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I nuovi impianti sportivi per i Giochi Sudamericani 2010
ARCHITETTURA

I nuovi impianti sportivi per i Giochi Sudamericani 2010

di Cecilia Di Marzo
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Felipe Mesa propone una nuova topografia architettonica per Medellín

Vedi Aggiornamento del 13/05/2010
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25/01/2010 - Si svolgerà a Medellín, capitale del Dipartimento di Antioquia e seconda città della Colombia, dal 19 al 30 marzo 2010, la IX edizione dei Giochi Sportivi Sudamericani . Per l’occasione sono state riabilitate alcune strutture preesistenti e costruite di nuove su progetto dello studio Plan:b Arquitectos di Felipe Mesa con Mazzanti Arquitectos.
 
Il progetto proposto è una sorta di nuova configurazione geografica all’interno dell’oblunga Valle de Aburrá. Si tratta di una “topografia architettonica” con specifiche qualità paesaggistiche e spaziali: da lontano o dall'alto è un'immagine astratta geografica; a livello urbano o dall’interno, il movimento della struttura di copertura genera l’ingresso di una luce tenue, idonea allo svolgimento di manifestazioni sportive.
 
La preesistente unità sportiva Atanasio Girardot, inscritta in una vasta area della città, suggerisce una legge di  posizionamento del costruito: l’orientamento nord - sud (con una lieve inclinazione a ovest), determinato dal migliore posizionamento dei campi da gioco scoperti.
 
Il progetto di Mesa e Mazzanti si aggiunge al preesistente orientamento urbano, con tre nuovi stadi sportivi nella stessa posizione del Coliseo Iván de Bedout, con i seguenti vantaggi:
- continuità e introduzione visiva e pedonale della Carrera 70 all'interno dell’unità sportiva Atanasio Girardot (la piccola deviazione che questa importante arteria stradale subisce per raggiungere l'unità sportiva è proselungata ed enfatizzata nel progetto);
- la creazione di quattro nuove piazze triangolari e connesse tra loro, che arricchiscono lo spazio urbano del paseo de la Carrera 70 e permettono scambi sociali e sportivi;
- la libera circolazione pedonale intorno a tutti gli edifici.
 
Il progetto intende l’interno e l’esterno, il costruito e lo spazio aperto, in maniera unificata. Lo spazio pubblico esterno e le arene sono presenti in un rapporto spaziale continuo, grazie a delle estese fasce a rilievo, perpendicolari alla direzione principale degli edifici. Le quattro arene funzionano in modo indipendente, ma dal punto di vista urbano e spaziale si comportano come un grande “continente”, costrituito da spazi pubblici aperti, spazi pubblici semi-coperti e spazi interni destinati allo sport. Il progetto propone uno spazio pubblico definito da una grande ombra generata dal prolungamento delle fasce di copertura come estensioni pergolate.
 
Il progetto prevede la possibilità che i nuovi edifici operino come unità indipendenti durante le partite, ma anche la possibilità che in altri momenti possano essere aperti nella facciata nord e sud, in modo che possano comportarsi come un grande parco pubblico sportivo con trasparenza visiva e continuità spaziale. In ciascun nuovo stadio sportivo le aree di gioco e quelle di competenza sono ad un livello leggermente inferiore rispetto a quello urbano, e le coperture sono, invece, elevate fino a ottenere la giusta altezza di gioco, senza la necessità di costruire edifici di grandi dimensioni e di forte impatto urbano.
 
La forma degli edifici è definita dalla stessa struttura, motivo per il quale Plan:b ha optato per una struttura modulare che consenta l'ottimizzazione nella produzione di acciaio e nel processo di assemblaggio. La struttura del tetto è basata su un reticolo di capriate metalliche con un passo di 5 metri. Queste travi possono superare le ampie luci dei campi di gioco senza alcuna difficoltà e sono sorrette da una serie di colonne doppie in cemento armato, posizionate alle estremità delle tribune e degli spazi esterni. Nello spazio tra trave e trave viene raccolta l’acqua piovana e dalla copertura la luce filtra attraverso i serramenti laterali in policarbonato opalescente. Alla struttura montata è stata applicata una vernice polimerica come seconda protezione. La struttura metallica è stata coperta nella parte superiore da una membrana traspirante, Tyvek di Dupont, maglia plastica in pasta di lattice. La protezione finale della copertura è stata realizzata con manto sintetico impermeabile, Flagon SFc da 1.8 mm fornito da Flag SpA., in differenti colorazioni e con una elevata resistenza ai raggi UV. L'applicazione in totale aderenza su pannelli in fibrocemento è stata favorita dall'accoppiamento, in fase produttiva, di uno strato di geotessile nella parte inferiore del manto.
 
Le fasce di copertura sono orientate parallelamente al sole in modo che la luce solare non entri mai negli edifici in maniera diretta. Nei lati nord e sud gli edifici consentono il passaggio diretto delle correnti d'aria e ogni edificio ha un’ampia ventilazione trasversale.
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