendo che la legge non contrasta con il Codice degli appalti ma estende agli appalti sotto-soglia talune regole previste per gli appalti sopra-soglia, e che, pur spettando allo Stato la competenza in materia di tutela della concorrenza, le Regioni possono adottare norme di dettaglio con effetti pro-concorrenziali. L’art. 8 – secondo la Regione – va letto congiuntamente con l’art. 10, che prevede una riduzione “premiale” degli oneri di urbanizzazione, come incentivo per l’adozione volontaria del concorso da parte di soggetti che non vi sarebbero obbligati; tale norma premiale - ha spiegato la Puglia – rientra nella materia del governo del territorio e non in quella dell’ordinamento civile.
 
La Corte Costituzionale ha accolto il ricorso spiegando che le disposizioni regionali sui concorsi di idee e di progettazione ricadono nell’ambito della tutela della concorrenza, la cui potestà legislativa è attribuita in via esclusiva allo Stato, al fine di assicurare una disciplina uniforme su tutto il territorio nazionale. L'uniformità – spiegano i giudici – è un valore in sé perché differenti normative regionali possono creare dislivelli di regolazione e produrre barriere territoriali. Ne consegue che alle Regioni non è consentito adottare una disciplina sulle procedure ad evidenza pubblica, neppure quando essa miri a garantire un livello di concorrenza più elevato rispetto a quello statale.
 
Quanto ai concorsi di progettazione banditi da privati, la Corte non condivide la tesi secondo cui la disciplina dettata dall’art. 8 abbia carattere premiale ed incentivante e non investa la materia dell'ordinamento civile. L’art. 8, comma 1 – spiega la sentenza – non incentiva, ma obbliga. I privati quindi non hanno la possibilità di aderire volontariamente alla procedura prevista, ma sono obbligati ad applicarla. Tale norma invade quindi la competenza legislativa esclusiva statale nella materia dell’ordinamento civile.
 
A seguito della sentenza, restano validi gli articoli che prevedono incentivi per i concorsi di progettazione, attraverso contribuiti erogati da un apposito Fondo regionale e la riduzione degli oneri di urbanizzazione, le norme sulle opere d’arte negli edifici pubblici e privati, quelle sulla valorizzazione delle opere di architettura moderna e contemporanea, e il “Premio Apulia" per opere di architettura contemporanea o di urbanistica.

Foto: Complesso industriale Incà, Barletta (BA) – Progettisti: Massimo Alvisi, Junko Kirimoto

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