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A Como la mostra '0618 un progetto per l’isola del razionalismo'
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A Como la mostra '0618 un progetto per l’isola del razionalismo'

I lavori degli architetti Paolo Brambilla, Renato Conti e Corrado Tagliabue

27/01/2010 -C’è tempo fino al prossimo 7 febbraio per visitare la mostra “ 0618 un progetto per  l’isola del razionalismo” negli spazi di Villa del Grumello a Como.
 
Dalla pubblicazione stampata in occasione della mostra alleghiamo la prefazione:
Capire “l’isola del Razionalismo” di Nicoletta Ossanna Cavadini.
 
“Questa pubblicazione e la relativa mostra hanno il grande pregio di mettere in luce ed offrire – ad un largo pubblico – gli strumenti di comprensione di uno dei capisaldi dell’espressione architettonica del Razionalismo lariano: l’ULI, un edificio sorto – dopo lunghe vicende concorsuali – fra il 1938 e il 1943 come sede direttiva, legale, amministrativa e di rappresentanza dell’Unione dei Lavoratori dell’Industria delle varie corporazioni della Provincia di Como (gruppo tessili, gruppo edili, gruppo metallurgici, gruppo spettacolo, gruppo arredamento, ecc.).
 
Un edificio, o meglio sarebbe a dire, un complesso architettonico posto in stretta relazione con la Casa del Fascio, riconosciuto capolavoro di Giuseppe Terragni, e capace – pur nel suo difficile rapporto contestuale – di testimoniare la complessa ricerca dei valori di Modernità sviluppata in quegli anni dal movimento razionalista comasco per mano degli architetti Cesare Cattaneo, Pietro Lingeri e dell’ingegnere Luigi Origoni.
 
L’ULI è stato definito dal critico americano Kenneth Frampton, nei suoi diversi aspetti, “la più brillante soluzione dei temi compositivi e tipologici affrontati dai razionalisti a Como”, soluzione che rappresenta “una delle maggiori fonti d’ispirazione della cosiddetta “architettura autonoma” prodotta durante gli ultimi dieci anni dalla corrente denominata Tendenza italiana”.
 
Anche lo studioso Thomas L. Schumacher si è più volte soffermato sulla soluzione innovativa raggiunta dell’esoscheletro, che a differenza dell’endoscheletro esibisce la struttura a telaio in tutto il suo sistema portante mettendo la trave e il piedritto visibili in facciata e capaci di formare un reticolo cellulare complanare.
 
Soluzione questa largamente adottata dall’architettura moderna del secondo dopoguerra. Il problema della misconoscenza attuale dell’ULI è dovuto all’odierna impossibilità di comprendere
l’articolato “sistema” concettuale che ha generato tale architettura innovativa. Infatti, le forti manomissioni avvenute nel corso degli anni Sessanta e lo stato di degrado, ne hanno fortemente inficiato la possibilità di lettura oltre che negato la fruizione originale della raffinata qualità dello spazio interno/esterno.
 
Gli architetti Paolo Brambilla, Renato Conti e Corrado Tagliabue in questa sede espositiva si sono cimentati nell’arduo compito – a mio modo di vedere risolto in maniera molto brillante – di rendere comprensibile l’analisi degli aspetti concettuali del progetto nella loro dicotomia passato/presente, giocando sull’astrazione dei volumi e sulla lettura della griglia generatrice con il relativo sistema portante, per arrivare a proporre una soluzione futuribile di riuso che restituisca il complesso architettonico ad una fruizione pubblica più consona.
 
L’esposizione offre diverse chiavi di lettura, dalla “conoscenza” alla “analisi” della struttura in cui si
individuano le caratteristiche salienti dell’edificio; dalla “chiarezza” compositiva, all’individuazione dei “requisiti di geometria plastica” di “solidità” ed “onestà costruttiva”.
 
A questo proposito è interessantissima l’analisi presentata sui dettagli del serramento di facciata (zona uffici) originariamente posto sul filo esterno della struttura, ed oggi purtroppo non più visibile.
La pubblicazione e il percorso espositivo offrono inoltre l’analisi della “distribuzione razionale” a livello planimetrico, arrivando a prospettare soluzioni concrete in grado di dotare di un Museo della cultura del Moderno Como, una città che – nel corso degli anni Trenta – è stata protagonista indiscussa delle più avanzate espressioni architettoniche ed artistiche in Europa e che in collezioni pubbliche e private possiede già un importante patrimonio di opere d’arte del periodo.
 
L’idea innovatrice proposta in mostra è quella di “rileggere” un rapporto dialettico fra i due edifici sorti su lotti quadrangolari confinanti, l’ULI e la Casa del Fascio, ridenominando in maniera molto appropriata e coerente quest’area quale “isola del razionalismo”.
 
In tale “isola del razionalismo” sono possibili spazi espositivi per l’arte e l’architettura contemporanea, auditorium, luoghi di riunione e conferenze oltre che per il dibattito e la ricerca; un centro studi con emeroteca e biblioteca di settore, un bookshop e vari luoghi d’incontro e di ristoro pensati soprattutto per i giovani. Anche sul piano della procedura d’intervento gli architetti offrono una soluzione precisa per il sistema di riuso creando all’interno dell’ULI “cellule” bioclimatiche modulari, capaci di ridare uso pulsando come magneti e mantenere nel contempo delle forme “perfette” riferite all’archetipo che le ha originate.
 
Uno spunto di riflessione interessantissimo ed operativo che ci auguriamo non rimanga solo nel puro campo delle ipotesi.
 
Alberto Sartoris, pubblicando nel 1948 il suo testo Introduzione alla Architettura Moderna e nella
successiva Encyclopédie de l’Architecture Nouvelle, aveva scelto di porre la grande immagine della Casa del Fascio di Como di Giuseppe Terragni seguita da diverse immagini dell’ULI di Cesare Cattaneo e Pietro Lingeri proponendo una stretta connessione fra i due edifici e i due isolati. Sembra quasi che già nel suo pensiero analitico “l’isola del razionalismo” fosse stata individuata in un linguaggio persuasivo fatto di immagini!
 
Sarebbe molto interessante far sì che il progetto culturale di “isola del razionalismo” alla luce del nuovo millennio si tramutasse in un modello di concretezza. L’idea è lanciata ora bisogna saperla cogliere…”.
© Riproduzione riservata

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